La Primavera di Praga 1968 - ’69

© Vladimir Lammer | 21Vladimir Lammer, 21 Agosto 1968, Praga, Piazza Venceslao

 

Dal 05 Giugno 2018 al 24 Giugno 2018

Milano

Luogo: Palazzo Reale

Indirizzo: piazza Duomo

Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30

Curatori: Dana Kyndrova, Pamela Campaner

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 02 87287961

E-Mail info: info@expowallgallery.com

Sito ufficiale: http://www.expowallgallery.com


Comunicato Stampa:
La galleria Expowall porta alla Milano Photoweek La Primavera di Praga 1968 –’69, una selezione di 45 fotografie dalla cosiddetta Primavera di Praga (il periodo che va dall’arrivo delle truppe il 21 agosto 1968 all’immolazione di Jan Palach nel gennaio 1969) per un totale di 22 fotografi e 4 archivi: Gustav Aulehla, Jan Bartůšek, Jaromír Čejka, Pavel Dias, Bohumil Dobrovolsky, Přemysl Hněvkovský, Josef Hník, Dagmar Hochová, Miroslav Hucek, Jaroslav Kučera, Miroslav Khol, Libuše Kyndrová, Vladimír Lammer, Miroslav Martinovský, Miloň Novotný, Jan Reich, Jiří Stivín, Daniela Sýkorová, Pavel Vácha, Jiří Všetečka, Václav Toužimský, Miroslav Zajíc. L'archivio ČTK (Czech News Agency), l'Archivio della Società per la cultura e il dialogo, il Museo della Boemia settentrionale a Liberec. Una fotografia è stata fornita dall'ex direttore della rivista La Fotografia cecoslovacca Alena Šourková a cui l'autore, ignoto, ha gettato nell'agosto 1968 alcuni scatti nella buca delle lettere. La maggior parte delle fotografie vengono esposte in Italia per la prima volta.
Le fotografie non sono originali dell’epoca, poiché negli anni '70 e '80 in Cecoslovacchia non era possibile far circolare fotografie dell'invasione o di momenti relativi alla morte di Jan Palach, ma le pellicole furono accuratamente conservate, talvolta nascoste, dagli autori. Tutte le stampe provengono dalle scansioni dei negativi originali.

Prodotta interamente dalla galleria Expowall di Milano e ospitata da Palazzo Reale, La Primavera di Praga 1968 –’69 inaugurerà la Milano Photoweek il giorno 4 giugno alle ore 19 e sarà visitabile gratuitamente fino al 24 giugno insieme a Josef Sudek: La topografia delle macerie (Guerra). Praga 1945, le fotografie scattate da Josef Sudek dopo la liberazione di Praga del maggio 1945 e ristampate a seguito del restauro dei negativi della collezione dell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Accademia delle scienze di Praga.

Anche Josef Sudek: La topografia delle macerie (Guerra). Praga 1945 è prodotta da Expowall.

La Primavera di Praga 1968 –’69 e Josef Sudek: La topografia delle macerie (Guerra). Praga 1945, entrambe dedicate alla città di Praga vengono presentati a Palazzo Reale con il titolo unico “Praga: da una primavera all’altra. Liberazione 1945 | Occupazione 1968” .
La mostra La Primavera di Praga 1968 –’69, curata da Dana Kyndrovà e per l’Italia da Pamela Campaner, in collaborazione con la Leica Gallery di Praga, inizia il racconto dalla mattina del 21 agosto quando i carri armati dell’esercito composto dalle truppe di alcuni Stati aderenti al Patto di Varsavia (Unione Sovietica, Bulgaria, Polonia, Ungheria e Repubblica Democratica Tedesca) invasero la Cecoslovacchia spegnendo le speranze nate con le riforme attuate nei primi mesi di quello stesso anno. All’inizio del 1968, infatti, la Cecoslovacchia avviò un processo di democratizzazione non gradito al Partito comunista di Mosca che temeva la riacquisizione della piena sovranità politica del Paese e un conseguente collasso del blocco sovietico. Quello che doveva essere un avvertimento e una presenza temporanea divenne, come sappiamo, una vera e propria occupazione a cui la popolazione inerme tentò vanamente di opporsi.

La mostra si chiude con le fotografie del funerale di Jan Palach, il diciannovenne studente di filosofia che il 16 gennaio 1969 si diede fuoco davanti al Museo Nazionale in Piazza Venceslao. Morì dopo tre giorni di agonia. I suoi funerali furono una vera e propria manifestazione anti-regime e il suo atto passò alla storia come simbolo della protesta contro l'occupazione militare sovietica.

Dana Kyndrová è una fotografa ceca particolarmente sensibile al tema dell’ invasione e delle truppe sovietiche. Infatti tra il 1990 e il 1991 ha documentato la loro partenza dalla Cecoslovacchia, occupata da ben 23 anni. Dopo aver pubblicato quindici anni fa una monografia su questo argomento, ha deciso di raccogliere fotografie registrando anche il loro "arrivo" nell ́agosto 1968. Per quattro anni ha cercato fotografie tra i fotografi, i loro eredi, i collezionisti e anche negli archivi di molte istituzioni.
Le fotografie e le pellicole sono rimasti nascosti per molti anni per il timore -giustificato– che fossero considerati atti di eversione. Oggi, a cinquant’anni di distanza dagli eventi che costituirono anche un momento di frattura all’interno della sinistra europea, riprendono vita e significato e obbligano chi le guarda a una riflessione anche sul ruolo stesso della fotografia.
Scrive Milan Kundera ne L’insostenibile leggerezza dell’essere: “[...] invece l’invasione della Cecoslovacchia del 1968 è stata fotografata, filmata, depositata negli archivi di tutto il mondo. I fotografi e gli operatori cechi capirono che proprio loro potevano fare l’unica cosa che si potesse ancora fare: conservare per un lontano futuro l’immagine di una violenza. Tereza passò sette giorni interi a sulle strade a fotografare soldati e ufficiali russi in ogni genere di situazioni compromettenti. I russi non sapevano che fare. Avevano ricevuto precise istruzioni su come comportarsi se qualcuno avesse sparato contro di loro o gettato delle pietre, ma nessuno aveva dato ordini su come reagire se qualcuno avesse puntato su di loro l’obiettivo di una macchina fotografica”.

Dice Pamela Campaner, fondatrice di Expowall e curatrice della mostra per l’Italia: “Václav Havel, uno dei grandi protagonisti della vita culturale e politica della Cecoslovacchia che ne diventerà poi il Presidente (nonché il primo Presidente della Repubblica Ceca) sosteneva che “[...] la speranza non è sicuramente la stessa cosa dell’ottimismo. La speranza non è la convinzione che qualcosa possa riuscire, ma la certezza che qualcosa abbia senso, indipendentemente dalla sua riuscita”. Riguardando le immagini esposte, alla luce di questa considerazione, ci rendiamo conto che non sono la rappresentazione documentaria di una speranza che moriva di fronte alla forza brutale dei carri armati, ma la testimonianza che quella speranza viveva ancora nello sguardo del fotografo”.

Expowall ha dedicato gli ultimi sei mesi di programmazione delle mostre della galleria di via Curtatone 4 a Milano agli avvenimenti del 1968 organizzando UNSEEN SIXTIES. Le altre immagini del “Sessantotto” americano curata da Matteo Ceschi, il quale ha scovato foto inedite in archivi di quotidiani del Midwest, in particolare dell’area di Chicago e Sessantotto Altrove il lavoro di Fausto Giaccone realizzato in Sardegna nel novembre 1968 come inviato deL’Astrolabio, rivista allora diretta da Ferruccio Parri.  

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