Michele Sambin: Archè/Téchne. Il tempo consuma (1978-2022)

Michele Sambin, Monito monumentale, 2015

 

Dal 29 Gennaio 2022 al 27 Marzo 2022

Lecce

Luogo: Museo Castromediano

Indirizzo: Viale Gallipoli 28

Orari: martedì-venerdì 19.00-21.00; sabato 16.00 - 21.00; domenica 10.00 - 21.00

Curatori: Bruno Di Marino

Telefono per informazioni: +39 0832 373 572


Michele Sambin: Archè/Téchne”è il titolo di un progetto realizzato da Cineclub Canudoin collaborazione con il Polo biblio-musealedi Lecce, che permetterà al museo di acquisire, nella propria collezione permanente, la videoinstallazione “Il tempo consuma”di Michele Sambin, un'opera fondamentale nella storia dell'arte contemporanea, per l’innovazione apportata da Sambin al linguaggio artistico del video e della performance, per effetto del suo sapiente utilizzo creativo delle nuove tecnologie e per aver ideato e introdotto per primo la tecnica del videoloopa partire dal 1978. Il progetto, a cura di Bruno Di Marino, con la direzione organizzativa di Antonio MusciDaniela Di Niso, è realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (IX edizione, 2020), programma di promozione dell’arte contemporanea italiana nel mondo, della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, che renderà possibile l'acquisizione, ma anche l'esposizione dell'installazioneIl tempo consuma, che è al centro di un progetto espositivo più ampio, oltre a una serie di altri eventi, tutti incentrati sull’opera di Sambin, già avviati a partire da novembre 2021. Tra questi vi è anche il re-enactment della performance originale e la creazione di una nuova installazione immersiva, a partire dal video storico, attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie digitali. Una digressione tecnico-poetica dall'analogico al digitale. La mostra è stata allestita anche con la collaborazione degli studenti del liceo artistico “Nino Della Notte” di Poggiardo, in Salento, a conferma della stretta sinergia che il Polo biblio-museale di Lecce ha avviato da tempo nel dialogo con le scuole del territorio. 
La mostra si inserisce in una più ampia collaborazione che il Polo ha avviato con Cineclub Canudo in occasione della grande mostra antologica dedicata all’artista Paolo Gioli che è stata ospitata dal Museo Castromediano di Lecce lo scorso anno. 
Il progetto è patrocinato dall'Assessorato alla Cultura della Regione Puglia, Apulia Film Commission, Polo biblio-museale di Lecce,  Provincia e Comune di Lecce, DAMS dell’Università del Salento, Accademia di Belle Arti e Conservatorio di Lecce e può contare, inoltre, sulla collaborazione dei festival AvvistamentiInstants Vidéodi Marsiglia, dove dal 12 novembre 2021 al 13 febbraio 2022, nell'ambito della 34 edizione del festival, è allestita, a La Friche la Belle de Mai, una mostra di Michele Sambin, che propone  Il tempo consuma, insieme ad altre opere dell'artista padovano. Nella stessa occasione, il 12 novembre è stato proiettato il film Più de la vità (2019)di Raffaella Rivi, che racconta quattro decenni del percorso artistico di Michele Sambin, seguito da un incontro con la regista, Sambin, Bruno Di Marino e Marc Mercier, direttore artistico del festival francese.

Dal 29 gennaio al 27 marzo 2022, la mostra, in una versione più ampia, fa tappa al  Museo Castromediano di Lecce, il più antico museo pubblico di Puglia, dove sarà visitabile tutti i giorni, dal martedì alla domenica, negli orari di apertura del museo. 
La mostra comprende anche la scultura 10 travi prismatiche(1975/2021), realizzata nel periodo della frequentazione veneziana diche Sambin intrattenne con il grande scultore Mark di Suvero. Quest’opera andò poi distrutta alla fine di quel decennio ed è stata ri-costruita per l’occasione, ma è installata nell'Ovile, la casa-atelier dell’artista a Cannole, a pochi chilometri da Lecce. L’idea è quella di un percorso espositivo espanso, che si prolunghi fuori dal museo, permettendo allo spettatore di accedere direttamente all’ambiente esistenziale e creativo di Sambin, fruendo l’opera nello spazio naturale in cui è stata assemblata e in cui respira. Per l'occasione saranno organizzate delle visite alla mostra, al museo Castromediano e all'Ovile, in orari e giorni concordati con l'artista. 

Archè/Téchneal Museo Castromediano può essere considerato un omaggio a Michele Sambin, un artista totale, che ha attraversato i diversi campi della creatività facendoli interagire tra loro: dal cinema al video, dal teatro alla musica, dalla scultura alla pittura e al disegno. Uno sperimentatore solitario, controcorrente, in anticipo sui tempi, le cui geniali intuizioni ne fanno un pioniere nel campo della videoarte. Il titolo del progetto evidenzia come nell’immaginario di Sambin il saper fare artistico, ma anche manuale e artigianale (téchne), non può essere disgiunto dalla ricerca sulle peculiarità del dispositivo tecnologico, che si è evoluto nel corso dei decenni. Il continuo riferirsi alle origini millenarie della cultura artistica dà vita a un unico e suggestivo discorso, in cui l’arte del presente e del passato ci indica nuove vie per il futuro. 
Sambin è sempre stato estraneo a qualsiasi movimento o tendenza artistica, inclassificabile, alieno al sistema dell’arte (eccetto nel periodo in cui ha fatto parte della Galleria del Cavallinodi Venezia, che fu comunque un laboratorio fuori dagli schemi). Ed è qui che nasce, nel 1978, la performance Il tempo consuma, durante l’annuale laboratorio dedicato alla produzione video (Dino Marangon, Videotapes del Cavallino, Edizioni del Cavallino, Venezia 2004). Sotto questo titolo si raccolgono opere declinate in forme diverse: in origine è una performance che utilizza il sistema videoloop, una tecnica originale inventata da Sambin, che consiste nell’utilizzo di due videoregistratori a bobina aperta, sui quali fa passare un anello di nastro magnetico. Uno dei due lettori è collegato a uno dei due monitor in diretta; l’altro schermo trasmette invece in differita. Sfruttando il ritardo tra l’immagine registrata e quella trasmessa Sambin riesce a realizzare il suo loop, muovendo ritmicamente il proprio corpo come un metronomo e scandendo le parole: «il tempo consuma le immagini; il tempo consuma i suoni». Attraverso cicliche sovrapposizioni si crea un’accelerazione del deterioramento dell’immagine e del suono: le parole e i movimenti del corpo si trasformano assumendo un nuovo senso. A partire dal 1978 la performance è stata proposta live in varie occasioni tra cui: Galleria del Cavallino (Ve), Galleria Bevilacqua La Masa (Ve), Sala Polivalente - Palazzo dei Diamanti (Fe). Nel 1980, invitato da Vittorio Fagone per la Mostra Camere incantateal Palazzo Reale di Milano, Sambin crea una videoinstallazione (da non confondersi con l’opera video del 1978) composta da una serie di video realizzati con la tecnica videoloop e che consisteva nella diffusione contemporanea, su nove monitor a tubo catodico, dei diversi video creati per l’occasione e riprodotti da tre videoregistratori. 
 
Pur essendo nato e residente a Padova – nonché legato a Venezia, ai suoi colori, alla sua cultura figurativa – Sambin intrattiene da diversi anni con la Puglia un rapporto affettivo: vive gran parte dell’anno in provincia di Lecce, in un ovile che ha ristrutturato e che rappresenta il suo buen retiro; un luogo dove meditare e lavorare. Da alcuni anni questo legame si consolida, grazie alla collaborazione con il Cineclub Canudoe il festival Avvistamenti, che gli dedica una retrospettiva e una mostra nel 2015, per poi approdare al Museo Castromedianodi Lecce, luogo inclusivo e interdisciplinare, che acquisirà nella propria collezione permanente l’opera Il tempo consuma, che sarà esposta in un singolare allestimento, in dialogo con le opere archeologiche della collezione. 
 
L’allestimentosite specificdell’installazione sarà realizzato in dialogo con la particolare architettura del museo che la ospiterà e con la sua duplice vocazione all’archeologia e al contemporaneo: il tema dell’opera, che attraversa tutto il lavoro di Sambin, ha a che fare direttamente con questa dimensione circolare del tempo e con i continui rimandi tra presente, passato e futuro. L’opera sarà installata al centro della prima sala che lo spettatore incontra immediatamente dopo l’ingresso del museo: le tre pareti/schermo dell’installazione sono inscritte nell’ambiente circolare della sala. Le rampe elicoidali che conducono al piano superiore sono una sorta di rappresentazione architettonica del concetto di loop. I visitatori potranno accedere all’interno di un ambiente visivo/sonoro di carattere immersivo, che data la sua dimensione immateriale rimane in comunicazione con gli ambienti adiacenti. Gli spettatori che saliranno al primo piano per la visita alle sale archeologiche attraverseranno l’opera abitandola e vivendola in prima persona. Percorrendo in seguito le rampe, in salita e in discesa, lo spettatore avrà una percezione espansa della stessa installazione, poiché le immagini esploderanno oltre gli schermi, andando a colpire sia le articolate forme architettoniche del museo, che i visitatori che percorreranno le rampe. Tutto questo avrà, come ovvio, un carattere immateriale e temporaneo, necessario al tempo dell’esposizione. Per fare in modo che il museo possa arricchire la propria collezione anche attraverso un’opera materiale di più semplice riproposizione è prevista la realizzazione di una serie di sequenze foto/grafiche che fissano in modo statico ciò che viene proposto dalle immagini in movimento, attraverso interventi pittorici su stilltratte dai video, esposte per mezzo di light-box. 
La mostra  propone opere realizzate nell'arco di  cinquant'anni, a partire da lavori pittorici, lasciati in sospeso nel 1970, che l'artista completa in questa occasione; per proseguire con altri progetti  che segnano le tappe fondamentali del suo percorso nelle arti e che mettono in gioco i diversi mediumche l'hanno caratterizzato: pittura, disegno, installazione, teatro; per concludersi con la presentazione dell'ultima opera: Dentro alle cose, un lungometraggio che verrà proiettato in anteprima il giorno dell'inaugurazione al Castromediano.
Il progetto ha visto inoltre la realizzazione della XIX edizione di Avvistamenti, organizzata dal Cineclub Canudo e diretta da Antonio Musci e Daniela Di Niso, svoltasi dal 27 al 30 dicembre 2021, con un programma di proiezioni, performance e workshop che hanno coinvolto circa trenta artisti, invitati a dialogare artisticamente con l'opera viva e multiforme di Michele Sambin.
Il catalogo della mostra, pubblicato da Silvana Editoriale, conterrà saggi critici di esperti di fama internazionale, tra cui Virginia Baradel, Marc Mercier, Peter Benson Miller, Lisa Parolo, Marco Senaldi, oltre a un'appassionante memoria dello stesso Sambin e una serie di altri apparati.  

L’evento inaugurale del 29 gennaio 2022 sarà trasmesso in streaming sui canali social del Cineclub Canudo e del Museo Castromediano. Tutti gli eventi in programma sono gratuiti. In ottemperanza alle disposizioni Covid-19, si accede con prenotazione.
 
Michele Sambin
(Padova, 1951)
 
Musicista, pittore e regista, conduce una ricerca che ha come tema il rapporto tra immagine e suono. Fin dai primi anni '70 indirizza il proprio interesse all’incrocio tra le varie arti: cinema, musica, video, pittura. In seguito utilizzerà il teatro come luogo di sintesi.
In una prima fase, contraddistinta dalla esplorazione del mezzo cinematografico (1968-1975), realizza alcuni film sperimentali con i quali partecipa a incontri internazionali tra i quali: Filmstudio, Roma; Knokke Heist, Belgio; Le Rochelle e Beaubourg, Francia. Diplomatosi in musica elettronica, a Venezia nel 1978, affianca alla ricerca con il computer le prime esperienze con il videotape, che diviene ben presto lo strumento principale delle sue opere. Con il video realizza performance e installazioni producendo numerosi art tape nei quali si indagano le potenzialità espressive del mezzo televisivo. Sue opere sono state presentate a Bologna, Galleria d’Arte Moderna per la “Settimana Internazionale della Performance” Autoritratto per quattro camere, (1977); a Ferrara, Palazzo dei Diamanti; a Venezia, la “Biennale Arte per Artisti e Videotape” Looking for Listening, (1978); e inoltre a Vancouver, Ginevra, Motovum. Sempre nel 1978 è presente a Milano, Palazzo Reale, con la videoinstallazione Il tempo consuma nell’ambito della manifestazione “Camere incantate”.
Nel 1980 con Pierangela Allegro e Laurent Dupont fonda TAM Teatromusica e ne diventa direttore artistico. Per Tam cura regie, scene e musiche, sempre attento agli stimoli provenienti dalle nuove tecnologie, ma anche fortemente legato alle suggestioni della tradizione. Le sue realizzazioni sceniche trovano spazio sia in campo teatrale che musicale cercando, nell’incontro tra i differenti ambiti, nuove ipotesi di composizione scenica, attraverso una personale forma di “teatro totale”. In ambito internazionale i suoi lavori con il TAM sono stati presentati a Bourges, Le Printemp; Granada, Festival Internazionale di Teatro; Vienna, Wiener Fest Wochen; Hannover, Klang & Korper; Parigi, Festival d’Automne; Zagabria, Festival Eurocatz; Gerusalemme, Festival Teatro Italiano e inoltre a Tunisi, Copenaghen, Budapest, Cracovia, Varsavia...Tra le produzioni in ambito di teatro musicale, ricordiamo la messa in scena di Repertoiredi Mauricio Kagel (1981) Children’s Cornerdi Claude Debussy per il Teatro alla Scala (1986) Ages di Bruno Maderna per la Rai di Milano (1989). Nel 1994 cura il progetto artistico Meditazionii cui protagonisti sono i detenuti del carcere di Padova. Prosegue nelle produzioni di teatro e musica creando Roesso mondoPiù de la vitaLà on son stato io mèdedicati al dialogo con Ruzante.
Nel 2003 Sambin crea l’ensemble Tam/Oikos/East Rodeo con cui prosegue la ricerca sul rapporto immagine suono applicato alla scena teatrale. Dal 2005 mette in atto una originale forma per illuminare la sua scena teatrale attraverso il dispositivo della pittura digitale, che utilizza nei suoi più recenti spettacoli: Da solo a moltiControventoTutto è Vivo!De Forma. Il suo lavoro artistico è stato oggetto di numerose tesi di laurea realizzate tra le altre all’Università La Sapienza di Roma, all’Università di Ferrara, Venezia e di Padova. Alcune di queste tesi hanno avuto come oggetto la sua pionieristica ricerca con il video percorsa in ambito artistico. 
Il suo lavoro è riconosciuto inoltre in ambito critico, relativamente alla videoarte ed è documentato, tra l’altro, nelle seguenti pubblicazioni: Una generazione intermedia(2007) a cura di Riccardo Caldura; Le arti multimediali digitali(Garzanti, 2005) a cura di Andrea Balzola e Annamaria Monteverdi; Videotapes del Cavallino(2004) a cura di Dino Marangon. Invideo di Milano dedica a Sambin una retrospettiva dal titolo Il tempo consuma che ha avuto luogo allo spazio Oberdan (2003). Nel 2008, per Electa esce il volume La pittura nel Veneto - il 900:l’opera di Sambin è presente nel volume con un ampio intervento critico a cura di Riccardo Caldura (pagg. 442-444) dal titolo Oltre la pittura: performance happenings videoarte.
Nel 2014 viene pubblicata la prima monografia sul suo lavoro, Michele Sambin, performance tra musica, pittura e video, curata da Sandra Lischi e Lisa Parolo. 
Dal 2008 al 2010 Sambin è stato impegnato nella realizzazione di Archivio Tam. Il progetto si è occupato di portare alla luce l’intero patrimonio contenuto nell’archivio storico di Tam Teatromusica, informatizzarlo e raccoglierlo in supporto DVD. L’opera completa è stata presentata al pubblico nel maggio 2010 in occasione della mostra “Megaloop” per i trent’anni di attività Tam. Per la monografia Megaloop l’arte scenica di Tam Teatromusicaa cura di Fernando Marchiori edizioni Titivillus (2010) realizza la documentazione iconografica e il DVD allegato. Il volume raccoglie vari saggi critici sul percorso di Sambin e il Tam in ambito teatrale e multimediale. 
Per dieci anni (2005-2015) è stato docente all'Università di Padova con l'insegnamento di Multimedialità nelle arti performative.
 


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