Jan Fabre
Anversa 14/12/1958 — 14/12/1958
Jan Fabre (1958, Anversa), artista visivo e performativo, artista teatrale e autore, è ampiamente riconosciuto come una delle figure più versatili e affascinanti della pratica artistica contemporanea. Dalla fine degli anni Settanta, quando era ancora studente all'Istituto di Arti Decorative e successivamente alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa, Fabre ha intrapreso un percorso interdisciplinare volto a esplorare il corpo umano e il suo potenziale espressivo attraverso tecniche, materiali e linguaggi artistici in continua evoluzione. Sin dalla giovinezza, Fabre è stato profondamente influenzato dalla figura del suo antenato, l'entomologo Jean-Henri Fabre (1823–1915), da cui ha ereditato una curiosità inesauribile per il mondo degli insetti e delle creature viventi. Questa fascinazione si traduce in un linguaggio visivo in cui il biologico e il simbolico si intrecciano indissolubilmente: scarabei gioiello, ossa, animali impagliati e altri materiali organici diventano strumenti di un'indagine poetica sul confine tra vita e morte, natura e artificio, fragilità e permanenza. Tra le sue opere più iconiche figura The Man Who Measures the Clouds (1998) - una figura bronzea in precario equilibrio sulla cima di una scala, intenta a misurare il cielo con un lungo righello - emblema del desiderio impossibile e della tensione verso l'infinito. Non meno celebre è Heaven of Delight (2002), il soffitto del Palazzo Reale di Bruxelles interamente ricoperto da 1,4 milioni di elitre di scarabeo gioiello, un'opera permanente che trasforma uno spazio di rappresentanza istituzionale in uno straordinario campo di luce cangiante. Attingendo ampiamente alla pratica performativa, Fabre ha sviluppato un linguaggio visivo distintivo caratterizzato da forme e motivi ricorrenti, attraverso cui un universo altamente personale e coerente si svela in un continuo dialogo tra artista e pubblico. Cresciuto con una madre cattolica, Fabre si è spesso confrontato con spazi sacri e secolari, mostrando come spiritualità e riflessione teologica occupino un posto centrale nella sua poetica artistica, insieme a una profonda familiarità con narrazioni e simbolismi biblici. Tra le sue installazioni permanenti figurano quelle nella Cattedrale di Nostra Signora di Anversa (2015), nei Musées Royaux des Beaux-Arts di Bruxelles (2013) e, a Napoli, nella cappella del Pio Monte della Misericordia (2019), dove quattro grandi statue di corallo dialogano con i capolavori seicenteschi di Caravaggio, Azzolino, Giordano e Santafede. Nel 2023 sono state inaugurate altre due opere permanenti nella Real Cappella del Tesoro di San Gennaro e nella Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Sul versante del disegno, Fabre ha attraversato una propria "Periodo Blu" negli anni Ottanta, incentrata sulla penna Bic - il suo materiale d'elezione - con cui ricopriva meticolosamente grandi superfici di carta, creando disegni metaforici e tormentati. Nel 1988, a Berlino, trascorse notti insonni a disegnare, colorare e cancellare ossessivamente un'intera cosmogonia di tornado, cicloni, onde gigantesche e tempeste, spingendo il gesto grafico fino ai limiti dell'allucinazione e dello sfinimento. Questo approccio, noto come Bic-art, è divenuto ampiamente riconosciuto dopo che l'artista ricoprì un intero edificio con disegni a penna a sfera. Sul piano teatrale, tra il 1976 e il 1980 Fabre si concentrò sul teatro, completando i suoi primi copioni, e nel 1986 fondò la compagnia Troubleyn/Jan Fabre. Con la storica produzione di otto ore This is theatre like it was to be expected and foreseen (1982) e la successiva The Power of Theatrical Madness (1984), Fabre ha trasformato il linguaggio scenico portando il tempo reale e l'azione reale sul palcoscenico, fino all'opera monumentale Mount Olympus. To glorify the cult of tragedy, una performance di ventiquattro ore (2015). Le sue opere fanno parte delle collezioni permanenti di istituzioni quali il Centre Pompidou, lo Stedelijk Museum Amsterdam, il Museo Reina Sofía, il Kröller-Müller Museum e il MACBA di Barcellona. Tra le sue principali mostre personali figurano: il Padiglione del Belgio alla Biennale di Venezia (1984) e altre Biennali (San Paolo, Valencia, Istanbul ecc.), documenta VIII e IX a Kassel, Gaude Succurrere Vitae (SMAK Ghent; GAMeC Bergamo; Musée d'Art Contemporain Lyon; Fundación Miró Barcelona), Homo Faber (KMSKA Antwerp, 2006), From the Cellar to the Attic – From the Feet to the Brain (Kunsthaus Bregenz, 2008; Arsenale Novissimo Venezia, 2009), PIETAS (Venezia, 2011; Anversa, 2012), Hortus/Corpus (Kröller-Müller Museum, 2011) e Stigmata: Actions and Performances 1976–2013 (MAXXI, Roma, 2013; M HKA Antwerp, 2015; MAC Lyon, 2016; Leopold Museum, Vienna, 2017 ecc.). Nel 2016, la mostra Spiritual Guards ha portato ottanta opere di Fabre in Piazza della Signoria, a Palazzo Vecchio e a Forte di Belvedere a Firenze. Fabre è stato inoltre il primo artista vivente a presentare una grande mostra personale al Museo del Louvre (L'Ange de la Métamorphose, 2008) e al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo (Knight of Despair / Warrior of Beauty, 2017).
Scultore / Disegnatore / Letterato / Performer / regista teatrale
Mostre: Jan Fabre
Notizie dal Web
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