Jimmie Durham. Labyrinth

© Andrea Rossetti | Jimmie Durham, Labyrinth, 2018. Fondazione Adolfo Pini, Milano

 

Dal 09 Aprile 2018 al 29 Giugno 2018

Milano

Luogo: Fondazione Adolfo Pini

Curatori: Gabi Scardi

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02 874502

E-Mail info: info@fondazionepini.it

Sito ufficiale: http://www.fondazionepini.it/


Comunicato Stampa:
Dal 10 aprile al 29 giugno 2018 la Fondazione Adolfo Pini presenta - durante la Milano Art Week in concomitanza con miart - la mostra Labyrinth, un progetto site-specificrealizzato dall’artista Jimmie Durham, a cura di Gabi Scardi.
 
Jimmie Durham è una delle maggiori personalità artistiche del presente. Intellettuale, saggista e poeta, oltre che artista visivo, dagli anni Sessanta il suo lavoro evidenzia il sistema di convenzioni all’interno delle quali viviamo; convenzioni che riguardano le idee, i comportamenti, la storia e le sue interpretazioni. Metterle in discussione significa aprirsi al dubbio, evidenziare la sfaccettatura della realtà, lasciare emergere una molteplicità di visioni possibili.        
 
Le sue opere consistono, in molti casi, in arrangiamenti di materiali naturali o industriali, innestati gli uni sugli altri; materiali che normalmente sfuggono all’attenzione o risultano troppo al di sotto di ogni valore per essere classificati; queste opere equivalgono dunque a commenti sulla natura delle cose e sul loro valore. In altri casi le installazioni si compongono di oggetti trovati o creati: oggetti che sono concentrati di quotidianità, che narrano storie, e ci dicono chi siamo. Alla base della sua pratica c’è infatti la volontà di restituire alle cose la possibilità di presentarsi nella propria essenza; di decostruire le sovrastrutture che le circondano, e con esse i concetti cardine della civiltà del consumo.
 
In questa logica si inserisce l’attenzione che l’artista dedica al tema dell’architettura, elemento da sempre centrale nella sua poetica. Dell’architettura, nel corso degli anni, Durham ha voluto scardinare l’assertività, la monumentalità. L’oggetto della sua critica è il senso di stabilità, che rende l’individuo certo e perentorio e lo sottrae al dubbio imbrigliandone l’attitudine critica.

Per la Fondazione Adolfo Pini l’artista crea un nuovo progetto, appositamente concepito, lavorando sullo spazio esistente e sulle sue strutture. In particolare, Durham porta all’esterno ciò che normalmente è “dentro” il corpo dell’architettura; rende visibili i materiali che lo compongono, rivela ciò che sta sotto il rivestimento: i “visceri”, le “interiora”; il rimosso; Innards, appunto. Per estensione, l’artista affronta così la questione di ciò a cui si dà spazio o ciò che si cela; di ciò che si dice o si omette. Al progetto abbina un video del 1994, The Man Who Had A Beautiful House, legato a un’idea di abitare che viene prima, e va al di là delle pareti di un edificio. Nello spazio rifinito ma carico di passato della Fondazione, attraverso il tema dell’architettura, l’artista si confronta una volta di più, con l’idea del costrutto sociale e culturale e con le strutture, con le convenzioni, con le categorie che l’accompagnano.
 
Dopo aver presentato i primi tre progetti site specificThe Missing Link di Michele GabrieleMateria prima di Lucia Leuci e Memory as Resistance di Nasan Tur, con questa nuova mostra la Fondazione Adolfo Pini prosegue pertanto il proprio percorso dedicato all’arte contemporanea, sotto la guida di Adrian Paci, con l’obiettivo di porsi quale luogo di incontro e valorizzazione della scena dell’arte giovanile nazionale e internazionale a Milano.

Jimmie Durham
(U.S., 1940) è un artista, scrittore e poeta americano di origine Cherokee che vive e lavora in Europa. Leader dell’American Indian Movement negli anni settanta, è stato rappresentante dell’International Indian Treaty Council presso le Nazioni Unite. Attraverso la Foundation of the Community of Artists e come editor del periodico Art and Artists ha difeso i diritti degli artisti. Ha inoltre riunito in un’unica coalizione, la People’s Alliance, diverse popolazioni discriminate negli Stati Uniti e all’estero. Nel 2017 l’Hammer Museum di Los Angeles gli ha dedicato un’importante retrospettiva ospitata anche presso il Walker Art Center, Minneapolis (2017), il Whitney Museum of American Art, New York (2017-2018) e il Remai Modern, Saskatoon, Canada (2018). Ha partecipato a Documenta IX (1992) e a varie biennali tra cui: Sharjah Biennale, UAE (2015); Biennale di Venezia (2012, 2005, 2003, 2001 e 1999); Biennale di San Paolo (2010); Taipei Biennale (2012), Biennale di Sydney (2004), Whitney Biennale (1993). Jimmie Durham ha esposto in numerose mostre personali presso istituzioni internazionali come: Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, Roma (2016); Serpentine Gallery, Londra (2015); Fondazione Querini Stampalia, Venezia (2015); Parasol Unit Foundation for Contemporary Art, Londra (2014); Museum Van Hedendaasge Kunst Antwerpen (muhka), Antwerp (2012); Fondazione Morra Greco, Palazzo Reale, Napoli (2012); Portikus, Francoforte (2010); Musée d’art moderne de la Ville de Paris (mam/arc), Parigi (2009); Museo D’Arte Contemporanea Donna Regina Madre, Napoli (2008); de Pury & Luxembourg, Zurigo (2007); Kunstverein, Monaco (1998); De Vleeshal, Middelburg, Olanda (1995); Palais des Beaux-Arts, Bruxelles, (1993). Ha preso parte a diverse mostre collettive presso: MIT List Visual Arts Center, Massachusetts (2013); Centre Georges Pompidou (mam-cci), Parigi (2011); Haus der Kulturen der Welt, Berlino (2010); S.M.A.K, Gent (2009); Modern Art Oxford, Oxford (2009); Reykjavík Art Museum – Kjarvalsstaðir, Reykjavik, Islanda (2008); MARCO, Museo de Arte Contemporánea de Vigo, Spagna (2007) e altre.

Opening: 9 aprile ore 18.30

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