Renzo Biasion. Interni - esterni
Renzo Biasion, Case popolari, 1954, olio cm 45x64
Dal 6 Settembre 2014 al 5 Ottobre 2014
Pieve di Cento | Bologna | Visualizza tutte le mostre a Bologna
Luogo: Museo Magi ’900
Indirizzo: via Rusticana a/1
Orari: da martedì a domenica 10-18
Curatori: Valeria Tassinari
Enti promotori:
- Comune di Pieve di Cento (BO)
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 051 6861545
E-Mail info: info@magi900
Sito ufficiale: http://www.magi900.com
Al Magi’900, si inaugura il 6 settembre p.v. la mostra retrospettiva del pittore Renzo Biason. La mostra presenta ottanta dipinti a olio realizzati dall’artista dagli anni Quaranta agli anni Ottanta: interni, notti, paesaggi e periferie.
Dalla presentazione di Valeria Tassinari ecco uno stralcio del testo sull’artista:
“Il silenzio, il mistero sospeso delle figure, l’armonia segreta della composizione. La luce, capace di indagare i luoghi, la mente, che filtra la visione, la disciplina rigorosa della contemplazione, a lungo esercitata per controllare il sentimento. E, a delineare il tutto, il segno che, meglio del colore, trascrive la vita distillandone le forme: in quattro righe, c’è il racconto di una lunga storia d’artista, che merita di essere ricordata. Per un sensibile narratore come lui, raccontarsi non doveva essere difficile, ma la lucida semplicità con cui queste poche parole di Renzo Biasion tracciano le linee guida del suo percorso poetico appare tanto sincera quanto meditata, così da ricordare lo stile dei suoi disegni, quelli in cui, di fronte ad un soggetto già tante volte indagato, il contorno nitido e sicuro coglie la sintesi finale del vero, con una leggerezza fresca e lapidaria.
Il vero, per Biasion, è stato una fonte di ispirazione irrinunciabile, un universo di figure di fronte al quale le seduzioni dell’astrazione – cui pure, come molti suoi coetanei, si è per un breve tempo rivolto – hanno perso quasi subito di interesse. Quando dipingere l’astratto appare troppo facile e ripetitivo, così come pareva a lui, significa che le corde profonde dell’io suonano solo con un altro vento e che, non comprendendo o non volendo assecondare il senso dell’arte aniconica, è più appagante cercare visioni fragranti di strada e di casa, di fiori in vaso o di incarnati pallidi, di mare agitato o di periferia sonnolenta.
Di quegli umori, che si fanno colore, atmosfera, respiro, polvere o distanza, Biasion amava raccontare le storie quasi senza eventi, racconti trattenuti sotto l’apparenza del mondo. Narratore di talento, con le parole, lo era stato fin da giovane, e il romanzo Sagapò ne è prova,ma prima e dopo era stato soprattutto pittore, per formazione e vocazione, e dentro la pittura anche incisore, traslando nel segno inciso la sua grande attitudine per il disegno, l’altro strumento del narrare.
Così la sua è stata soprattutto una pittura di scenari, di possibili orizzonti di eventi forse già o forse non ancora accaduti, in una continua dialettica tra interno ed esterno, spazi chiusi e luoghi aperti, che è la sua cifra stilistica più riconoscibile. Una dialettica, per certi versi, emblematica della sua generazione che – già attiva tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, e perciò tesa e inarcata come un ponte sull’abisso del regime e della guerra − aveva vissuto il contrasto tra vita privata e vita pubblica con una sensibilità inevitabilmente ideologica. Ecco perché, sebbene nulla del repertorio classico della pittura manchi all’appello dei generi affrontati da Biasion, sono le periferie e gli interni dello studio i luoghi emblematici del suo cammino. Qui, senza dubbio, si esprime, in tutto il suo silenzio, la sospensione del respiro, una rarefazione del sentire che pure aleggia anche sui ritratti imperturbabili, sui nudi intoccabili, sulle nature morte composte e sui paesaggi addolciti di lontananze, ma con minor mistero”.
Renzo Biasion è nato a Treviso nel 1914 da famiglia veneziana e scompare a Firenze nel 1997. Pittore, incisore, scrittore, ha collaborato con le pagine culturali di diversi quotidiani e periodici ed è stato per trentaquattro anni titolare della rubrica d'arte del settimanale "Oggi". Ha esposto come invitato alla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma e nelle principali rassegne di pittura e di grafica nazionali ed internazionali ed ha insegnato Figura al Liceo Artistico di Firenze. Numerosissime le sue mostre personali, in Italia e all'estero. È stato accademico delle Arti del disegno, ha conseguito numerosi premi ed onorificenze, fra le quali
la Medaglia d'oro del Presidente della Repubblica come benemerito delle Arti, della Cultura e della Scuola.
Sue opere figurano in diverse gallerie italiane e straniere: Bologna, Firenze, Torino, Verona, Udine, Venezia (Ca' Pesaro e Fondazione Cini),Lucca, Imola, Treviso, Rovigo, Rodi, Rovigno, Benevento, Pisa, San Pietroburgo (Ermitage), Lima; un suo ricco 'corpus' di incisioni è stato acquisito dal Gabinetto delle Stampe degli Uffizi di Firenze, mentre i disegni di guerra sono stati raccolti dalla Fondazione Giorgio Cini a San Giorgio (Venezia).
Fra le sue opere di narrativa, ricordiamo in particolare Tempi bruciati (Milano, 1948) e Sagapò (Torino, 1954), scelto quest'ultimo da
Elio Vittorini per la sua celebre collana 'I gettoni', tradotto in varie lingue e più volte ristampato. e a cui si è ispirato il regista Gabriele Salvatores ed il suo sceneggiatore Monteleone per il film Mediterraneo, vincitore di un premio Oscar.
Dalla presentazione di Valeria Tassinari ecco uno stralcio del testo sull’artista:
“Il silenzio, il mistero sospeso delle figure, l’armonia segreta della composizione. La luce, capace di indagare i luoghi, la mente, che filtra la visione, la disciplina rigorosa della contemplazione, a lungo esercitata per controllare il sentimento. E, a delineare il tutto, il segno che, meglio del colore, trascrive la vita distillandone le forme: in quattro righe, c’è il racconto di una lunga storia d’artista, che merita di essere ricordata. Per un sensibile narratore come lui, raccontarsi non doveva essere difficile, ma la lucida semplicità con cui queste poche parole di Renzo Biasion tracciano le linee guida del suo percorso poetico appare tanto sincera quanto meditata, così da ricordare lo stile dei suoi disegni, quelli in cui, di fronte ad un soggetto già tante volte indagato, il contorno nitido e sicuro coglie la sintesi finale del vero, con una leggerezza fresca e lapidaria.
Il vero, per Biasion, è stato una fonte di ispirazione irrinunciabile, un universo di figure di fronte al quale le seduzioni dell’astrazione – cui pure, come molti suoi coetanei, si è per un breve tempo rivolto – hanno perso quasi subito di interesse. Quando dipingere l’astratto appare troppo facile e ripetitivo, così come pareva a lui, significa che le corde profonde dell’io suonano solo con un altro vento e che, non comprendendo o non volendo assecondare il senso dell’arte aniconica, è più appagante cercare visioni fragranti di strada e di casa, di fiori in vaso o di incarnati pallidi, di mare agitato o di periferia sonnolenta.
Di quegli umori, che si fanno colore, atmosfera, respiro, polvere o distanza, Biasion amava raccontare le storie quasi senza eventi, racconti trattenuti sotto l’apparenza del mondo. Narratore di talento, con le parole, lo era stato fin da giovane, e il romanzo Sagapò ne è prova,ma prima e dopo era stato soprattutto pittore, per formazione e vocazione, e dentro la pittura anche incisore, traslando nel segno inciso la sua grande attitudine per il disegno, l’altro strumento del narrare.
Così la sua è stata soprattutto una pittura di scenari, di possibili orizzonti di eventi forse già o forse non ancora accaduti, in una continua dialettica tra interno ed esterno, spazi chiusi e luoghi aperti, che è la sua cifra stilistica più riconoscibile. Una dialettica, per certi versi, emblematica della sua generazione che – già attiva tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, e perciò tesa e inarcata come un ponte sull’abisso del regime e della guerra − aveva vissuto il contrasto tra vita privata e vita pubblica con una sensibilità inevitabilmente ideologica. Ecco perché, sebbene nulla del repertorio classico della pittura manchi all’appello dei generi affrontati da Biasion, sono le periferie e gli interni dello studio i luoghi emblematici del suo cammino. Qui, senza dubbio, si esprime, in tutto il suo silenzio, la sospensione del respiro, una rarefazione del sentire che pure aleggia anche sui ritratti imperturbabili, sui nudi intoccabili, sulle nature morte composte e sui paesaggi addolciti di lontananze, ma con minor mistero”.
Renzo Biasion è nato a Treviso nel 1914 da famiglia veneziana e scompare a Firenze nel 1997. Pittore, incisore, scrittore, ha collaborato con le pagine culturali di diversi quotidiani e periodici ed è stato per trentaquattro anni titolare della rubrica d'arte del settimanale "Oggi". Ha esposto come invitato alla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma e nelle principali rassegne di pittura e di grafica nazionali ed internazionali ed ha insegnato Figura al Liceo Artistico di Firenze. Numerosissime le sue mostre personali, in Italia e all'estero. È stato accademico delle Arti del disegno, ha conseguito numerosi premi ed onorificenze, fra le quali
la Medaglia d'oro del Presidente della Repubblica come benemerito delle Arti, della Cultura e della Scuola.
Sue opere figurano in diverse gallerie italiane e straniere: Bologna, Firenze, Torino, Verona, Udine, Venezia (Ca' Pesaro e Fondazione Cini),Lucca, Imola, Treviso, Rovigo, Rodi, Rovigno, Benevento, Pisa, San Pietroburgo (Ermitage), Lima; un suo ricco 'corpus' di incisioni è stato acquisito dal Gabinetto delle Stampe degli Uffizi di Firenze, mentre i disegni di guerra sono stati raccolti dalla Fondazione Giorgio Cini a San Giorgio (Venezia).
Fra le sue opere di narrativa, ricordiamo in particolare Tempi bruciati (Milano, 1948) e Sagapò (Torino, 1954), scelto quest'ultimo da
Elio Vittorini per la sua celebre collana 'I gettoni', tradotto in varie lingue e più volte ristampato. e a cui si è ispirato il regista Gabriele Salvatores ed il suo sceneggiatore Monteleone per il film Mediterraneo, vincitore di un premio Oscar.
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