I Bertolucci. Una famiglia d’arte nell’Italia del Novecento

bernardo Bertolucci, Io ballo da sola

 

Dal 13 Settembre 2019 al 27 Settembre 2019

Milano

Luogo: Kasa dei Libri

Indirizzo: Largo De Benedetti 4

Curatori: Andrea Kerbaker



Ho scelto di parlare della famiglia Bertolucci per attraversare in modo differente un pezzo della cultura del Novecento italiano, una storia di cui, come letterato e appassionato, sono fiero. E in questo caso c’era davvero molto da scoprire e raccontare: poeta il padre Attilio (1911-2000), della generazione di talenti come Vittorio Sereni o Andrea Zanzotto; regista di livello mondiale il primogenito Bernardo (1941-2018), ideale trait d’union tra i grandi vecchi come Visconti e Fellini e i più giovani Sorrentino o Tornatore; cineasta più circoscritto il secondogenito Giuseppe, classe 1947 (Ricorda il fratello maggiore: Quando è nato Giuseppe avevo sei anni. Vidi la mamma, bellissima, con un altro bambino: Giuseppe. Mi pareva che lei non mi guardasse più. Usciti dall’ospedale a Parma, iniziò a cadere la neve, mio padre guardava in alto: iniziò a saltare, e io con lui, gridando “è nato Giuseppe!”. Quello è stato il nostro incontro), scopritore di un unicum assoluto come Roberto Benigni. 
 
Tre tipi umani diversi che più diversi non si può; eppure legatissimi in percorsi che costantemente si intersecano, si incontrano, si sovrappongono in una storia inimitabile dove Attilio fa il critico cinematografico e porta i bambini al cinema, mentre li descrive nelle sue poesie (per esempio la bellissima I pescatori:
Avete visto due fratelli, l’uno
di quindici l’altro di dieci anni, lungo
il fiume, intento il primo a pesca,
il secondo a servire con pazienza
e gioia? Il sole pomeridiano colora
i visi così simili e diversi
come una foglia a un'altra foglia nella
pianta, una viola a un'altra viola in terra…)
 
Al contempo, Bernardo e Giuseppe mettono in pellicola i paesaggi a cui il padre dedica i suoi versi. Una famiglia cementata dalla cultura, e tutt’altro che autocentrata: attorno a loro, la maggiore intelligentsia italiana del tempo, da Gadda che dà del lei a Giuseppe di sei anni, fino a Moravia, a cui Bernardo si ispirerà per Il conformista. E soprattutto Pier Paolo Pasolini, che chiama Bernardo all’aiuto regia per il suo esordio nel cinema, (dice Bernardo: Un giorno, incontrandomi sulla porta di casa, Pier Paolo mi chiede: “Ma tu volevi fare cinema, giusto?”. E io: “Certo”. “Bene, io farò un film, il mio primo film, e tu sarai il mio aiuto regista”. E io dissi: “Ma Pier Paolo, è una follia! Non sono mai stato su un set, non ho mai fatto l’aiuto regista”. E lui: “Eh, nemmeno io ho mai fatto il regista”. E uscì “Accattone”). Subito dopo Pasolini scrive il soggetto per l’esordio di Bernardo dietro la macchina da presa, La commare secca. Quindici anni più tardi, alla morte di Pasolini, Attilio gli subentrerà alla direzione della rivista letteraria «Nuovi Argomenti», al fianco di Alberto Moravia e Leonardo Sciascia. Di un’altra rivista Attilio era stato direttore negli anni Cinquanta e Sessanta: si chiamava «Il Gatto Selvatico», era l’house organ dell’ENI, l’azienda per cui Bernardo avrebbe poi girato un mitico documentario. (Testimonia Bernardo: Quando molti anni dopo ho visitato i luoghi frequentati da Mattei per un documentario intitolato “La via del petrolio”, ricordo che era molto emozionante ritrovarsi in Iran, dove l’ENI stava trivellando. Gli operai con i loro accenti emiliani parlavano della nostalgia di casa, e tutti rammentavano Mattei con una specie di riconoscenza che non credo si sia mai vista. Mattei era già morto da qualche anno. E non erano certo anni teneri sul piano politico). 
In mostra c’è questo e molto altro, documentato more solito attraverso materiale raccolto in mezzo mondo, che conservo alla Kasa dei Libri e spesso è totalmente inedito in Italia (manifesti, locandine, libri e riviste, brochure pubblicitarie, colonne sonore originali e una parete di fotografie concesse per l’occasione da Leonardo Cendamo). Naturalmente c’è la forza mitica di Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi, con libri e locandine da tutta Europa e un buon vecchio vinile d’epoca con la colonna sonora. E Novecento, col suo cast stellare, regia di Bernardo, co-sceneggiatura di Giuseppe, le poesie della Camera da letto di Attilio a raccontare la stessa storia in versi. Ci sono le tante commedie di Giuseppe, contrappuntate dai lavori di Attilio sull’umorismo in letteratura, e capeggiate ovviamente da quelle con Benigni: il monologo teatrale Cioni Mario di Gaspare fu Giulia, da cui il film Berlinguer ti voglio bene, 1977, Tuttobenigni, 1983 e Non ci resta che piangere, 1984. Il comico toscano ha detto di Giuseppe: Quando ci si incontrava era tutto un folgorare di bellezze… perché io facevo tante domande a Giuseppe e lui sapeva rispondere a tutte… perché Giuseppe amava la vita, Freud, Proust, i pranzi da solo al ristorante con il giornale, il burro fritto, Caproni, la Juventus, le 
camminate, Lenin, Robinson Crusoe, la politica, il bollito, Mizoguchi, John Ford, perché io lo copiavo e imparai anch’io ad amare tutte queste cose. Escluso il burro fritto e la Juventus. Ed è lo stesso Benigni che ha definito Bernardo “l’ultimo imperatore del cinema”. E ancora i film internazionali di Bernardo, dal The nel deserto(versione italiana pubblicata da Garzanti, l’editore di Attilio) al Piccolo Buddha o The Dreamers.
Da quando, nel 2000, il papà è morto, i figli lo hanno ricordato con grande affetto, in una storia rievocata più e più volte. Sono felice di averlo fatto anch'io, con un divertimento e una passione unici. Perché raccontare queste vicende ti permette di riconciliarti con questo Paese, dove vivranno sì tanti personaggi discutibili, ma ci sono dinastie come queste destinate a lasciare impronte profonde, durature.
 
Andrea Kerbaker  

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