Green over Gray. Un omaggio a Emilio Ambasz
Barbie Knoll, Pasadema, Californi USA, 1995
Dal 14 January 2026 al 15 February 2026
Milano
Luogo: ADI Design Museum
Indirizzo: P.za Compasso d'Oro 1
Curatori: Fulvio Irace
Costo del biglietto: ingresso gratuito
ADI Design Museum presenta Green over Gray. Un omaggio a Emilio Ambasz, una mostra, a cura di Fulvio Irace, dedicata all’architetto, designer, teorico e curatore, insignito del premio Compasso d’Oro alla Carriera 2020 e riconosciuto a livello internazionale come uno dei pionieri di una nuova alleanza tra architettura e natura.
Il titolo della mostra richiama il manifesto Green over Gray, sintesi della visione radicale di Ambasz e della rivoluzione della Green Architecture: la necessità di concepire un’architettura capace di simbolizzare un patto di riconciliazione tra il costruire dell’uomo e il mondo naturale, mettendo il verde al di sopra del grigio. Una visione che è insieme progettuale, politica e culturale, e che attraversa l’intera opera dell’autore.
Ambasz amava definirsi non tanto un architetto quanto un inventore. Fin dagli anni Settanta, la sua ricerca ha anticipato con lucidità molte delle questioni oggi centrali nel dibattito sull’emergenza climatica e sulla sostenibilità ambientale. Le sue opere, realizzate tra America, Europa e Giappone, propongono una critica radicale ai modelli urbani tradizionali e all’idea che le città debbano essere destinate agli edifici e le periferie al verde. Al contrario, Ambasz immagina edifici capaci di restituire alla collettività, sotto forma di giardini e paesaggi, l’intera superficie di suolo occupata dalla costruzione.
Al centro del suo pensiero vi è una riflessione etica profonda sul significato stesso del costruire. Da qui deriva la convinzione che sia immorale qualunque progetto, architettonico o culturale, che non proponga modalità nuove o migliori di esistere. Un compito che può sbalordire l’immaginazione, ma dal quale non è possibile sottrarsi.
Architetto, industrial designer e curatore, Ambasz è stato tra l’altro Curatore del Dipartimento di Design del Museum of Modern Art di New York, dove nel 1972 ha curato la storica mostra Italy: The New Domestic Landscape. In tutta la sua opera, il progetto è inteso come espressione di passioni, paure, desideri e meraviglia. “Sorprende per la precocità con cui ha anticipato i temi della sostenibilità ambientale e, soprattutto, per aver indicato una strada oltre la tecnologia. Per lui il progetto non è la mera risposta a bisogni pragmatici dell’uomo: Compito dell’architetto resta quello di dare al pragmatico una forma poetica” spiega il curatore.
Disegni, immagini e materiali di progetto accompagnano il visitatore in un percorso che privilegia l’esperienza emozionale e immaginativa. Per Ambasz, infatti, il progetto nasce attraverso immagini capaci di veicolare idee non ancora decodificate, ma percepite come prototipi legittimi di mondi possibili. Creare immagini alternative di una vita migliore diventa così un atto necessario per guidare l’azione e non perpetuare le condizioni esistenti.
L’allestimento della mostra, progettato da Jacopo Irace, è arricchito da un video di Francesca Molteni/Museweb che porta nello spazio espositivo la voce di Emilio Ambasz, i ricordi della sua infanzia a Buenos Aires e la visione di un mondo inteso come un giardino planetario.
Green over Gray. La visione di Emilio Ambasz invita a ripensare l’architettura come gesto simbolico, poetico e civile, capace di immaginare un futuro in cui natura e costruito non siano più in conflitto, ma parte di un unico ecosistema culturale e ambientale.
Opening 14 gennaio ore 18
Il titolo della mostra richiama il manifesto Green over Gray, sintesi della visione radicale di Ambasz e della rivoluzione della Green Architecture: la necessità di concepire un’architettura capace di simbolizzare un patto di riconciliazione tra il costruire dell’uomo e il mondo naturale, mettendo il verde al di sopra del grigio. Una visione che è insieme progettuale, politica e culturale, e che attraversa l’intera opera dell’autore.
Ambasz amava definirsi non tanto un architetto quanto un inventore. Fin dagli anni Settanta, la sua ricerca ha anticipato con lucidità molte delle questioni oggi centrali nel dibattito sull’emergenza climatica e sulla sostenibilità ambientale. Le sue opere, realizzate tra America, Europa e Giappone, propongono una critica radicale ai modelli urbani tradizionali e all’idea che le città debbano essere destinate agli edifici e le periferie al verde. Al contrario, Ambasz immagina edifici capaci di restituire alla collettività, sotto forma di giardini e paesaggi, l’intera superficie di suolo occupata dalla costruzione.
Al centro del suo pensiero vi è una riflessione etica profonda sul significato stesso del costruire. Da qui deriva la convinzione che sia immorale qualunque progetto, architettonico o culturale, che non proponga modalità nuove o migliori di esistere. Un compito che può sbalordire l’immaginazione, ma dal quale non è possibile sottrarsi.
Architetto, industrial designer e curatore, Ambasz è stato tra l’altro Curatore del Dipartimento di Design del Museum of Modern Art di New York, dove nel 1972 ha curato la storica mostra Italy: The New Domestic Landscape. In tutta la sua opera, il progetto è inteso come espressione di passioni, paure, desideri e meraviglia. “Sorprende per la precocità con cui ha anticipato i temi della sostenibilità ambientale e, soprattutto, per aver indicato una strada oltre la tecnologia. Per lui il progetto non è la mera risposta a bisogni pragmatici dell’uomo: Compito dell’architetto resta quello di dare al pragmatico una forma poetica” spiega il curatore.
Disegni, immagini e materiali di progetto accompagnano il visitatore in un percorso che privilegia l’esperienza emozionale e immaginativa. Per Ambasz, infatti, il progetto nasce attraverso immagini capaci di veicolare idee non ancora decodificate, ma percepite come prototipi legittimi di mondi possibili. Creare immagini alternative di una vita migliore diventa così un atto necessario per guidare l’azione e non perpetuare le condizioni esistenti.
L’allestimento della mostra, progettato da Jacopo Irace, è arricchito da un video di Francesca Molteni/Museweb che porta nello spazio espositivo la voce di Emilio Ambasz, i ricordi della sua infanzia a Buenos Aires e la visione di un mondo inteso come un giardino planetario.
Green over Gray. La visione di Emilio Ambasz invita a ripensare l’architettura come gesto simbolico, poetico e civile, capace di immaginare un futuro in cui natura e costruito non siano più in conflitto, ma parte di un unico ecosistema culturale e ambientale.
Opening 14 gennaio ore 18
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