Dancing at the Edge of the World
Dancing at the Edge of the World, Fondazione ICA Milano
Dal 15 Aprile 2026 al 10 Luglio 2026
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Fondazione ICA Milano
Indirizzo: Via Orobia 26
Curatori: Federico Giani e Chiara Nuzzi
Sito ufficiale: http://www.icamilano.it/
La mostra dei finalisti è nata e si è sviluppata come un momento di confronto e produzione in cui nuove opere, concepite appositamente per l’occasione, dialogano con lo spazio di Fondazione ICA Milano, che assume un ruolo centrale nel processo creativo degli artisti. La scultura emerge così come campo aperto di ricerca critica, sensibile alle trasformazioni culturali, ecologiche e sociali del presente.
Il titolo richiama l’omonima raccolta di saggi di Ursula K. Le Guin, pubblicata nel 1989, che invita ad aprire il pensiero a prospettive alternative e a considerare l’immaginazione come strumento politico e sociale. La mostra si propone come spazio di incontro e possibilità, dove la scultura – come la danza – diventa forza capace di espandere i limiti della percezione e generare nuove visioni.
Racconta Chiara Nuzzi, curatrice della mostra con Federico Giani: «Questa danza – qui scandita da posture, immagini, parole, imprevisti, pulsazioni, materia e compromessi – permette l’incontro con alcune pratiche artistiche che tentano di trasformare, spesso inconsapevolmente, il pensiero che sta portando all’inesorabile distruzione del pianeta. A partire dalla concezione della scultura, intesa come medium in costante rinnovamento, movimento ed evoluzione, il progetto esplora nel suo insieme prospettive alternative capaci di riconoscere il potenziale dell’arte contemporanea nel riorientare le traiettorie epistemologiche e ontologiche in un’epoca di crisi ecologica ed esistenziale e relazionale.»
In questo contesto, la scultura si manifesta come entità viva e in continua trasformazione: non oggetto statico, ma intervento critico e visionario capace di riformulare le relazioni tra umano e non umano, naturale e artificiale, tempo e spazio. Sebbene la figura umana sia quasi del tutto assente, le opere interrogano profondamente l’esperienza incarnata dell’esistenza e le molteplici forze — naturali, ambientali, climatiche, architettoniche, politiche e tecnologiche — che ne determinano le condizioni. Come osserva Anne Reeve, Presidente della Giuria del Premio: le ricerche qui proposte delineano un nuovo biomorfismo, una morfologia del corpo capace di abitare la dissoluzione di confini fisici e temporali.
Continua Federico Giani: «Pur trasformata in questo modo, la scultura contemporanea – figurativa, non figurativa, installazione e ambiente – ha mantenuto la sua relazione storica, concettuale e ontologica con il corpo. Da una prospettiva fenomenologica, come ha affermato Ingvild Torsen in un saggio di qualche anno fa, il corpo della scultura non è semplicemente un oggetto tridimensionale, ma un corpo vivente, paragonabile a un corpo umano. Infatti, come il corpo umano, al di là del suo aspetto e, quindi, della sua rappresentazione, il corpo della scultura è il luogo costitutivo dell'esistenza, del significato e dell'interazione.»
Dancing at the Edge of the World si apre con The secret code… di Trương Công Tùng (1986, Vietnam), un’installazione immersiva che intreccia oggetti artificiali ed elementi naturali, spingendo l’immaginazione verso altri mondi, umani e non. Nell’immergere il pubblico in un universo effimero dove tempo e spazio si infrangono e si compenetrano, gli elementi che compongono l’opera – uova di piccione artificiali, un’incubatrice industriale, ali di termiti, una tanica piena d’acqua nera – funzionano non solo come materiali ma anche come meccanismi di vita capaci di sollevare interrogativi sul rapporto tra gli esseri umani e i sistemi biologici che essi costruiscono e influenzano.
Attraverso un’articolata installazione intitolata Forager - Lunch (2020-2026), Yu Ji (1985, Cina) riunisce elementi diversi dislocati nello spazio espositivo tra cui due sculture, alcune stampe fotografiche in bianco e nero alle quali sono sovrapposte dei disegni, e un video trasmesso da un vecchio televisore. L’opera si configura come una coreografia, un racconto dei modi in cui abitiamo il mondo, conferendo ai materiali una profondità atemporale paradossalmente in contrasto con il concetto stesso di scultura.
Bronwyn Katz (1993, Sud Africa) esplora la convergenza tra corpo umano e geologia terrestre, utilizzando i materiali scultorei come elementi fonetici di una lingua o di una notazione musicale immaginaria. L’installazione esposta – kx’ũi domma (2026) – costituisce un luogo d’incontro tra storia personale e collettiva, evocata attraverso materiali sfruttati, trascurati o cancellati dell’Africa meridionale quali la sabbia e il terriccio, il rame e lo spago, la cera d’api, frammenti di conchiglie e diverse specie vegetali locali. La voce del bis bisnonno dell’artista accompagna l’opera attraverso una traccia sonora, espandendosi nello spazio e facendosi presenza fisica.
Anche per Luana Vitra (1995, Brasile) il legame con la terra d’origine – il territorio di Minas Gerais – e il riconoscimento della dimensione spirituale e soggettiva insita in determinati materiali rappresentano gli elementi fondamentali per la propria ricerca. Birth Calculation - Variation 2 (2026) propone una riflessione alchemica sui processi di trasformazione della materia, rivelando una ritualità quasi sacrale nella disposizione dei componenti, tra i quali domina visivamente la polvere blu di Wagi, simbolo dello spirito.
Nell’opera di Dan Lie (1988) il non-umano diventa protagonista, evidenziando dinamiche di interdipendenza e trasformazione. Secondo una pratica ormai consolidata nel lavoro di Lie, Regarding Yellow Thoughts 3 (2026) è realizzata tramite il parziale riuso e la riconfigurazione di installazioni precedenti. La scultura, composta da tessuti tinti con la curcuma sui quali spiccano alcuni mazzi di fiori, crea una relazione organica dove tutti, anche il pubblico e l’ambiente circostante, hanno un ruolo. Parallelamente, la pratica di Lie si estende anche al disegno con la serie The Reek Testimonial. I disegni funzionano sia come studi intimi sia come premonizioni concettuali dell’installazione, traducendo il processo di fermentazione, decadimento e crescita in un linguaggio visivo immediato e tattile attraverso acquerello, gouache e morbidi pastelli a olio.
Attraverso la pluralità delle ricerche presentate, la mostra invita il pubblico a riconoscere un mondo interconnesso e in trasformazione, stimolando nuovi modi di percepire e comprendere le geografie contemporanee. La mostra, arricchita da una pubblicazione edita da Lenz Press in uscita a maggio 2026, conferma così la missione del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura: sostenere una ricerca capace di esplorare nuove frontiere concettuali e relazionali, promuovendo il dialogo tra sperimentazione artistica e riflessione critica.
Parallelamente, il progetto riafferma il ruolo di Fondazione ICA Milano come spazio di confronto e produzione culturale, in cui pratiche artistiche contemporanee trovano un contesto aperto alla ricerca, alla collaborazione e alla circolazione internazionale delle idee.
La sinergia tra le due Fondazioni rende possibile un dispositivo espositivo e curatoriale condiviso, in cui produzione artistica, visione istituzionale e ricerca si incontrano per sostenere nuove prospettive sulla scultura e sul suo rapporto con il presente.
Si ringraziano Venini, Main Partner del Premio, per il prezioso supporto a questo progetto e alla promozione dell’arte contemporanea, e IGPDecaux, che per la quarta edizione consecutiva è Media Partner del Premio.
Il titolo richiama l’omonima raccolta di saggi di Ursula K. Le Guin, pubblicata nel 1989, che invita ad aprire il pensiero a prospettive alternative e a considerare l’immaginazione come strumento politico e sociale. La mostra si propone come spazio di incontro e possibilità, dove la scultura – come la danza – diventa forza capace di espandere i limiti della percezione e generare nuove visioni.
Racconta Chiara Nuzzi, curatrice della mostra con Federico Giani: «Questa danza – qui scandita da posture, immagini, parole, imprevisti, pulsazioni, materia e compromessi – permette l’incontro con alcune pratiche artistiche che tentano di trasformare, spesso inconsapevolmente, il pensiero che sta portando all’inesorabile distruzione del pianeta. A partire dalla concezione della scultura, intesa come medium in costante rinnovamento, movimento ed evoluzione, il progetto esplora nel suo insieme prospettive alternative capaci di riconoscere il potenziale dell’arte contemporanea nel riorientare le traiettorie epistemologiche e ontologiche in un’epoca di crisi ecologica ed esistenziale e relazionale.»
In questo contesto, la scultura si manifesta come entità viva e in continua trasformazione: non oggetto statico, ma intervento critico e visionario capace di riformulare le relazioni tra umano e non umano, naturale e artificiale, tempo e spazio. Sebbene la figura umana sia quasi del tutto assente, le opere interrogano profondamente l’esperienza incarnata dell’esistenza e le molteplici forze — naturali, ambientali, climatiche, architettoniche, politiche e tecnologiche — che ne determinano le condizioni. Come osserva Anne Reeve, Presidente della Giuria del Premio: le ricerche qui proposte delineano un nuovo biomorfismo, una morfologia del corpo capace di abitare la dissoluzione di confini fisici e temporali.
Continua Federico Giani: «Pur trasformata in questo modo, la scultura contemporanea – figurativa, non figurativa, installazione e ambiente – ha mantenuto la sua relazione storica, concettuale e ontologica con il corpo. Da una prospettiva fenomenologica, come ha affermato Ingvild Torsen in un saggio di qualche anno fa, il corpo della scultura non è semplicemente un oggetto tridimensionale, ma un corpo vivente, paragonabile a un corpo umano. Infatti, come il corpo umano, al di là del suo aspetto e, quindi, della sua rappresentazione, il corpo della scultura è il luogo costitutivo dell'esistenza, del significato e dell'interazione.»
Dancing at the Edge of the World si apre con The secret code… di Trương Công Tùng (1986, Vietnam), un’installazione immersiva che intreccia oggetti artificiali ed elementi naturali, spingendo l’immaginazione verso altri mondi, umani e non. Nell’immergere il pubblico in un universo effimero dove tempo e spazio si infrangono e si compenetrano, gli elementi che compongono l’opera – uova di piccione artificiali, un’incubatrice industriale, ali di termiti, una tanica piena d’acqua nera – funzionano non solo come materiali ma anche come meccanismi di vita capaci di sollevare interrogativi sul rapporto tra gli esseri umani e i sistemi biologici che essi costruiscono e influenzano.
Attraverso un’articolata installazione intitolata Forager - Lunch (2020-2026), Yu Ji (1985, Cina) riunisce elementi diversi dislocati nello spazio espositivo tra cui due sculture, alcune stampe fotografiche in bianco e nero alle quali sono sovrapposte dei disegni, e un video trasmesso da un vecchio televisore. L’opera si configura come una coreografia, un racconto dei modi in cui abitiamo il mondo, conferendo ai materiali una profondità atemporale paradossalmente in contrasto con il concetto stesso di scultura.
Bronwyn Katz (1993, Sud Africa) esplora la convergenza tra corpo umano e geologia terrestre, utilizzando i materiali scultorei come elementi fonetici di una lingua o di una notazione musicale immaginaria. L’installazione esposta – kx’ũi domma (2026) – costituisce un luogo d’incontro tra storia personale e collettiva, evocata attraverso materiali sfruttati, trascurati o cancellati dell’Africa meridionale quali la sabbia e il terriccio, il rame e lo spago, la cera d’api, frammenti di conchiglie e diverse specie vegetali locali. La voce del bis bisnonno dell’artista accompagna l’opera attraverso una traccia sonora, espandendosi nello spazio e facendosi presenza fisica.
Anche per Luana Vitra (1995, Brasile) il legame con la terra d’origine – il territorio di Minas Gerais – e il riconoscimento della dimensione spirituale e soggettiva insita in determinati materiali rappresentano gli elementi fondamentali per la propria ricerca. Birth Calculation - Variation 2 (2026) propone una riflessione alchemica sui processi di trasformazione della materia, rivelando una ritualità quasi sacrale nella disposizione dei componenti, tra i quali domina visivamente la polvere blu di Wagi, simbolo dello spirito.
Nell’opera di Dan Lie (1988) il non-umano diventa protagonista, evidenziando dinamiche di interdipendenza e trasformazione. Secondo una pratica ormai consolidata nel lavoro di Lie, Regarding Yellow Thoughts 3 (2026) è realizzata tramite il parziale riuso e la riconfigurazione di installazioni precedenti. La scultura, composta da tessuti tinti con la curcuma sui quali spiccano alcuni mazzi di fiori, crea una relazione organica dove tutti, anche il pubblico e l’ambiente circostante, hanno un ruolo. Parallelamente, la pratica di Lie si estende anche al disegno con la serie The Reek Testimonial. I disegni funzionano sia come studi intimi sia come premonizioni concettuali dell’installazione, traducendo il processo di fermentazione, decadimento e crescita in un linguaggio visivo immediato e tattile attraverso acquerello, gouache e morbidi pastelli a olio.
Attraverso la pluralità delle ricerche presentate, la mostra invita il pubblico a riconoscere un mondo interconnesso e in trasformazione, stimolando nuovi modi di percepire e comprendere le geografie contemporanee. La mostra, arricchita da una pubblicazione edita da Lenz Press in uscita a maggio 2026, conferma così la missione del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura: sostenere una ricerca capace di esplorare nuove frontiere concettuali e relazionali, promuovendo il dialogo tra sperimentazione artistica e riflessione critica.
Parallelamente, il progetto riafferma il ruolo di Fondazione ICA Milano come spazio di confronto e produzione culturale, in cui pratiche artistiche contemporanee trovano un contesto aperto alla ricerca, alla collaborazione e alla circolazione internazionale delle idee.
La sinergia tra le due Fondazioni rende possibile un dispositivo espositivo e curatoriale condiviso, in cui produzione artistica, visione istituzionale e ricerca si incontrano per sostenere nuove prospettive sulla scultura e sul suo rapporto con il presente.
Si ringraziano Venini, Main Partner del Premio, per il prezioso supporto a questo progetto e alla promozione dell’arte contemporanea, e IGPDecaux, che per la quarta edizione consecutiva è Media Partner del Premio.
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