PLUS ULTRA di Mafonso, fifteen years later

PLUS ULTRA di Mafonso, fifteen years later

 

Dal 24 Giugno 2016 al 11 Settembre 2016

Caserta

Luogo: D2.0-Box

Curatori: Angelo Marino

Telefono per informazioni: +39 333 44 61 479

E-Mail info: dirarted20@gmail.com

Sito ufficiale: http://www.dirartecontemporanea.eu


Comunicato Stampa:
A distanza di 15 anni dall'installazione nell'emiciclo antistante la Reggia di Caserta dal 25 di giugno (opening 24 giugno h. 20) e sino all' 11 di Settembre al d2.0-box, il supporto fisico della dirartecontemporanea|2.0 gallery,  sarà ri_esposta la Vela/Indice PLUS ULTRA ( m 12x5 ) che Mafonso realizzò nel dicembre 2001 quale reazione/riflessione a seguito del drammatico attentato alle torri gemelle in NYC.  Alle pareti saranno allestiti due inediti acrilici su cartone applicati su tela ( dicembre 2001 ) e nove delle tecniche miste del ciclo “La statua cieca” ( del 1992 ), per la prima volta in esposizione, che come ebbe a scrivere Mafonso nel volume Plus Ultra (edito dall’Assessorato alla Cultura della città  di Caserta, Marzo 2003 ) gli furono ispirate da una Poesia di Pablo Neruda che “ … mi accompagna da anni e che spesso, con meraviglia, mi scopro a cantilenare, quasi fosse una liturgia, durante le faticose ore di lavoro nella solitudine del mio studio. Una poesia che parla di Nascita. Che parla di Fatica. Che parla di Tempo, Tempo, Tempo.

“Viviamo in un’epoca post-monumentale. Viviamo nel presentismo. Nell’istantaneismo.  Lo scarto temporale che crea seduzione, ammirazione, deve essere annientato, la scena va denegata, non c’è cerimonia effettiva. Non c’è storia, quindi non c’è monumento. Gli eventi sono eventi privi di scena, eventi in cui alla distanza estetica subentra la fruizione fisiologica dell’osceno simulato. L’osceno si fa routine, non scandalizza più nessuno. L’attentato dell’ 11 settembre 2001 fu un evento osceno, l’acme dell’oscenità. Prima si crea la simulazione, la messinscena, poi ci si preoccupa di trovare, d’inventarsi un referente, un fatto che strumentalmente lo giustifichi. In risposta all’evento fatale c’è stata ovviamente una iperproduzione di immagini, di immagini di altre immagini, di simulacri di simulacri.  Tra gli artisti che si svincolarono dalla mania di ripetere, raddoppiare, clonare, remixare simulacri con altri simulacri ci fu Mafonso. 

Mafonso in reazione al “9/11” dedicò  il post-monumento la Vela. La vela è anzitutto un telo, un’ insieme di teli aggiuntati. Mafonso è un pittore.  Anche quando si adopera nella scultura o in mixed media, il suo stile rievoca pur sempre ed essenzialmente quella sua peculiare maniera pittorica caratterizzata da campiture di colore steso a-plat. La spazialità della sua arte è  bidimensionale. Dal ’92 l’artista realizzava una serie Untitled di acrilici + collage su cartone che riprendevano il motivo della “statua cieca” e della “vela”. Da essi si origina la Vela collocata pochi mesi dopo l’11 settembre 2001 nello spazio pubblico di piazza Carlo III antistante la Reggia di Caserta.  La Vela non va intesa primariamente come un’installazione di public art, poiché in essa gli elementi installativi – seppur attentamente studiati – sono meri strumenti funzionali, non parte integrante dell’opera d’arte, assolvono alla funzione di cornice del “quadro”. L’artisticità dell’opera consta del telo dipinto o meglio del dipinto su telo a forma di vela.

Quel telo, che prima di essere issato a vela, a “commemorazione”  post-monumentale e anti-simulacrale dell’evento fatale “9/11” , veniva frequentato, percorso, attraversato con tutto il corpo dall’artista nell’atto del disegnare e del pittare. Ben venga, allora, che circa 15 anni dopo, ci sia concesso di ammirare, percepire, attraversare, toccare il telo della Vela all’interno del d2.0-Box ,  che , in tal modo, più che galleria si fa supplemento dell’officina dell’artista. Lo spazio si tramuta in habitat empatico e comunitario, riavvicinando i fruitori con il vissuto dell’operazione artistica, più che con l’idolo-opera: qui ed ora ci si ritrova assieme ad esperire al Vela  non tanto in quanto  érgon  bensì come enérgheia. La scena c’è, l’interazione è effettiva; anche se solo per poco, si resiste al potere fatale del simulacro, a patto che si stacchino le camere. “ ( Domenico Esposito )
 

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