Aron Demetz. Intermezzo / Alexander Tinei. Sown by the roadside

Aron Demetz. Intermezzo / Alexander Tinei. Sown by the roadside

 

Dal 30 Marzo 2019 al 20 Maggio 2019

Ortisei | Bolzano

Luogo: Galleria Doris Ghetta

Indirizzo: Pontives Sud 8

Telefono per informazioni: +39 366 150 0243

E-Mail info: info@galleriaghetta.com

Sito ufficiale: http://dorisghetta.com


Comunicato Stampa:
Aron Demetz. Intermezzo

Dopo la splendida retrospettiva allestita presso il Museo Archeologico di Napoli nel maggio 2018, dove Aron Demetz ha accostato i suoi lavori alle sculture e agli oggetti di stampo classico provenienti dalle collezioni del museo, l'artista ha realizzato nel corso dell'ultimo anno una serie di opere completamente nuove.

La Galleria Doris Ghetta è lieta di poter presentare queste sculture in una nuova personale.
Durante l'inaugurazione della mostra i visitatori saranno invitati nello studio di Demetz, non lontano dalla galleria.
Lì, l'artista mostrerà ai visitatori il suo atelier, dove molte sculture possono essere ammirate in varie fasi di lavorazione. In questo modo il visitatore potrà sperimentare in prima persona e comprendere a pieno il processo di produzione di un'opera d'arte. In questo recente ciclo di opere, Demetz si allontana nuovamente dall'estetica scultorea classica, legando la figurazione del corpo umano con le tracce visibili del processo di produzione; un caso rappresentativo è costituito dai canali di fusione in bronzo che l'artista lascia all'esterno delle sue sculture, come una rete che ne estende la presenza fisica in modo emozionante. L'artista fa anche parzialmente uso della sua collaudata tecnica di combustione dei corpi in legno.

Tuttavia, Demetz contrasta questo processo distruttivo rielaborando le figure carbonizzate con il gesso. Lascia le superfici tendenzialmente grezze e apparentemente non trattate, cosicché la figurazione classica non si riflette tanto nell'estetica della forma, ma piuttosto in un potente linguaggio arcaico caratteristico del materiale e delle sue proprietà, e in un processo di produzione artistica selvaggio e quindi ancora più impressionante. Estratto dal saggio del libro di Aron Demetz “Autarchia" di Alessandro Romanini La prima sensazione è legata a quel senso di avvicinamento all’origine dell’arte che porta l’artista ad indagare sulle tracce del passato culturale e soprattutto dell’elaborazione estetica.

E’ legata a quel senso di timore reverenziale che si accompagna all’indagine rispettosa alla ricerca delle testimonianze del nostro passato, rintracciabili a distanza di secoli nella cultura, nella lingua, nelle istituzioni ma soprattutto nei monumenti e nell’arte plastica. La radice comune dell’arte e della cultura occidentale – ab Homero principium – è l’origine di quei principi e dinamiche, che palesi o nascoste, sono state tramandate e assimilate nel corso del tempo dall’arte e dagli artisti.

E’ quella radice comune che, nell’osservazione delle opere con l’occhio attento e simpatetico dell’artista, fonde l’esperienza sensibile adottata da Winckelmann nel Laocoonte con quella propria di Lessing in cerca di immagini “originarie” di arte e poesia, immagini archetipiche che l’artista ricerca nelle forme e nei materiali. E’ quella radice che conduce anche a una concezione della storia come sequenza ininterrotta di eventi che danno come risultato il presente, sia in termini filosofici che formaliplastici. “La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”, affermava Mahler. (...)

Per Aron Demetz i materiali rappresentano un paradigma infinito di possibilità creative, molte delle quali sono indicate dalla materia stessa, dalle sue prerogative chimico fisiche ed organolettiche. Per l’artista il processo realizzativo è importante al pari e talvolta superiore al prodotto finale. L’operare artistico fonde quindi in un processo sinergico tempo, nel processo di progettazione e realizzazione con tutto il paradigma aleatorio, e spazio, nella sintassi strutturale delle opere plastiche, astrazione immaginativa e concretezza operativa. Questo processo è fatto di verifiche e tentativi.

E’ un percorso aleatorio nel territorio della fisicità, caratterizzato dall’imprevedibilità e dal caso, fallimenti, ripensamenti e cambi d’impostazione, fedeltà all’idea iniziale portata avanti con la duttilità della visione modellata alla prova del materiale. Si tratta di un “learning by doing” prodigo d’insegnamenti, a patto che l’artista sia disposto ad accettare ed assecondare le suggestioni, le indicazioni dei materiali e soprattutto sia in grado di predisporre uno spazio “autoriale” destinato all’ uso esclusivo di questi ultimi, già in fase di concezione.

L’opera di Aron Demetz è in ultima analisi strettamente legata alla concretezza e alla fisicità dei materiali, anche quando è eroso, smembrato, alleggerito, liquefatto, variamente alterato e affrancato dalla rappresentazione mimetica del reale e dalla figurazione tout court. Si apre però a dinamiche dialettiche e sinergiche sia nelle istanze storico-culturali che negli sconfinamenti negli ambiti sintattici dello spazio come l’installazione, il design e l’architettura. Le tecniche e i materiali, coordinati dall’idea dell’artista, si dischiudono ad un gioco di relazioni aperte a fattori non determinanti l’opera ma propedeutici all’ampliamento linguistico, come lo spazio e lo spettatore.

Quest’ultimo diviene, infatti, alla stregua dei materiali, coautore, essendo chiamato ad interagire attivamente, affrancandosi dal mero ruolo passivo e contemplativo e completando con la sua interpretazione soggettiva il percorso induttivo-semantico inscritto nell’opera stessa. Come testimonia concretamente questa mostra, artisti come Aron Demetz alimentano proficuamente il dibattito sulla scultura e sulla percezione artistica, reinserendo l’arte plastica a pieno titolo tra le discipline espressive. La scultura di Aron Demetz è in grado di dialogare contemporaneamente con il passato, classico e moderno, e con il presente, in un continuo processo di gesti e significati, reinventati di volta in volta all’insegna di testimonianze della storia, mitologie individuali, prassi autonome e memorie collettive, dimensioni biografiche e aspirazioni universali. 

Aron Demetz, nato in Alto Adige nel 1972, vive e lavora in Val Gardena, Italia. 1997 – 1998 studia all’ Akademie der Bildende Künste a Norimberga, Germania, 2009 Residenza a New York, da 2010 – 2013 Professore all’ Accademia delle Belle Arti a Carrara, Italia. Aron Demetz raggiunge fama internazionale nel 2009 con la partecipazione al Padiglione Italiano alla 53. Biennale di Venezia, con le mostre personali al PAC di Milano (2007), al MACRO di Roma (2012) e all’ Arp Museum di Rolandseck, Germania (2014) all’ Art Center Hugo Voetten, Herentals, Belgien (2016), all’ Asian Museum of Modern Art, Taiwan (2017) e al MANN, Napoli (2018).

Alexander Tinei. Sown by the roadside

Alexander Tinei nasce nel 1967 in Moldavia, da diversi anni vive e lavora a Budapest. Il suo studio spazioso gli permette di creare opere dalle grandi dimensioni, lavorando in parallelo su più dipinti in diversi formati. Nascono così delle serie che possono essere riassunte in base al tema trattato. La Galleria Doris Ghetta è lieta di dedicare una mostra personale a questo grande pittore nei suoi spazi a Pontives. In occasione di questa mostra, Alexander Tinei ha realizzato un ciclo di opere completamente nuovo, che rappresenta uno sviluppo fondamentale rispetto ai suoi lavori precedenti, pur facendo riferimento ad essi in termini di contenuto e tecnica. "sown by the roadside” è il titolo di gran parte delle opere appartenenti a questa nuova serie. Quasi tutti i soggetti raffigurati tengono in mano un metro pieghevole. Le radici a cui si accenna nel titolo caratterizzano lo sfondo del dipinto e definiscono lo spazio che circonda le figure. Diversamente dalle opere precedenti di Tinei, in cui si potevano vedere queste radici attraversare i corpi dei soggetti rappresentati come delle venature a vista, ora esse si liberano dei corpi e diventano l’elemento che determina lo spazio.

A livello simbolico le radici fanno riferimento, assieme al metro pieghevole, alla ricerca da parte dell’artista della propria identità e delle proprie origini culturali. Allo stesso tempo questo nuovo ciclo di opere rappresenta anche un interesse per la tradizione e le possibilità offerte dal mezzo pittorico stesso. Questi quadri contengono elementi importanti che riguardano il modo stesso di dipingere, come la ricerca sul tema del ritratto, ma anche un nuovo modo di trattare il colore, la struttura e la superficie pittorica. Il ritratto rappresenta la grande passione di Alexander Tinei ed è uno dei temi principali delle sue opere.

Da molti anni l’artista si confronta con questo canone classico, analizzandolo nelle sue ricerche in tutte le sue sfaccettature, possibilità e dimensioni storicoartistiche; Tinei approfondisce il modo in cui importanti pittori classici e contemporanei affrontano il tema del ritratto, come Gerhard Richter, Marlene Dumas, ma anche Modigliani, Velasques, Goya, di cui integra ripetutamente nelle sue opere le strategie pittoriche. Da qualche tempo Tinei ritrae nei suoi lavori persone giovani: modelle, blogger o figure anonime prese dai social media. Queste provengono da un mondo caratterizzato dall’autoritratto, dalla pubblicità e dal marketing, e rispecchiano i tempi moderni, le nostre pose e le nostre modalità di rappresentazione.

Se nelle opere precedenti gli sfondi dei dipinti di Tinei rappresentavano spazi e paesaggi realistici, adesso è un mondo astratto che circonda le figure. Quest’ultimo è caratterizzato da campi di colore che contrastano con le superfici in bianco e nero. La pittura dai colori marcati è nuova per Tinei, e rappresenta un fattore rilevante in questi dipinti. Il colore espleta quindi la funzione di un veicolo emotivo che trasmette gioia o tristezza, spavento o tranquillità, e così via, in maniera equiparabile all'uso del colore che si ritrova nei dipinti di Edward Munch. Da un punto di vista tecnico, Tinei ha iniziato da poco a lavorare con il nastro adesivo, che utilizza per conferire ritmo e struttura alle immagini. I suoi dipinti sono ora più interessati alla struttura, alla texture e alle infinite possibilità che la tecnica pittorica offre, mentre l'aspetto narrativo passa in secondo piano. Un aiuto importante è rappresentato dalla tecnica del collage, in quanto Tinei non solo esplora e sovrappone contenuti tipici della pittura, ma anche diverse strutture superficiali, accostando nel quadro diverse tecniche pittoriche ad una texture emozionante e variegata. Nonostante il processo di realizzazione lungo e complesso, che vede Tinei assemblare le singole parti dell'immagine come in un puzzle, le sue opere appaiono leggere e fresche, come se fossero state create nel corso di un’unica giornata. Con questo ciclo di lavori, Tinei intraprende una ricerca sulla pittura, vista come un modo diverso ed emozionante di costruire e riflettere sulla realtà.

Sabine Gamper


Vernissage sabato 30 marzo ore 19-21

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