Georg Baselitz, pseudonimo di Hans-Georg Kern, nasce nel 1938 a Deutschbaselitz, in Sassonia, in una Germania segnata dalla guerra e dalle sue conseguenze. Questa origine, profondamente legata a un contesto storico traumatico, attraversa tutta la sua opera, che si confronta costantemente con il tema dell’identità tedesca, della memoria e della distruzione.
Dopo aver studiato nelle accademie di Berlino Est e poi Berlino Ovest, viene espulso nel 1957 dall’istituto orientale per “immaturità socio-politica”, un episodio che segna il suo precoce distacco da ogni forma di ortodossia ideologica. Fin dagli esordi sviluppa un linguaggio pittorico violento e provocatorio, lontano tanto dal realismo socialista quanto dall’astrazione dominante in Occidente.
Negli anni Sessanta realizza i cosiddetti “Helden” (Eroi), figure maschili monumentali, spesso ferite, deformate, isolate in paesaggi desolati. Non sono eroi celebrativi, ma immagini ambigue e fragili, che riflettono la condizione di una Germania sconfitta e moralmente compromessa.
La svolta decisiva arriva nel 1969, quando Baselitz inizia a dipingere soggetti capovolti. Questa scelta, che diventerà il suo tratto distintivo, non è un semplice espediente formale ma un modo per sottrarre l’immagine alla narrazione e costringere lo spettatore a confrontarsi con la pittura in quanto tale. Il soggetto resta riconoscibile, ma viene privato della sua funzione illustrativa.
La sua pittura è caratterizzata da una forte fisicità: pennellate dense, colori contrastanti, superfici spesso grezze e irregolari. Negli anni amplia la sua pratica alla scultura, utilizzando il legno scolpito con gesti diretti e violenti, spesso lasciando visibili i segni dell’intaglio.
Figura centrale del Neoespressionismo tedesco, Baselitz contribuisce a riportare la pittura al centro della scena artistica internazionale negli anni Settanta e Ottanta. La sua opera si distingue per un approccio radicale che rifiuta tanto il formalismo quanto la narrazione ideologica, mantenendo una tensione costante tra figurazione e astrazione.
Nel corso della sua carriera ha esposto nei principali musei del mondo e ha rappresentato la Germania alla Biennale di Venezia nel 1980. Il suo lavoro continua a interrogare il rapporto tra immagine e storia, tra gesto e significato, in una ricerca coerente e intransigente che attraversa oltre sei decenni di attività.
Baselitz vive e lavora tra Germania e Italia, mantenendo uno sguardo critico e indipendente, fedele a un’idea di pittura come atto primario, necessario e irriducibile a qualsiasi sistema o linguaggio codificato.
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