Giotto di Bondone (Colle di Vespignano, Mugello, ca. 1266–1267 – Firenze, 8 gennaio 1337) è uno dei più importanti pittori e architetti della storia dell’arte occidentale. La sua opera segna una svolta decisiva nella pittura europea tra Medioevo e Rinascimento. Già pochi decenni dopo la sua morte era considerato l’artista che aveva rinnovato profondamente il linguaggio figurativo, introducendo una rappresentazione più naturale dello spazio, del corpo umano e delle emozioni.
Le notizie sulla giovinezza di Giotto sono scarse e spesso intrecciate con elementi leggendari. La tradizione lo vuole nato a Colle di Vespignano nel Mugello, in una famiglia di piccoli proprietari terrieri, figlio di Bondone. In seguito la famiglia si trasferì a Firenze, dove il giovane Giotto avrebbe iniziato la sua formazione artistica. Secondo il celebre racconto riportato da Giorgio Vasari nel XVI secolo, il pittore Cimabue avrebbe scoperto il talento del ragazzo mentre disegnava una pecora su una pietra durante il pascolo e lo avrebbe portato nella propria bottega. Anche se l’episodio è probabilmente leggendario, è verosimile che Giotto abbia effettivamente svolto l’apprendistato presso Cimabue, allora il più importante pittore fiorentino. Nel corso degli anni Ottanta del Duecento Giotto entra così in contatto con il linguaggio della pittura monumentale e con la tradizione bizantina dominante nell’arte italiana del tempo, che avrebbe presto trasformato in modo radicale.
Tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XIV Giotto emerge come uno dei protagonisti della nuova pittura italiana. Le sue prime opere sono tradizionalmente collegate ai cantieri francescani di Assisi, dove si sviluppa una nuova iconografia dedicata alla vita di san Francesco. L’attribuzione di alcuni cicli della Basilica di San Francesco è ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi, ma molti storici dell’arte riconoscono nella decorazione della basilica una tappa fondamentale nella formazione del linguaggio giottesco. In questi lavori Giotto introduce una concezione radicalmente nuova dell’immagine: le figure acquistano volume e peso, lo spazio viene costruito in modo coerente e le scene assumono una dimensione narrativa intensa e drammatica. Il pittore abbandona la rigidità formale della tradizione bizantina e introduce una rappresentazione più naturale e umana dei personaggi sacri. Questa trasformazione è spesso interpretata come uno dei momenti fondativi della pittura moderna.
Il capolavoro più celebre di Giotto è il ciclo di affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova, realizzato tra il 1303 e il 1305 su commissione del banchiere Enrico Scrovegni. Il complesso pittorico racconta episodi della vita della Vergine e di Cristo e culmina nel monumentale Giudizio Universale che occupa l’intera parete di fondo della cappella. Questo ciclo è considerato uno dei vertici assoluti della pittura occidentale. Giotto sviluppa una narrazione visiva chiara e drammatica, costruita su gesti essenziali, ambientazioni credibili e una nuova intensità emotiva. Scene come il Compianto sul Cristo morto sono diventate emblematiche della capacità dell’artista di rappresentare i sentimenti umani con una forza fino ad allora sconosciuta.
Nel corso della sua carriera Giotto lavorò in numerosi centri della penisola italiana. La sua attività è documentata a Firenze, Assisi, Padova, Rimini, Roma, Napoli e Bologna. Le sue opere comprendono cicli ad affresco, tavole dipinte e grandi crocifissi monumentali. Tra i lavori più importanti si ricordano il Crocifisso di Santa Maria Novella a Firenze, la Maestà di Ognissanti oggi conservata agli Uffizi e gli affreschi delle cappelle Bardi e Peruzzi nella basilica di Santa Croce a Firenze, dedicati alle storie di san Francesco e di san Giovanni Battista e san Giovanni Evangelista. Giotto dirigeva una bottega molto attiva e organizzata, capace di gestire grandi cantieri decorativi e di diffondere il suo stile in tutta la penisola.
Negli ultimi anni della sua vita Giotto fu impegnato anche come architetto. Nel 1334 il Comune di Firenze lo nominò capomaestro dell’Opera del Duomo e gli affidò il progetto del campanile della cattedrale di Santa Maria del Fiore, oggi noto come Campanile di Giotto. L’artista morì a Firenze l’8 gennaio 1337, ormai celebre e riconosciuto come il più grande pittore del suo tempo.
La grande innovazione di Giotto consiste nell’aver trasformato la pittura medievale in uno strumento di narrazione umana e realistica. Nei suoi dipinti le figure hanno massa e peso, occupano uno spazio coerente e sono capaci di esprimere emozioni riconoscibili attraverso gesti e sguardi. Per questo motivo la storiografia artistica lo considera tradizionalmente il punto di svolta tra l’arte medievale e la nascita del Rinascimento. Giotto aprì la strada agli sviluppi della pittura italiana del Trecento e influenzò profondamente generazioni di artisti, da Masaccio fino ai grandi maestri del Rinascimento.
Biografie di: Giotto
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Giotto nacque probabilmente nel 1267, a Colle, frazione di Vespignano, presso Vicchio di Mugello. Di famiglia contadina, si racconta che egli venisse notato dal Cimabue mentre ritraeva il suo gregge sui sassi e preso dal maestro a bottega. Dopo l'inurbamento della famiglia, Giotto dovette, infatti, ...
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