I varchi del poi. Tiziana Pers / Sasha Vinci / Maria Grazia Galesi

Tiziana Pers, Nativity, 2016, olio su tela

 

Dal 15 Dicembre 2016 al 31 Gennaio 2017

Milano

Luogo: aA29 Project Room

Telefono per informazioni: +39 348 6005128

E-Mail info: nfo@aa29.it

Sito ufficiale: http://www.aa29.it


Comunicato Stampa:
La galleria aA29 è lieta di inaugurare il nuovo spazio di Milano in via Sottocorno n.27, con il progetto I varchi del poi, con opere di Tiziana Pers, Sasha Vinci e Maria Grazia Galesi giovedì 15 dicembre alle 18. La mostra, corredata da un testo di Leonardo Caffo e un dialogo con Daniele Capra, presenta nuovi lavori degli artisti che indagano il concetto di possibilità e di anticipazione del presente.
 
aA29 è una Project Room nel cuore della città, un luogo di partecipazione ed uno spazio multifunzionale aperto a dialoghi interdisciplinari, creato per promuovere, attraverso progetti site-specific e residenze, le più diverse forme della ricerca contemporanea. Diretta da Gerardo Giurin, aA29 mira a scoprire e sostenere il lavoro degli artisti innescando sistemi di relazione che conducano a nuovi contenuti.
aA29 Project Room prende il nome dal piccolo asteroide 2002 AA29 co-orbitante con la Terra, alle cui prossimità si avvicina circa ogni 95 anni. È stato ipotizzato che l’asteroide possa essersi formato dallo scontro tra la Terra e Theia, il pianeta che, secondo la teoria dell’impatto gigante, avrebbe colliso con la stessa dando origine alla Luna. La sede milanese affianca gli spazi di Caserta e Praga.
 
La mostra analizza la centralità dell’azione artistica come dispositivo concettuale volto a superare lo status quo e a trovare un varco tra le secche del presente.
Come scrive nel suo testo Leonardo Caffo, “anticipare significa piegare lo spazio-tempo. In questa prospettiva l’arte diventa la verifica della filosofia ma anche, più importante e decisivo, la verifica della vita. Per questo l’artista è una forma di vita del tutto specifica che è impossibile scindere dal suo lavoro: il significato dell’artista coincide con il suo uso”.

Il duo Vinci/Galesi presenta in mostra il progetto "I viaggiatori indossavano il fuoco della bellezza", testimoniato da una serie fotografica in cui le teste e le mani dei due artisti fioriscono di un rituale antico. I volti, si fanno infatti ciechi di fiori, mentre nel dischiudersi dei petali scompaiono sguardi e tratti somatici alla ricerca di un’ibridazione (im)possibile. Con il recupero di un gesto manuale antico, quale il ricamo con fiori, si attua una metamorfosi in cui senso del sacro e identità individuali vengono proiettati altrove. Nella tradizione sciclitana della Cavalcata di San Giuseppe, i ‘bardatori’ intessono le gualdrappe dei cavalli con fiori veri onorando il passaggio della Sacra Famiglia in fuga verso l’Egitto. Astraendo la ripetizione del ricamo floreale, il gesto si reitera non più sui drappi degli animali ma sulla pelle dei due artisti, l’immagine (performativa) non appartiene più alla sfera religiosa ma si fa icona di un viaggio nella disgregazione del sé: l’incontro con ciò che sta al di fuori e al contempo al di dentro dell’individuo, nell’opportunità di una congiunzione tra natura e cultura.
Il duo Vinci/Galesi presenta una nuova performance, riportando alla presenza degli spettatori la fisicità dell’azione dove il limite tra corpo umano e corpo non umano non è più percepibile. La ricerca dell’altro avviene tramite la lentezza del gesto: la vista è negata, e il rapporto, sinestetico e faticoso con la moltitudine di fiori, diventa la chiave di lettura di un vissuto comune ancora da scrivere.

Con Nativity Tiziana Pers prosegue il progetto Art History. Si tratta di una pratica centrale nella ricerca dell’artista, e consiste nello scambio di un suo dipinto con un animale altrimenti destinato al mattatoio. In Nativity i protagonisti sono un asino e una mucca, Toni Romeo e Ugola, salvati la scorsa estate durante il progetto condiviso RAVE East Village Artist Residency. In una natività che ragiona per presenze e assenze – si pensi ad esempio alla mancanza di figure umane che nella tradizione iconografica sacra hanno un ruolo centrale – i due animali vengono ritratti ora in una serie pittorica il cui focus non è tanto la descrizione analitica, quanto invece la loro vita come esseri unici e irripetibili. I numeri identificativi, quali carte d’identità (o forse meglio codici a barre) compaiono nei contratti di scambio.

L’ultima sezione della mostra è dedicata all’incontro tra i disegni di Sasha Vinci e quelli di Tiziana Pers.
Carichi di simbolismo, i lavori su carta di Vinci ritraggono uccelli, insetti, solidi platonici, uomini e donne che percorrono temi non ancora superati, nel tentativo di costruire una relazione che vada oltre i vincoli della natura e le strutture di dominio sociali ed economiche: dal sessismo all’omofobia, dal rapporto dell’uomo con la natura alla connessione con il corpo, proprio e altrui. Le forti cromie sono ottenute da materie naturali, e si concentrano e diluiscono sullo svolgersi delle immagini, tratte soprattutto da riviste d’epoca e da fatti di cronaca degli ultimi giorni presi dal web. A corpi umani, animali e forme geometriche viene riservata la medesima cura, in un resoconto che in prospettiva ricerca nelle vicende trascorse le radici dei fatti di oggi, delineando nella fluidità del colore la morbidezza di uno sguardo differente e possibile. Uccelli implumi gridano dal fondo del nido, mentre la sentinella-cardellino veglia, erta su un Solido Platonico: origine della materia e parte del tutto. Le prime femen si accostano a pugni alzati alle guardie che anticiparono le SS, nell’ucronia di un incontro. La morte di Pasolini si intreccia con le prima manifestazioni per i diritti omosessuali, mentre farfalle multicolori si posano su vicende tese tra passato e futuro.
In continuità con i disegni, Vinci presenta l’opera sonora Castelli di rabbia, una canzone cantautorale inedita, con musiche composte ed arrangiate in collaborazione con Vincent Migliorisi. Le strofe, taglienti, attraversano un presente dipinto nella complessità delle contraddizioni, dove la parola si sostituisce allo sguardo. Ma è nell’asciuttezza del ritornello che il brano si apre ad una luce differente, alla possibilità di immaginare universi altri.
In maniera parallela, i disegni di Pers raccontano storie di cronaca extra-ordinarie di animali fuggiti dal mattatoio o salvati da attivisti amici e compagni di viaggio: una narrazione rivolta agli ultimi del mondo, capaci però di spezzare le catene di un futuro già delineato.   
I disegni lievi, quasi impalpabili, vedono mucche, vitelli e tori fuggiti tra le strade di New York, del Montana, o sulla Catania - Messina. Un agnello scappa davanti a un’auto a Chicago. Mustang selvaggi galoppano lontano dagli elicotteri sulle distese dello terre sacre dello Utah. Una maialina si lancia dal camion in una provincia della Cina, e viene adottata dalla polizia. Sono tutti animali veri, pur nella leggerezza della rappresentazione, che in qualche modo hanno visto un rovesciamento del proprio destino. Così come compaiono altre narrazioni: un gheppio si solleva in volo dalle mani di un’attivista che lo ha salvato dai bracconieri, Bambù il toro si gode il sole toscano, mentre oche, pecore e capre pascolano libere sui colli friulani, al sicuro.
Il video Saut Dans le Vide rallenta fino all'estremo un filmato amatoriale girato a Cuba nel 2014: un maiale cerca di liberarsi e fuggire dal camion che lo sta trasportando, e con un estremo gesto di forza ed equilibrio si issa sulla sommità del cassone in corsa, e, dopo un attimo di esitazione, si getta nel vuoto. Nella dilatazione del tempo ogni azione dellʼanimale e ogni suo sforzo trovano una propria dimensione nella straordinaria volontà del gesto. Il titolo è quello dellʼopera di Yves Klein, il fotomontaggio che ritrae lʼartista mentre si getta da un edificio della periferia di Parigi nel 1960. Le voci, nella distorsione del video, perdono i loro timbri umani, diventando altro.

Vernissage giovedì 15 dicembre 2016 ore 18

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