Kandinskij, il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione

Vasilij Kandinskij, Il cavaliere (San Giorgio),1914-15, Olio su cartoncino, 91 x 61 cm, Mosca, Galleria Tret’jakov | © State Tretyakov Gallery, Moscow, Russia

 

Dal 15 Marzo 2017 al 09 Luglio 2017

Milano

Luogo: MUDEC Museo delle Culture

Curatori: Silvia Burini, Ada Masoero

Enti promotori:

  • Comune di Milano
  • 24 Ore Cultura

Costo del biglietto: Intero 12 € | Ridotto 10 € | Ridotto speciale 8 € | Groups 10 € | Scuole 6 € | Pre-scuola (bambini da 3 a 6 anni) 3 €

Telefono per informazioni: +39 02 54917

E-Mail info: info@mudec.it

Sito ufficiale: http://www.mudec.it


Comunicato Stampa:
Vasilij Kandinskij arriva in Italia dal 15 marzo 2017 e si ferma al MUDEC – Museo delle Culture di Milano, con una mostra assolutamente ineditaricca di 49 sue opere che raccontano il “periodo del genio” dell’artista russo che porta alla svolta completa verso l’astrazione, e di 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa. Le opere, alcune delle quali mai viste prima in Italia, provengono dai più importanti musei russi, come l’Ermitage di San Pietroburgo, la Galleria Tret’jakov, il Museo di Belle Arti A.S. Puškin e il Museo Panrusso delle Arti Decorative, delle Arti Applicate e dell’Arte Popolare di Mosca.
 
La mostra rivela il periodo della formazione dell’immaginario visivo dell’artista, profondamente radicato nella tradizione russa, e il suo percorso di svolta ormai già compiuta verso l’astrazione, dall’ultimo Ottocento fino al 1921, quando si trasferì in Germania per non fare più ritorno in madrepatria.  Promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, e curata da Silvia Burini, professoressa di Storia dell’Arte Russa e direttrice del Centro Studi Sulle arti della Russia CSAR Università Ca’ Foscari Venezia, e Ada Masoero, critico d’arte e giornalista, la mostra accompagnerà i visitatori in un viaggio immaginario nella Russia dell’artista fino al 9 luglio 2017.
 
"Il linguaggio artistico di Kandinskij si forma nella tradizione culturale russa, così come mette in luce con grande profondità questa mostra nelle suggestioni, nei modelli, nell’uso dei colori che l'artista apprende ed elabora - afferma l'Assessore alla Cultura Filippo Del Corno - La nuova concezione della rappresentazione del reale così formata nella poetica di Kandinskij ne condiziona fortemente tutti gli sviluppi artistici successivi, segnando un autentico punto di non ritorno”. 

“Investire su una realtà museale come quella del Mudec, che si distingue per l’interculturalità e l’interdisciplinarietà, è una sfida che siamo orgogliosi di avere raccolto come realtà privata. - afferma l’Amministratore Delegato del Gruppo 24 ORE Franco Moscetti -La conferma a proseguire in questo impegno ci arriva sia dalla grande affluenza di pubblico, che registra oltre 800 mila presenze da marzo 2015 a oggi, sia dall’autorevolezza raggiunta a livello internazionale da 24 ORE Cultura che inaugura la stagione 2017 del MUDEC con le mostre “Kandinskij” e “Dinosauri” in collaborazione con importanti istituzioni russe e argentine.”
 
L’esposizione, che cade nell’anno del centenario della Rivoluzione russa e a ridosso delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario della nascita dell’artista, è un progetto “site-specific”, legato alla vocazione del MUDEC-Museo delle Culture: è, infatti, fondato sul rapporto tra arte ed etnografia e sulla metafora del viaggio come avventura cognitiva. Tutti aspetti sperimentati dal fondatore dell’astrattismo, che rivoluzionò buona parte della successiva ricerca espressiva nel mondo, e che ha sempre mostrato interesse per un approccio scientifico alla realtà e per le esplorazioni.
 
Kandinskij amava ripetere: “Per anni ho cercato di ottenere che gli spettatori passeggiassero nei miei quadri: volevo costringerli a dimenticarsi, a sparire addirittura lì dentro”. Dipinti, acquerelli, disegni e incisioni di Kandinskij, antiche icone, stampe, tessuti e oggetti di arte applicata consentiranno allo spettatore – che avrà a disposizione, lungo il percorso, anche installazioni multimediali integrate, ideate e curate da Giuseppe Barbieri, professore di Storia dell'arte moderna all'Università Ca' Foscari Venezia - di comprendere l’origine e lo sviluppo del codice simbolico dell’artista, in un viaggio affascinante e totalmente “immersivo” tra le sue fonti visive russe (la mostra ospita anche quattro icone, 15 stampe popolari e una sessantina dioggetti d’arte decorativa) cui l’artista attinse costantemente.
 
Il viaggiocifra riassuntiva dell’esistenza stessa dell’artista, diventa, dunque, anche la cifra del percorso espositivo: un pellegrinaggio attraverso la Russia, le sue immagini, le sue atmosfere, laboratorio mentale dell’artista, ma anche un itinerario verso l’astrazione e, di conseguenza, un viaggio nelle “vibrazioni dell’anima” di Kandinskij, uomo di intensa e profonda spiritualità.
 
IL PERCORSO ESPOSITIVO.  
SEZIONE INTRODUTTIVA
La mostra Kandinskij, il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione parla di un duplice viaggio: un viaggio reale – quello compiuto da Vasilij Kandinskij nei suoi anni universitari, nel nordico Governatorato di Vologda – che fu generatore di emozioni tanto potenti e incancellabili da mutare, di lì a qualche anno, il corso della sua vita– e uno ideale, interiore: quell’itinerario che, attraverso tappe progressive e ritorni sui propri passi, improvvise folgorazioni spirituali e profonde riflessioni teoriche, lo avrebbe condotto da una pittura figurativa, posta ancora nel solco della tradizione, a un’assoluta e sovversiva non-oggettività, portandolo a un distacco dal reale («dall’Oggetto», come scrive lui) che avrebbe rivoluzionato l’arte del Novecento.
In questa mostra il visitatore è invitato a compiere un’esperienza di “viaggio” all’interno del laboratorio creativo dell’artista, alla ricerca dei quei segni che dapprima lo hanno avvolto, poi conquistato e infine guidato verso l’astrazione. 
Gli oggetti esposti (icone, stampe popolari russe o lubki, giocattoli, arredi), che ovviamente non possono essere riferiti autograficamente a Kandinskij, ma da cui l’artista era circondato sin dall’infanzia al pari di quelli che vide nel suo viaggio al Nord, aiutano il visitatore a ricostruire il suo immaginario, nutrito della lezione dell’arte popolare russa e delle icone, e a comprendere come prenda forma il suo linguaggio espressivo, dalle prime opere figurative fino alla totale liberazione dalla schiavitù dell’«Oggetto».

PRIMA SEZIONE 
VOLOGDA: IL VIAGGIO “DENTRO IL QUADRO”
Durante gli studi universitari di legge Kandinskij si appassionò all’etnografia e al folklore e nel 1889 volle compiereuna spedizione nel lontano Governatorato di Vologda, 500 chilometri a nord di Mosca, per la Società imperiale di Scienze naturali, Etnografia e Antropologia.
Viaggiava solo, felicemente immerso nella natura selvaggia del luogo, ma lo colpì soprattutto la profusione di colori e di decori che vide sulle vesti dei suoi abitanti Komi-Zirjani (ai suoi occhi «vive immagini dipinte che si muovevano su due gambe») e, più ancora, nelle isbe, con le stanze interamente rivestite da un manto di decorazioni vividamente colorate, e affollate di stampe popolari (lubki). Scriverà nell’autobiografia: «Ricordo ancora che, entrando per la prima volta nelle sale di un’isba, restai inchiodato di stupore davanti alle pitture sorprendenti che da ogni lato mi circondavano. Quando infine penetrai nella camera, mi trovai circondato da ogni parte dalla Pittura: come se io stesso fossi penetrato nella Pittura».
Per anni avrebbe cercato un linguaggio pittorico che coinvolgesse allo stesso modo gli spettatori, fino a farli «passeggiare» nei suoi dipinti, dimentichi di tutto: raggiungerà questo ambizioso obiettivo quando darà vita all’astrazione. 
Gli abiti e i tessuti, gli arredi e gli oggetti d’uso, i giocattoli e i lubki esposti in mostra, tutti provenienti dalla regione di Vologda, intendono ricostruire la fantasmagoria di colori e decori che folgorò Kandinskij nel suo viaggio.            
 
SECONDA SEZIONE.
IL CAVALIERE ERRANTE
Il tema del cavallo e cavaliere attraversa l’intero percorso artistico di Kandinskij, radicato com’è nel suo immaginario infantile. Nell’autobiografia l’artista rammenta quando con la zia giocava con un cavallino di stagno, che lui, bambino, tentò di ritrarre in un acquarello.
Come per molti altri artisti del tempo, desiderosi quanto lui di affrancarsi dalle convenzioni accademiche, il linguaggio visivo dell’infanzia rappresentava un mezzo privilegiato, insieme alle arti folkloriche, per guardare il mondo con uno sguardo più libero e autonomo.
Dotato di un occhio prensile («Ero condannato a ‘guardare’ senza tregua», scrive) e di una prodigiosa memoria visiva, Kandinskij accumulò una grande quantità d’immagini legate alle fiabe russe e tedesche ascoltate nell’infanzia, agli eroi delle leggende russe, immortalati, come i santi, nei lubki (le stampe popolari) e ai protagonisti delle icone, primo fra tutti san Giorgio, patrono di Mosca, il santo guerriero che, da cavallo, trafigge il drago.
In questa sezione si susseguono le sue bellissime incisioni ispirate alle fiabe, i lubki raffiguranti indomiti cavalieri combattenti o variopinti uccelli del paradiso, giocattoli e oggetti decorati con il tema pervasivo del cavallo, e una splendida icona di San Giorgio del primo Cinquecento, accostati al più fiabesco dei dipinti che egli dedicò a quel santo e a dipinti e acquarelli già totalmente astratti, nei quali però torna in filigrana (talora anche nei titoli, come in Improvvisazione 20-Due cavalli) questo tema mai dimenticato.

TERZA SEZIONE.
MOSCA MADRE
«Mia madre era nata a Mosca e incarnava tutte le caratteristiche di questa città: una bellezza seria e severa, una semplicità di razza, un’energia naturale, una sensibilità forte e personale, una calma solenne e maestosa, un dominio di sé quasi eroico, un misto di convenzioni tradizionali e di vera libertà spirituale. In una parola, sotto forma umana: Nostra Madre Mosca dalla pietre bianche e dalle cupole d’oro».
Kandinskij era profondamente legato alla madre e altrettanto lo era alla sua città natale, Mosca, con la quale sembra identificarla.
In questa sezione scorrono i luoghi della sua vita: Odessa, dove visse da bambino, sentendosi «un ospite», poi Monaco, con Schwabing, il sobborgo bohémien dove viveva, il vicino lago di Kochel, e Murnau, il villaggio bavarese dove villeggiava d’estate e dove creò dipinti dai colori incandescenti. E Mosca, dove rientra dalla Germania nel 1914.  Di lì a poco le dedicherà un capolavoro come Piazza Rossa: un dipinto astratto, nel quale tuttavia ancora si riconoscono chiese, campanili, palazzi, colti nella sua ora prediletta, il crepuscolo, quando - scrive Kandinskij - «Mosca si liquefa, diventa una macchia enorme. Come il “forte” finale di un’immensa orchestra, Mosca risuona vittoriosamente. Il rosa, il lilla, il giallo, il bianco, il turchino, il verde, il rosso fiamma delle case e delle chiese si uniscono al coro [con] la rossa muraglia del Cremlino. E sopra a tutto, come un grido di trionfo, […] la linea bianca del campanile di Ivan Velikij […] e la testa d’oro della sua cupola, il vero sole di Mosca».  

QUARTA SEZIONE.
MUSICA DELL’ASTRAZIONE
La conquista dell’astrazione fu per Kandinskij la meta di un lungo e tortuoso itinerario, intellettuale prima ancora che pittorico. Fu però una folgorazione improvvisa a illuminarlo: a Monaco, entrando al crepuscolo nello studio, scrive, «vidi un quadro dalla bellezza indescrivibile, imbevuto di un ardore interno. Mi avvicinai a questo quadro misterioso, su cui non vedevo altro che forme e colori e il cui contenuto mi era incomprensibile: trovai subito la chiave del mistero: era un mio quadro, appoggiato alla parete di lato. […] Seppi allora in modo preciso che l’oggetto nuoce ai miei quadri».
Con che cosa sostituire, però, l’oggetto, senza cadere in una pittura meramente ornamentale? Dopo molto riflettere capì che, in quel tempo dominato dal materialismo, occorreva esplorare nuovamente l’interiorità. 
Per penetrare nel mondo misterioso dello spirito, Kandinskij si affidò al colore e alla forma: dimenticato il dato reale, andò in cerca della «vibrazione interiore» che esso genera nello spirito umano, prendendo a modello la musica, «la più astratta delle arti». Specie quella di Arnold Schönberg, le cui esperienze musicali, scriveva, «non sono acustiche, ma puramente psichiche [...]. Con lui comincia la “musica del futuro”». 
Con Kandinskij inizierà la pittura del futuro. A provarlo, in questa sezione, sono numerosi capolavori non-oggettivi, alcuni mai visti prima in Europa, come il suo primo dipinto astratto, Quadro con cerchio (1911), e Tratto nero (1920), entrambi dal Georgian National Museum di Tbilisi.  

LE INSTALLAZIONI MULTIMEDIALI.

La mostra propone anche degli strumenti di interazione multimediale con le opere di Kandinskij, per consentire al visitatore un’esperienza “immersiva” nel mondo dell’artista russo. Si tratta di un apparato di Information and Communication Technologies, multimediale e interattivo, progettato e curato da Giuseppe Barbieri, professore di Storia dell'arte moderna all'Università Ca' Foscari Venezia, e dagli artisti visivi dicamerAnebbia.
 
L’obiettivo – come scrive Giuseppe Barbieri – è quello di «inserire lo spettatore nell’universo visivo che costituisce il background del pittore russo, coinvolgendolo nella dimensione reale e metaforica del viaggio».

Nella sala introduttiva una grande proiezione su due pareti presenta una selezione di pagine del diario del viaggio dell'artista nel Nord della Russia, opportunamente tridimensionalizzate, foto di primo Novecento e più recenti, nonché una serie di dettagli degli oggetti d’arte applicata che il visitatore ritroverà nella prima sezione della rassegna, e che furono fonte d’ispirazione per la ricerca dell'artista: l’obiettivo è quello di far percepire al visitatore un’esperienza sensoriale “avvolgente” simile a quella che dovette affascinare Kandinskij nel suo viaggio a Vologda.

Nella seconda installazione i visitatori vedono proiettati su una parete di ampie dimensioni i particolari di sei opere di Kandinskij presenti in mostra. Toccando queste sei immagini digitali con il palmo della mano iniziano altrettante grandi e coinvolgenti “storie visive” (Visualtelling,le ha definite Barbieri) che consentono di comprendere, di volta in volta, la ricchezza della tavolozza dell'artista, le “grandi forme” sottostanti le sue composizioni, i rapporti simbolici dei diversi colori, la genesi dell'opera stessa...

Alla fine del percorso
, a conclusione della sezione dedicata alla “musica dell’astrazione”, in  una “stanza sonora” interattiva, pur di ridotte dimensioni, i visitatori possono grazie all'ascolto di brevi frammenti musicali schönberghiani – selezionati da un'esperta musicologa come Giada Viviani – rivivere e condividere, con i movimenti del loro corpo, una profonda esperienza emozionale e multimediale tra musica e pittura, simile a quella che tanto fortemente ha colpito, in stagioni e momenti diversi, l'attenzione dell'artista russo.
   

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