The idea of sculpture. From the hand to the robot

Disegno di di Michelangelo Buonarroti. Firenze, Casa Buonarroti
Dal 30 August 2025 al 19 November 2025
Venezia
Luogo: Palazzo Bollani
Indirizzo: Riva degli Schiavoni 3647
Orari: dalle 10 alle 18, chiuso il martedì
Curatori: Roberta Semeraro con Giovanna Cicutto
Telefono per informazioni: +39 055 217704
Si impreziosisce di ora in ora il catalogo delle opere che tra meno di un mese saranno esposte a Venezia, nella mostra The idea of sculpture. From the hand to the robot, curata Roberta Semeraro (critico d’arte) insieme a Giovanna Cicutto (project manager), che apre al pubblico il prossimo 30 agosto e proseguirà fino al 19 novembre 2025.
Sono infatti attesi a Palazzo Bollani tre opere di Michelangelo Buonarroti (due disegni e un bozzetto tridimensionale) provenienti dal Museo di Casa Buonarroti di Firenze, in collaborazione con il quale (insieme al Museo dei bozzetti di Pietrasanta) è realizzata la mostra a Venezia che propone anche il dialogo tra i modelli di sculture e le opere dell’artista cubana Helena Bacardi.
Infatti l’idea originale dell’esposizione – patrocinata dal Comune di Venezia, del Comune di Pietrasanta e della Regione Toscana – è di porre a confronto disegni, bozzetti tridimensionali in vari materiali, opere finite e perfino un robot-scultore “al lavoro”, per raccontare al grande pubblico che cosa è accaduto nella scultura dai tempi del semplice utilizzo della mano degli artigiani fino ai nostri giorni, quando ormai le intelligenze artificiali traducono in oggetti concreti ciò che inizialmente è solo un’idea.
Le tre opere del Genio
Per quasi tre mesi a Palazzo Bollani di Venezia, nell’ambito della mostra The idea of sculpture. From the hand to the robot, sarà possibile ammirare da vicino un Torso virile del 1540 circa, attribuito al Genio di Rinascimento, alto 23 centimetri e realizzato in terracotta chiara. Nonostante le dimensioni contenute, il bozzetto mostra tutto il fascino dell’arte rinascimentale che si richiamava a quella classica dell’antica Grecia e della Roma imperiale, ripresa di tante opere che Michelangelo aveva già realizzato e modello di altre che sarebbero venute in seguito.
Sempre da Casa Buonarroti arrivano due disegni certi di Michelangelo: il primo è lo Studio per una figura seduta con copricapo ecclesiastico (forse un Papa), databile intorno al 1524-1525, realizzato con penna e inchiostro bruno, che misura 15,7x11,5 centimetri. Si tratta di un’opera molto ben conservata e che non si ammira in pubblico da almeno tre anni.
Il secondo disegno proveniente da Casa Buonarroti è definito Studio di tre nudi per una trasfigurazione(ma anche Studio per gli Apostoli nella ‘Trasfigurazione’) ed è realizzato a penna con inchiostro bruno e matita nera, che misura 17,8 x 20,9 centimetri. Anche quest’opera, di particolare fascino, è in buone condizioni e da almeno tre anni non si ammira in pubblico.
Le tre opere di Michelangelo, che arricchiranno l’offerta culturale della mostra che non ha precedenti, contribuiranno a testimoniare la maestria del Genio di Caprese sia nella fase di ideazione di un’opera – con disegni e schizzi tracciati di suo pugno -, sia in quella dell’elaborazione di un piccolo bozzetto tridimensionale, modello di un’opera con ben altre dimensioni che sarebbe stata realizzata in seguito.
Si tratta di opere ben conosciute dalla comunità degli studiosi, ma non dal grande pubblico: soprattutto i disegni, proprio per la loro intrinseca fragilità, non possono stare troppo a lungo sotto i riflettori, per cui la mostra veneziana è un’occasione davvero straordinaria per ammirarli da vicino, insieme al Torso virile che dimostra un appeal davvero particolare.
Le altre opere della mostra
Nel percorso espositivo di Palazzo Bollani, i tre bozzetti di Michelangelo andranno così ad aggiungersi ai 17 tridimensionali provenienti dal Museo dei bozzetti di Pietrasanta (LU) - (tra le altre ci saranno modelli di opere di Botero, Bezzina, Vangi, Mitoraj, Karavan, Nivola, Capotondi, Giò Pomodoro, Yasuda e Signorini) e alle 11 sculture (più una, speciale, a forma di pipistrello in vetro di Murano, che rappresenta la rilettura in chiave contemporanea della scultura in bronzo dell’iconico Pipistrello Bacardi) dell’artista cubana Helena Bacardi che espone per la prima volta in Italia nella mostra a Palazzo Bollani di Venezia, inconcomitanza con la Biennale di architettura “Intelligens, Natural, Artificial, Collective”.
Casa Buonarroti, tempio del culto della memoria
Ricorda il Vasari, in un passo famoso della Vita di Michelangelo, che l’artista, prima di morire a Roma nel 1564, nella sua casa diede fuoco a un «gran numero di disegni, schizzi e cartoni fatti da man sua, acciò nessuno vedessi le fatiche durate da lui et i modi di tentare l’ingegno suo, per non apparire se non perfetto». Per fortuna, non pochi suoi disegni erano rimasti a Firenze e altri ne recuperò a Roma il nipote ed erede universale Leonardo di Buonarroto.
Nel 1566 questi donò al duca Cosimo I de’ Medici un buon numero di fogli di mano dello zio, insieme a una serie di sculture.
All’inizio del XVII secolo Michelangelo Buonarroti il Giovane fece costruire l’odierno palazzo in Via Ghibellina n. 70 e vi allestì, in memoria del grande antenato, la Galleria buonarrotiana e il granduca Cosimo II nel 1616 gli restituì la famosa scultura raffigurante la Madonna della scala e parte dei disegni donati ai Medici.
La raccolta della famiglia Buonarroti era ormai la più ricca collezione di fogli michelangioleschi al mondo. Tale rimane ancor oggi, con i suoi più di 200 pezzi, in gran parte di architettura, nonostante le gravi perdite subite nei decenni successivi.
Si salvarono così, dalla dispersione, i disegni e le opere d’arte, così come le carte michelangiolesche del ricco archivio di famiglia, preziosi documenti di un’attività artistica senza eguali, che spaziò dalla scultura alla pittura e all’architettura.
Attualmente, in osservanza delle vigenti regole di conservazione, i disegni vengono presentati in piccoli nuclei, a rotazione, in una sala appositamente allestita al piano nobile del Museo oppure concessi in prestito, fatto salvo il necessario periodo di ‘riposo’ per motivi di conservazione, a mostre di rilevante interesse scientifico, che consentono di apprezzarli e ammirarli in Italia e nel mondo.
Sono infatti attesi a Palazzo Bollani tre opere di Michelangelo Buonarroti (due disegni e un bozzetto tridimensionale) provenienti dal Museo di Casa Buonarroti di Firenze, in collaborazione con il quale (insieme al Museo dei bozzetti di Pietrasanta) è realizzata la mostra a Venezia che propone anche il dialogo tra i modelli di sculture e le opere dell’artista cubana Helena Bacardi.
Infatti l’idea originale dell’esposizione – patrocinata dal Comune di Venezia, del Comune di Pietrasanta e della Regione Toscana – è di porre a confronto disegni, bozzetti tridimensionali in vari materiali, opere finite e perfino un robot-scultore “al lavoro”, per raccontare al grande pubblico che cosa è accaduto nella scultura dai tempi del semplice utilizzo della mano degli artigiani fino ai nostri giorni, quando ormai le intelligenze artificiali traducono in oggetti concreti ciò che inizialmente è solo un’idea.
Le tre opere del Genio
Per quasi tre mesi a Palazzo Bollani di Venezia, nell’ambito della mostra The idea of sculpture. From the hand to the robot, sarà possibile ammirare da vicino un Torso virile del 1540 circa, attribuito al Genio di Rinascimento, alto 23 centimetri e realizzato in terracotta chiara. Nonostante le dimensioni contenute, il bozzetto mostra tutto il fascino dell’arte rinascimentale che si richiamava a quella classica dell’antica Grecia e della Roma imperiale, ripresa di tante opere che Michelangelo aveva già realizzato e modello di altre che sarebbero venute in seguito.
Sempre da Casa Buonarroti arrivano due disegni certi di Michelangelo: il primo è lo Studio per una figura seduta con copricapo ecclesiastico (forse un Papa), databile intorno al 1524-1525, realizzato con penna e inchiostro bruno, che misura 15,7x11,5 centimetri. Si tratta di un’opera molto ben conservata e che non si ammira in pubblico da almeno tre anni.
Il secondo disegno proveniente da Casa Buonarroti è definito Studio di tre nudi per una trasfigurazione(ma anche Studio per gli Apostoli nella ‘Trasfigurazione’) ed è realizzato a penna con inchiostro bruno e matita nera, che misura 17,8 x 20,9 centimetri. Anche quest’opera, di particolare fascino, è in buone condizioni e da almeno tre anni non si ammira in pubblico.
Le tre opere di Michelangelo, che arricchiranno l’offerta culturale della mostra che non ha precedenti, contribuiranno a testimoniare la maestria del Genio di Caprese sia nella fase di ideazione di un’opera – con disegni e schizzi tracciati di suo pugno -, sia in quella dell’elaborazione di un piccolo bozzetto tridimensionale, modello di un’opera con ben altre dimensioni che sarebbe stata realizzata in seguito.
Si tratta di opere ben conosciute dalla comunità degli studiosi, ma non dal grande pubblico: soprattutto i disegni, proprio per la loro intrinseca fragilità, non possono stare troppo a lungo sotto i riflettori, per cui la mostra veneziana è un’occasione davvero straordinaria per ammirarli da vicino, insieme al Torso virile che dimostra un appeal davvero particolare.
Le altre opere della mostra
Nel percorso espositivo di Palazzo Bollani, i tre bozzetti di Michelangelo andranno così ad aggiungersi ai 17 tridimensionali provenienti dal Museo dei bozzetti di Pietrasanta (LU) - (tra le altre ci saranno modelli di opere di Botero, Bezzina, Vangi, Mitoraj, Karavan, Nivola, Capotondi, Giò Pomodoro, Yasuda e Signorini) e alle 11 sculture (più una, speciale, a forma di pipistrello in vetro di Murano, che rappresenta la rilettura in chiave contemporanea della scultura in bronzo dell’iconico Pipistrello Bacardi) dell’artista cubana Helena Bacardi che espone per la prima volta in Italia nella mostra a Palazzo Bollani di Venezia, inconcomitanza con la Biennale di architettura “Intelligens, Natural, Artificial, Collective”.
Casa Buonarroti, tempio del culto della memoria
Ricorda il Vasari, in un passo famoso della Vita di Michelangelo, che l’artista, prima di morire a Roma nel 1564, nella sua casa diede fuoco a un «gran numero di disegni, schizzi e cartoni fatti da man sua, acciò nessuno vedessi le fatiche durate da lui et i modi di tentare l’ingegno suo, per non apparire se non perfetto». Per fortuna, non pochi suoi disegni erano rimasti a Firenze e altri ne recuperò a Roma il nipote ed erede universale Leonardo di Buonarroto.
Nel 1566 questi donò al duca Cosimo I de’ Medici un buon numero di fogli di mano dello zio, insieme a una serie di sculture.
All’inizio del XVII secolo Michelangelo Buonarroti il Giovane fece costruire l’odierno palazzo in Via Ghibellina n. 70 e vi allestì, in memoria del grande antenato, la Galleria buonarrotiana e il granduca Cosimo II nel 1616 gli restituì la famosa scultura raffigurante la Madonna della scala e parte dei disegni donati ai Medici.
La raccolta della famiglia Buonarroti era ormai la più ricca collezione di fogli michelangioleschi al mondo. Tale rimane ancor oggi, con i suoi più di 200 pezzi, in gran parte di architettura, nonostante le gravi perdite subite nei decenni successivi.
Si salvarono così, dalla dispersione, i disegni e le opere d’arte, così come le carte michelangiolesche del ricco archivio di famiglia, preziosi documenti di un’attività artistica senza eguali, che spaziò dalla scultura alla pittura e all’architettura.
Attualmente, in osservanza delle vigenti regole di conservazione, i disegni vengono presentati in piccoli nuclei, a rotazione, in una sala appositamente allestita al piano nobile del Museo oppure concessi in prestito, fatto salvo il necessario periodo di ‘riposo’ per motivi di conservazione, a mostre di rilevante interesse scientifico, che consentono di apprezzarli e ammirarli in Italia e nel mondo.
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