LA NATURA SQUISITA. Ai confini del pop
Fulvio Di Piazza, North Crisis, 2011
Fulvio Di Piazza, North Crisis, 2011, olio su tela, 130 x 170 cm
Dal 2 February 2012 al 25 February 2012
Milano
Luogo: Fondazione Stelline
Indirizzo: corso Magenta 61
Orari: dal martedì al sabato 10-20
Costo del biglietto: ingresso libero
Telefono per informazioni: +39 0245462411
Sito ufficiale: http://www.stelline.it
La mostra La natura squisita, ai confini del Pop presenta i lavori di Fulvio Di Piazza, Marco Mazzoni e Nicola Verlato che interpretano il concetto di Natura come sentimento d’infinito surreale.
Il percorso espositivo, curato da Alberto Mattia Martini e Julie Kogler, raccoglie venticinque opere dove le immagini conducono il visitatore in una vitalità organicamente animata, che diviene forza generatrice, arrivando ad abbracciare ogni elemento esistenziale.
Di Piazza, Mazzoni e Verlato, per la prima volta in una tripla personale insieme, affrontano il tema della natura-super-natura, attraverso una selezione di opere storiche ed inedite che offrono allo spettatore un viaggio affascinante e fantasioso attraverso scenari surreali e sfere inconsce ricche di icone, idoli e archetipi rivisitati in chiave contemporanea.
Uno spazio naturale che profuma di Romantico, ma il cui gusto sfociando nel Pop Surrealismo, assapora il reale, per poi abbandonarsi e sottrarsi al dominio della ragione, lasciandosi ammaliare dall’ebbrezza dell’inconscio. Di Piazza, Mazzoni e Verlato trovano nella forma primigenia e creatrice per eccellenza quel senso di mistero che li conduce attraverso una rappresentazione del reale-naturale e, successivamente, a spingersi all’interno degli abissi dell’assoluto irrazionale. I tre artisti intraprendono una strada orientata non solo all’ambiente nel quale viviamo, ma ad una concezione sublime dell'energia di natura, mossa da quelle forze che costituiscono l'universo delle pulsioni, della fantasia e delle passioni, fonti imprescindibili per la creazione artistica.
"L'arte non ripete cose visibili, ma rende visibile", a questa frase di Paul Klee sembrano ispirarsi i tre artisti italiani che, lasciandosi guidare da un acuto spirito d’osservazione, analizzano le influenze reciproche tra l’Uomo, la Natura e l’Universo.
Fulvio di Piazza (Siracusa, 1969) si può reputare un moderno Arcimboldo in cui il dato naturale si accosta all’estro immaginifico che catalizza perenni trasmutazioni della forma e della sostanza. Dai paesaggi animistici che si distendono sulle tele ad olio dell’artista siciliano sembrano sussurrare le voci che abitano ogni singolo elemento naturale permeato di un’aura fantasmagorica. Nei suoi lavori le raffigurazioni dimostrano un’apparenza ibrida in cui le espressioni dell’umanità vengono assorbite da una natura sovrastante che a sua volta riacquista sembianze umane, generando visioni olistiche.
Nei raffinati disegni realizzati con matite colorate da Marco Mazzoni (Tortona, 1982) prendono vita esseri silvani, incroci tra figure umane e fitomorfe, che divengono metafore delle forze guaritrici e delle sostanze allucinogene delle piante e dei fiori, allegorie di un antico sapere sugli effetti taumaturgici che queste possono esercitare sull’uomo. Queste belle ed ingannevoli apparizioni si legano all’eresia, al paganesimo e alle stregonerie, esplicate e messe al bando già nel volume rinascimentale “Malleus Maleficarum”, da cui l’artista prende spunto.
Nicola Verlato (Verona, 1965) vive a Los Angeles, patria del Pop Surrealismo, ed emerge sulla scena artistica come ponte tra l’arte colta europea e la cultura americana underground. Nei suoi dipinti ad olio dalla plasticità michelangiolesca, Verlato esplora la natura apocalittica della nostra era dove si scontrano le forze del Bene e del Male, angeli e demoni, la luce e l’ombra, ribaltando il concetto di terra e cielo in un vortice trascinante che non lascia scampo ai soggetti ritratti e all’osservatore.
Questi tre artisti, accomunati da una straordinaria capacità creativa, stanno riscuotendo un grande successo oltre i confini italiani, consolidandosi nel panorama dell’arte figurativa internazionale con mostre in prestigiosi musei e in ambite gallerie. Ciascuno di loro si riconosce attraverso una singolare matrice che proviene dalla migliore tradizione artistica italica, e che trova eco soprattutto negli U.S.A. grazie all’utilizzo degli elementi dell’immaginario pop capaci di comunicare oltre le barriere culturali e generazionali.
Il percorso espositivo, curato da Alberto Mattia Martini e Julie Kogler, raccoglie venticinque opere dove le immagini conducono il visitatore in una vitalità organicamente animata, che diviene forza generatrice, arrivando ad abbracciare ogni elemento esistenziale.
Di Piazza, Mazzoni e Verlato, per la prima volta in una tripla personale insieme, affrontano il tema della natura-super-natura, attraverso una selezione di opere storiche ed inedite che offrono allo spettatore un viaggio affascinante e fantasioso attraverso scenari surreali e sfere inconsce ricche di icone, idoli e archetipi rivisitati in chiave contemporanea.
Uno spazio naturale che profuma di Romantico, ma il cui gusto sfociando nel Pop Surrealismo, assapora il reale, per poi abbandonarsi e sottrarsi al dominio della ragione, lasciandosi ammaliare dall’ebbrezza dell’inconscio. Di Piazza, Mazzoni e Verlato trovano nella forma primigenia e creatrice per eccellenza quel senso di mistero che li conduce attraverso una rappresentazione del reale-naturale e, successivamente, a spingersi all’interno degli abissi dell’assoluto irrazionale. I tre artisti intraprendono una strada orientata non solo all’ambiente nel quale viviamo, ma ad una concezione sublime dell'energia di natura, mossa da quelle forze che costituiscono l'universo delle pulsioni, della fantasia e delle passioni, fonti imprescindibili per la creazione artistica.
"L'arte non ripete cose visibili, ma rende visibile", a questa frase di Paul Klee sembrano ispirarsi i tre artisti italiani che, lasciandosi guidare da un acuto spirito d’osservazione, analizzano le influenze reciproche tra l’Uomo, la Natura e l’Universo.
Fulvio di Piazza (Siracusa, 1969) si può reputare un moderno Arcimboldo in cui il dato naturale si accosta all’estro immaginifico che catalizza perenni trasmutazioni della forma e della sostanza. Dai paesaggi animistici che si distendono sulle tele ad olio dell’artista siciliano sembrano sussurrare le voci che abitano ogni singolo elemento naturale permeato di un’aura fantasmagorica. Nei suoi lavori le raffigurazioni dimostrano un’apparenza ibrida in cui le espressioni dell’umanità vengono assorbite da una natura sovrastante che a sua volta riacquista sembianze umane, generando visioni olistiche.
Nei raffinati disegni realizzati con matite colorate da Marco Mazzoni (Tortona, 1982) prendono vita esseri silvani, incroci tra figure umane e fitomorfe, che divengono metafore delle forze guaritrici e delle sostanze allucinogene delle piante e dei fiori, allegorie di un antico sapere sugli effetti taumaturgici che queste possono esercitare sull’uomo. Queste belle ed ingannevoli apparizioni si legano all’eresia, al paganesimo e alle stregonerie, esplicate e messe al bando già nel volume rinascimentale “Malleus Maleficarum”, da cui l’artista prende spunto.
Nicola Verlato (Verona, 1965) vive a Los Angeles, patria del Pop Surrealismo, ed emerge sulla scena artistica come ponte tra l’arte colta europea e la cultura americana underground. Nei suoi dipinti ad olio dalla plasticità michelangiolesca, Verlato esplora la natura apocalittica della nostra era dove si scontrano le forze del Bene e del Male, angeli e demoni, la luce e l’ombra, ribaltando il concetto di terra e cielo in un vortice trascinante che non lascia scampo ai soggetti ritratti e all’osservatore.
Questi tre artisti, accomunati da una straordinaria capacità creativa, stanno riscuotendo un grande successo oltre i confini italiani, consolidandosi nel panorama dell’arte figurativa internazionale con mostre in prestigiosi musei e in ambite gallerie. Ciascuno di loro si riconosce attraverso una singolare matrice che proviene dalla migliore tradizione artistica italica, e che trova eco soprattutto negli U.S.A. grazie all’utilizzo degli elementi dell’immaginario pop capaci di comunicare oltre le barriere culturali e generazionali.
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