Jérôme Bel - 76’38’’ + ∞

Jérôme Bel, Gala, Photographer Josefina Tommasi, Museo de Arte Moderno de Buenos Aires (Argentina, August 2015)

 

Dal 28 Aprile 2017 al 25 Giugno 2017

Prato

Luogo: Centro Pecci Prato

Curatori: Antonia Alampi

Enti promotori:

  • In collaborazione con Fabbrica Europa
  • Fondazione Teatro Metastasio di Prato
  • Kinkaleri

Telefono per informazioni: +39 0574 5317

E-Mail info: info@centropecci.it

Sito ufficiale: http://centropecci.it/


Comunicato Stampa:
Jérôme Bel offre un diverso approccio alla danza. In cui i ballerini diventano soggetti parlanti e co-autori delle sue opere. In cui danzatori professionisti e amatoriali provenienti da contesti culturali e sociali differenti hanno accesso, insieme, alla scena. In cui il regno del “reale” e dei suoi soggetti esclusi diventa contenuto e forma di opere coreografiche.

Nel percorso di ricerca con il quale intende indagare il carattere e le prospettive dell'atto performativo, il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato ha organizzato la prima mostra personale in un museo del coreografo francese Jérôme Bel, a cura di Antonia Alampi.

È il tempo, più che lo spazio, a caratterizzare questo percorso. Da qui il titolo 76’38’’ + ∞ che allude proprio alla durata, alla somma delle lunghezze dei video in mostra: un incoraggiamento a osservare i lavori dall’inizio alla fine, norma classica all’interno del teatro, comportamento inconsueto nel museo. Dove  è invece riferito alle innumerevoli possibilità della nuova danza, un loop creato appositamente per il Centro Pecci: un’opera senza fine realizzata per essere esperita dai pochi secondi all’eternità.

La mostra 76’38’’ + ∞ si presenta come quella che Jérôme Bel stesso definisce una “drammaturgia della dis-alienazione”, articolandosi intorno a cinque opere chiave realizzate negli ultimi venti anni: Diaporama (1994-2017) è uno slide-show che presenta l’archivio in fieri di Bel, una collezione di immagini di strutture teatrali dei generi più vari e che illustra lo sviluppo, la metamorfosi e le molteplici forme assunte dallo spazio teatrale nel mondo. Il rapporto tra la cultura capitalistica e l’individuo, una riflessione sul ruolo del segno (il brand) e della sua influenza determinante sulle nostre azioni quotidiane è affrontato da Shirtology (1997/2015). Un’opera che evidenzia l’alienazione causata dalla gerarchia e dalle condizioni di lavoro imposte nel contesto della danza classica è Vèronique Doisneau (2004), la storia della vita di una ballerina del corpo di ballo dell’Opera di Parigi. All’opposto, in Compagnia, Compagnia (2015) un corpo di ballo emancipato, composto da non professionisti di ogni età provenienti dal tessuto sociale di Prato e della provincia di Firenze, demolisce gerarchie e convenzioni teatrali.
Danzare come se nessuno stesse guardando (2017) è un’opera appositamente concepita per la mostra al Centro Pecci: un ballo continuo per un/a solo/a ballerino/a alla ricerca di un concetto di danza privato di gravità, desiderio, cultura e aspettative, una danza che inghiotte i suoi spettatori, ma che esiste anche senza di loro, una danza, più che ispirata,  alimentata direttamente dal museo, dalla sua infrastruttura, dai suoi protocolli.

Da un punto di vista formale, 76’38’’ + ∞ ha una componente performativa e una filmica, con performance presentate ogni domenica, ed una che si svolge ogni giorno durante l’intero orario di apertura del museo. Tutti gli altri lavori in mostra sono stati espressamente realizzati per la video-camera, un mezzo che Bel adotta da sempre per riproporre i suoi lavori, legandosi alla storia della danza contemporanea e al suo rapporto con l’immagine in movimento.
 
In occasione della mostra verrà presentata in prima nazionale a Fabbrica Europa la pièce Gala(10 - 11 maggio 2017 alle ore 21.00, Stazione Leopolda di Firenze). Frutto di una coproduzione tra Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci e Fabbrica Europa, lo spettacolo riunisce danzatori e non professionisti per un lavoro che vuole essere una riflessione sul concetto di danza.

Jérôme Bel (n.1964) vive a Parigi, ma lavora in tutto il mondo. Ha studiato al Centro Nazionale della Danza di Angers. 
I suoi film e spettacoli sono stati presentati in musei di arte contemporanea e biennali di tutto il mondo, tra cui la Yokohama Triennale, il MoMA di New York, dOCUMENTA(13), Tate Modern, Centre Pompidou Paris, Malaga e Metz, la Biennale di Lione, la Biennale di Porto Alegre e la Biennale di Tirana, il Palais de Tokyo, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, MABA Buenos Aires, Performa New York e Fondation Bernardo Lisboa.
Il suo primo lavoro da coreografo, dal titolo nom donné par l'auteur (1994) è una coreografia di oggetti. Il secondo, Jerome Bel (1995), ruota intorno all’identità e totale nudità dei suoi interpreti. Il terzo, Shirtology (1997), è stato commissionato dal Centro Cultural de Belem (Lisbona) e Victoria (Ghent). Nel 2000 una versione giapponese di questo lavoro è stata prodotta a Kyoto e a  Tokyo. Shirtology presenta un attore che veste e si fa guidare dai brand di molte T-shirts. The last performance (1998), citando la coreografa tedesca Susanne Linke, l’Amleto e André Agassi, cerca di definire un’ontologia della performance. Nel 1999 chiede a Myriam Gourfink di coreografare un solo per lui: Glossolalie (1999). Il lavoro Xavier Le Roy (2000) è stato firmato da Jérôme Bel ma in realtà è stato coreografato da Xavier Le Roy stesso.
The show must go on (2001) coinvolge un cast di venti performer, diciannove canzoni pop e un DJ. Il lavoro è stato parte del repertorio del Deutsches Schauspielhaus di Amburgo dal 2000 al 2005 e nel repertorio della Lyon Opera Ballet dal 2007 al 2014. Nel 2004, Bel è stato invitato a produrre un nuovo lavoro per la Paris Opera ballet: Veronique Doisneau (2004), un documentario teatrale sul lavoro della ballerina Véronique Doisneau, parte del corpo di balletto della compagnia. Lo stesso anno produce The show must go on 2 (2004), un’opera che Bel considera un fallimento e che ha cancellato dal suo repertorio dopo averlo mostrato a Bruxelles, Parigi, Berlino e Singapore.
L’anno dopo, Bel è invitato a lavorare a Bangkok dal curatore Tang Fu Kuen, e lì produce Pichet Klunchun and myself (2005) con il ballerino di danza tradizionale tailandese Pichet Klunchun. In questo lavoro Pichet Klunchun e Jérôme Bel discutono delle loro pratiche artistiche nonostante le differenze culturali abissali che li dividono. Isabel Torres (2005), realizzato per il Teatro Municipal di Rio de Janeiro è la versione brasiliana della produzione per l’Opera di Parigi. Nel 2009, Bel produce Cédric Andrieux (2009), nel contesto di una serie di performance che mettono in discussione l’esperienza e il sapere degli interpreti stessi, che include Véronique Doisneau (2004), Isabel Torres (2005), Pichet Klunchun and myself (2005) e Cédric Andrieux (2009). Nel 2009 produce A spectator, un monologo di un’ora in cui Bel racconta agli spettatori alcune sue esperienze come spettatore. Nel 2010, con Anne Teresa De Keersmaeker, realizza 3Abschied, una performance basata su The song of the Earth di Gustav Mahler. Nel 2012, produce Disabled Theater, un lavoro realizzato con il Theater Hora di Zurigo, un compagnia di attori con disabilità.
In Cour d'honneur (2013) quattordici persone parlano della loro esperienza come spettatori di Cour d'honneur del Palais des Papes al Festival di Avignone. In Gala (2015), Bel mette insieme ballerini professionisti e non. In Tombe (2016), una performance realizzata su invito dell’Opéra National de Paris, Jérôme Bel propone ad alcuni ballerini di invitare, per un duetto, una persona con la quale non condividerebbero mai la scena.
Nel 2005 Jérôme Bel ha ricevuto il Bessie Award a New York per la performance The show must go on. Nel 2008 ha ricevuto il Routes Princess Margriet Award for Cultural Diversity (European Cultural Foundation) per Pichet Klunchun and myself. Nel 2013, Disabled Theater è stato selezionato per il Theatertreffen a Berlino ed ha vinto il Swiss Dance Awards - Current Dance Works.

Inaugurazione 28 aprile 2017 h. 18


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