Dal 15 ottobre 2024 al 16 febbraio 2025
Nella bottega di Rubens. Al Prado un viaggio multisensoriale
Pieter Paul Rubens e bottega, Mercurio e Argo, 1636-1638. Museo Nacional del Prado, Madrid
Francesca Grego
21/08/2024
Mondo - Con circa 1500 opere conosciute, Pieter Paul Rubens si colloca tra gli artisti più prolifici del Barocco. Come riuscì a realizzarle in soli 63 anni di vita? Lo scopriremo in autunno al Museo del Prado di Madrid, che ne conserva ben 92, la più ampia collezione del pittore fiammingo esistente al mondo. Dal 15 ottobre 2024 al 16 febbraio 2025, la mostra La bottega di Rubens esplorerà il metodo di lavoro del pittore, dalle tecniche alla suddivisione dei compiti tra il maestro e i suoi numerosi assistenti.
Dipinti, disegni e incisioni racconteranno le attività del laboratorio di Rubens ad Anversa, che riprenderà vita nelle sale del Prado a quasi quattro secoli dalla morte dell’artista. Cavalletti, tele, colori e pennelli metteranno in scena la bottega, insieme a oggetti originali del Seicento, libri e busti antichi scelti per ricordare la collezione d’arte e gli interessi del maestro: un luogo fisico, ma soprattutto la testimonianza di un modo di intendere la pittura che gli permise di eccellere nel competitivo panorama artistico del Secolo d’Oro. La ricostruzione, fanno sapere dal Prado, sarà talmente realistica da restituire le atmosfere di un laboratorio di allora, odori inclusi, con la pericolosa essenza di trementina, oggi non più in uso, sostituita da profumi innocui.
Un pittore esperto di tecniche antiche, infine, riprodurrà uno dei quadri di Rubens con attenzione filologica alle pratiche pittoriche dell’epoca, mostrando in un video le diverse fasi di un lavoro di mesi. Scopriremo così i segreti della tecnica veneziana, che velocizzando notevolmente le operazioni aveva già permesso a Tiziano di soddisfare la domanda dei suoi numerosi committenti per poi diffondersi in tutta Europa, conosceremo le sostanze utilizzate dai pittori per produrre basi e pigmenti, e vedremo prendere forma gradualmente sulla tela il dipinto di Rubens Mercurio e Argo, attualmente conservato presso il museo spagnolo.
Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, complice il progresso economico che stava interessando l’Europa, re, nobili, banchieri e mercanti iniziarono a richiedere agli artisti dipinti sempre più grandi per ornare i loro nuovi e numerosi palazzi. Nel 1638 Filippo IV di Spagna commissionò a Rubens 120 opere in un solo colpo. Il pittore rispose che avrebbe potuto consegnarne soltanto la metà, nonostante avesse alle proprie dipendenze 20 assistenti, tra cui Antoon van Dyck. Alla fine ne firmò 14, e fu un’impresa memorabile: fino a poco prima, uno solo di quei dipinti avrebbe richiesto anche sei anni di lavoro. La mostra madrilena svelerà come e perché Rubens abbia vinto la sfida, affiancando a una geniale immaginazione creativa le migliori innovazioni del suo tempo, una perizia tecnica non comune e una capacità organizzativa da far invidia a un moderno top manager.
Dipinti, disegni e incisioni racconteranno le attività del laboratorio di Rubens ad Anversa, che riprenderà vita nelle sale del Prado a quasi quattro secoli dalla morte dell’artista. Cavalletti, tele, colori e pennelli metteranno in scena la bottega, insieme a oggetti originali del Seicento, libri e busti antichi scelti per ricordare la collezione d’arte e gli interessi del maestro: un luogo fisico, ma soprattutto la testimonianza di un modo di intendere la pittura che gli permise di eccellere nel competitivo panorama artistico del Secolo d’Oro. La ricostruzione, fanno sapere dal Prado, sarà talmente realistica da restituire le atmosfere di un laboratorio di allora, odori inclusi, con la pericolosa essenza di trementina, oggi non più in uso, sostituita da profumi innocui.
Un pittore esperto di tecniche antiche, infine, riprodurrà uno dei quadri di Rubens con attenzione filologica alle pratiche pittoriche dell’epoca, mostrando in un video le diverse fasi di un lavoro di mesi. Scopriremo così i segreti della tecnica veneziana, che velocizzando notevolmente le operazioni aveva già permesso a Tiziano di soddisfare la domanda dei suoi numerosi committenti per poi diffondersi in tutta Europa, conosceremo le sostanze utilizzate dai pittori per produrre basi e pigmenti, e vedremo prendere forma gradualmente sulla tela il dipinto di Rubens Mercurio e Argo, attualmente conservato presso il museo spagnolo.
Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, complice il progresso economico che stava interessando l’Europa, re, nobili, banchieri e mercanti iniziarono a richiedere agli artisti dipinti sempre più grandi per ornare i loro nuovi e numerosi palazzi. Nel 1638 Filippo IV di Spagna commissionò a Rubens 120 opere in un solo colpo. Il pittore rispose che avrebbe potuto consegnarne soltanto la metà, nonostante avesse alle proprie dipendenze 20 assistenti, tra cui Antoon van Dyck. Alla fine ne firmò 14, e fu un’impresa memorabile: fino a poco prima, uno solo di quei dipinti avrebbe richiesto anche sei anni di lavoro. La mostra madrilena svelerà come e perché Rubens abbia vinto la sfida, affiancando a una geniale immaginazione creativa le migliori innovazioni del suo tempo, una perizia tecnica non comune e una capacità organizzativa da far invidia a un moderno top manager.
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