Vietato vietare. Controcultura in Italia 1968-1977 dalla Collezione Enzo Longo

Vietato vietare. Controcultura in Italia 1968-1977 dalla Collezione Enzo Longo

 

Dal 08 Novembre 2018 al 03 Marzo 2018

Cagliari

Luogo: Spazio Search - Archivio Storico Comunale

Curatori: Melania Gazzotti

Enti promotori:

  • Musei Civici di Cagliari

Sito ufficiale: http://www.museicivicicagliari.i


Comunicato Stampa:
Giovedì 8 novembre alle ore 18 allo Spazio SEARCH, inaugura la mostra VIETATO VIETARE Controcultura in Italia 1968 – 1977 dalla Collezione Enzo Longoprogetto dei Musei Civici di Cagliaria cura di Melania Gazzotti , nell'ambito del festival CagliariPaesaggio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari, in collaborazione con la Fondazione di Sardegna. 

La mostra espone una delle collezioni più complete al mondo di materiali underground a stampa raccolti da Enzo Longo, prodotti tra il 1968 e il 1977 dalla Controcultura italiana. 
 
“La necessità delle generazioni più giovani di dar voce alla propria ansia di cambiamento, opponendosi in modo radicale ai valori della società dominante e proponendo modelli di vita e di socializzazione differenti, fa nascere in quegli anni, in Italia come in molti altri Paesi, una cultura alternativa che viene diffusa e condivisa principalmente tramite l'autoproduzione di materiali a stampa.” (Melania Gazzotti)

Oltre 200 pezzi tra libri, manuali, fanzine, riviste, posters, giochi da tavolo - tra cui alcune rarità come il gioco da tavolo dedicato al Corteo - spesso stampati artigianalmente, fotografano anni cruciali di lotte e rivoluzioni che segnarono profondi cambiamenti sociali. 

La mostra è suddivisa per temi e si snoda l’ungo l’asse cronologico 1968 -1977 individuando in questi anni lo sviluppo della parabola creativa dell’editoria underground. Le sezioni vanno da Il ‘68ai Direttori irresponsabili, dall’autoproduzione di manuali come quelli per la coltivazione della marijuana e la cucina macrobiotica, ai fumetti underground fino ai fogli del Movimento del ‘77

La mostra VIETATO VIETARE è uno degli appuntamenti attesi dell’articolato programma dedicato alle celebrazioni del Sessantotto dei Musei Civici di Cagliari e prosegue la riflessione avviata con la mostra ’68 MATERIALI PER UN MUSEO PROGRESSIVO, esposta dai Musei Civici al Palazzo di Città fino al 25 novembre 2018.

“ Al Palazzo di Città, attraverso oltre 50 opere fra pitture, grafica, sculture, installazioni e video, oltre alla documentazione storica, sono in mostra gli artisti più significativi di quel periodo di innovativa ricerca, coinvolti dall’allora direttore dei Musei Civici Ugo Ugo, nella realizzazione di un centro pubblico per l'arte contemporaneadal forte significato sociale e politico. 
Insieme le due mostre registrano il sovrapporsi e la reciproca influenza di arte, impegno sociale e politico, di azione collettiva, che caratterizza fortemente questo tempo, straordinario e contraddittorio. Che per questo, dopo cinquant'anni, è necessario raccontare.” (Paola Mura)

Una mostra coloratissima, anticonvenzionale, utopica e militante che animerà lo spazio SEARCH sino al 3 marzo 2019, restituendo al pubblico la temperie di quegli anni, nata dall’entusiasmo del collezionista Enzo Longo: “Con VIETATO VIETARE, il mio rapporto con i documenti proposti non è la mera proprietà materiale, e nemmeno il desiderio di possesso, bensì l’intima passione nello scrivere e nel proporre un diario che da personale si potesse fare pubblico. Un diario di bordo, un tuffo nell’inchiostro della nostra storia”. 

CONCHIGLIE DALLA SABBIA
di Enzo Longo
per

VIETATO VIETARE

 Il fascino di una collezione sta in quel tanto che rivela, e in quel tanto che nasconde, della spinta segreta che ha portato a crearla. Ogni raccolta attende di essere svelata, di attivare e incoraggiare un dialogo e di entrare in intimità con il pubblico. Questa è un soggetto attivo, un palcoscenico abitato e sempre vivo dietro al quale, tra fondale e quinte come un kuroko, si aggira il collezionista invisibile al pubblico e custode momentaneo delle tante e differenti tessere che compongono la scena. Valorizzandole in un’unità senza uniformità, come avviene nella forma ruvida e complessa del mosaico, che unisce in un disegno frammenti diversi, ma mantenendone le caratteristiche originarie.
  Ma cos’è che ci spinge fin da bambini a riporre in un cassetto tutti quegli oggetti dei desideri, fatti così finalmente nostri, e a custodirli con tanta cura? Chi non ha mai raccolto conchiglie dalla sabbia? Probabilmente tutti lo abbiamo fatto. E’ una passione che ci nasce spontanea fin da piccoli. Un bisogno di sicurezza e un desiderio di possesso che poi, da grandi, può degenerare nell’ossessione dell’accumulare e dell’acquisire. Finendo così nella trappola che, nella metafora sociale della saga di Star Trek, ci viene raccontata nell’episodio in cui compaiono i Ferengi; una razza extraterrestre che fonda la propria società su duecentoottantacinque regole dell’acquisizione di un selvaggio capitalismo. Come nell’episodio in cui vengono elencati i cinque livelli dell’acquisizione: l’infatuazione, la giustificazione, l’appropriazione, l’ossessione e la rivendita. Probabilmente ispirati nella finzione da ciò che accade nella realtà nella mente del collezionista maniacale che, nel suo delirio, si fa specchio delle contraddizioni e degli eccessi della società capitalistica.
  Con vietato vietare, il mio rapporto con i documenti proposti non è la mera proprietà materiale, e nemmeno il desiderio di possesso, bensì l’intima passione nello scrivere e nel proporre un diario che da personale si potesse fare pubblico. Un diario di bordo, un tuffo nell’inchiostro della nostra storia, un viaggio nel tempo su una Ami 8 bianca con i sedili in similpelle, rigorosamente rossi, con a bordo una dozzina di bambini diretti tutte le mattine in spiaggia ai fortini del mare di Quartu. Proseguendo poi lungo tortuosi sentieri attraverso fiumi in piena, scritte sui muri in anni in cui si fumavano chilometri di sigarette, in notti di nebbia, ladri e puttane. Con l’aria piena di parole e le nuvole dense dei sogni e dei desideri di un’intera generazione.
  Così, l’idea di questa mostra, nasce dalla volontà di sottrarre dall’oblio l’eredità di quei ragazzi, di quelle donne e di quegli uomini, perché possa sopravvivere a beneficio delle generazioni future, oltre che dalla necessità di salvaguardare le tracce del nostro vissuto personale e collettivo, in ambito sociale e culturale.
  L’auspicio, è che questa mostra possa rappresentare un’occasione per ripensare, raccontare e rinnovare di senso quei “formidabili anni”, andandone a recuperare vicende di lotta e di vita che non devono, nella fantasia e nella realtà, andare perdute.
 


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