Graziella Giunchedi. Ombre tattili
Graziella Giunchedi. Ombre tattili
Dal 8 Aprile 2013 al 28 Aprile 2013
Forlì | Forlì-Cesena | Visualizza tutte le mostre a Forlì-Cesena
Luogo: Oratorio di San Sebastiano
Indirizzo: piazza Guido da Montefeltro
Orari: feriali 16- 19; festivi 10.30-12.30 / 16-19
Curatori: Marisa Zattini
Enti promotori:
- Accademia degli Imperfetti Meldola
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Domenica 7 aprile alle ore 18.00, presso l’Oratorio di San Sebastiano a Forlì, si inaugura la mostra GRAZIELLA GIUNCHEDI - “ombre tattili”, a cura di Marisa Zattini, realizzata in occasione del conferimento del prestigioso “Premio Versari” della Città di Meldola, XIII edizione. Il Presidente dell’Accademia degli Imperfetti, Tonino Simoncelli, presenterà l’evento che comprende le opere su tela e su carta - realizzate dall’artista dal 2009 al 2012 - dedicate al tema dell’identità.
«Il perturbante dell’opera di Graziella Giunchedi, ad una primissima disanima, scardina un puntiglio visivo. Il volto smangiato, consunto, disincarnato, dei suoi personaggi, nella sua estraneità inquietante si fa compresenza semantica. Si spoglia di ogni ambivalenza e diviene presenza familiare a noi stessi. In una sorta di osmosi emozionale insorge uno psichismo regressivo che ritraccia i confini dell’Io e di chi sono gli Altri. È nell’insistenza provocatoria sistematicamente perseguita nei turbamenti animistici di questi volti-presenza, volti-assenza che l’ossessione analitica di questo ciclo pittorico perturba e abbraccia il nostro campo visivo. [...]» (M. Zattini).
L’allestimento è sovrinteso dall’architetto Simone Bombardi e l’esposizione interamente documentata da un esaustivo
catalogo edito per l’occasione da IL VICOLO Editore, che conterrà, oltre alla riproduzione di tutte le opere oggetto della mostra, i testi critici a firma della curatrice e della scrittrice milanese GABRIELLA BALDISSERA.
L’ossimoro con il rintocco onomatopeico dell’aggettivo, ha la forza prorompente di un grido che nomina spettri di identità impossibili o perdute. Titolo di una mostra di pittura, l’espressione, unita al termine identità che contrassegna molte opere, suggerisce la potenza evocativa dell’arte. L’artista può rappresentare e fermare nelle immagini e nel colore le ombre, simulacri e fantasmi imprigionati in un mondo interno da cui sentono il bisogno di evadere sotto l’impulso di molteplici, differenti emozioni. [...]. Nei lavori di Graziella Giunchedi, le pennellate decise, energiche, gli strappi di colore in composizioni pittoriche lievi o aggressive, rendono possibile questa fusione tra il rappresentato e il sottinteso. La vista e l’emozione conducono a immaginare spatola o pennello, mossi e guidati dall’impulso della malinconia, del dolore, da passioni forti e di segno opposto. Del resto la pittrice stessa racconta come le sue opere abbiano tratto ispirazione dai drammi della storia contemporanea come la migrazione, la violazione dei diritti umani in un mondo visibile che rende invisibili.» (Gabriella Baldissera).
«Il perturbante dell’opera di Graziella Giunchedi, ad una primissima disanima, scardina un puntiglio visivo. Il volto smangiato, consunto, disincarnato, dei suoi personaggi, nella sua estraneità inquietante si fa compresenza semantica. Si spoglia di ogni ambivalenza e diviene presenza familiare a noi stessi. In una sorta di osmosi emozionale insorge uno psichismo regressivo che ritraccia i confini dell’Io e di chi sono gli Altri. È nell’insistenza provocatoria sistematicamente perseguita nei turbamenti animistici di questi volti-presenza, volti-assenza che l’ossessione analitica di questo ciclo pittorico perturba e abbraccia il nostro campo visivo. [...]» (M. Zattini).
L’allestimento è sovrinteso dall’architetto Simone Bombardi e l’esposizione interamente documentata da un esaustivo
catalogo edito per l’occasione da IL VICOLO Editore, che conterrà, oltre alla riproduzione di tutte le opere oggetto della mostra, i testi critici a firma della curatrice e della scrittrice milanese GABRIELLA BALDISSERA.
L’ossimoro con il rintocco onomatopeico dell’aggettivo, ha la forza prorompente di un grido che nomina spettri di identità impossibili o perdute. Titolo di una mostra di pittura, l’espressione, unita al termine identità che contrassegna molte opere, suggerisce la potenza evocativa dell’arte. L’artista può rappresentare e fermare nelle immagini e nel colore le ombre, simulacri e fantasmi imprigionati in un mondo interno da cui sentono il bisogno di evadere sotto l’impulso di molteplici, differenti emozioni. [...]. Nei lavori di Graziella Giunchedi, le pennellate decise, energiche, gli strappi di colore in composizioni pittoriche lievi o aggressive, rendono possibile questa fusione tra il rappresentato e il sottinteso. La vista e l’emozione conducono a immaginare spatola o pennello, mossi e guidati dall’impulso della malinconia, del dolore, da passioni forti e di segno opposto. Del resto la pittrice stessa racconta come le sue opere abbiano tratto ispirazione dai drammi della storia contemporanea come la migrazione, la violazione dei diritti umani in un mondo visibile che rende invisibili.» (Gabriella Baldissera).
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