Olaf Breuning. We Are All In the Same Boat. The weight of colour

Olaf Breuning, We Are All In the Same Boat, 2018, C-Print, 6 Ed. + 2 AP: 122 x 155 cm.

 

Dal 30 Gennaio 2020 al 28 Marzo 2020

Milano

Luogo: Galleria Poggiali

Indirizzo: Foro Buonaparte 52

Orari: da Martedì a Sabato 10.30 - 13.30 / 15 - 19

Curatori: Lorenzo Bruni

Telefono per informazioni: +39 02 72095815

E-Mail info: info@galleriapoggiali.com

Sito ufficiale: http://www.galleriapoggiali.com



La Galleria Poggiali presenta, nella sede di Milano, giovedì 30 gennaio 2020, dalle ore 19.00, la prima personale in Italia di Olaf Breuning (Sciaffusa, 1970) nato in Svizzera ma newyorkese d’adozione, We are All In the Same Boat. The weight of colour, a cura di Lorenzo Bruni.
Breuning si è fatto conoscere, tra le altre, attraverso le mostre personali in diverse autorevoli istituzioni come il Palais de Tokyo di Parigi, la Chisenhale Gallery di Londra, la Kunsthall di Stavanger, l’Institute of Modern Art di Brisbane e attraverso la partecipazione a biennali quali la Biennale del Whitney New York e la Biennale de l'Image en mouvement a Ginevra.

Olaf Breuning
, per la sua mostra nello spazio milanese della Galleria Poggiali, in Foro Buonaparte 52, ha concepito un ambiente immersivo per riflettere su come gli attuali stimoli della vita quotidiana sono metodicamente registrati, metabolizzati e riproposti dagli “utenti” digitali. Esplicativo di questo approccio è la grande scultura al centro dello spazio che consiste in una scala di metallo, su cui è montata la sagoma in acciaio lucido di un volto stilizzato con al centro un cuore. La struttura bidimensionale diviene volumetrica e inafferrabile per effetto delle immagini che inesorabilmente riflette. Tale dimensione “multidisciplinare” e “multidimensionale” è adottata dall’artista per tutta la mostra fino anche all'installazione di disegni a china nera raffiguranti scene ‘possibili’, ma immaginarie, che suggeriscono un’inedita narrazione intima e corale.
 
Come scrive Lorenzo Bruni: “La ricerca di Breuning è da sempre attenta ai cambiamenti sociali e alle immagini usate in quanto strumenti di nuova ritualità. E’ interessante notare come negli ultimi dieci anni l’ironia paradossale dell’artista sia andata sempre più verso una dimensione ontologica, archetipica e universale. Le opere presenti nella mostra milanese – una grande installazione fotografia site specific e il suo ultimo video – introducono infatti indizi fondamentali sul suo attuale percorso. La prima opera è un'immagine di forte impatto visivo, sia perché occupa per intero una delle pareti dello spazio, sia per il soggetto trattato, ovvero un gruppo eterogeneo di persone che, in piedi all'interno di una barca in mezzo a un bosco, guardano fisse verso lo spettatore dando corpo al detto: “We Are All In the Same Boat”. La seconda è il video “Sunny”, in cui in primo piano appare il volto di un bambino intento a guardare un evento unico, che è negato alla nostra vista. In entrambi i casi si tratta di monumenti allo stupore, all'andare oltre le sovrastrutture culturali, di un invito a non sottostare al cosiddetto senso comune, ma di riflettere non solo sul ruolo dell'arte ma anche su quello dello spettatore consapevole in un mondo globale e a portata di click.”
 
Le opere presenti alla mostra We Are All In the Same Boat alla Galleria Poggiali sono di anni e soprattutto media diversi, sia site specific che immagini autonome, poste dall'artista in un nuovo stretto dialogo per far emergere domande ovvie quanto conturbanti: per chi sono i messaggi che produciamo giornalmente nel mondo del web e perché li produciamo? Olaf Breuning risponde mettendo al primo posto la dimensione esperienziale che ha a che fare con l'evento in tutti i suoi aspetti fisici e psicologici. Per questo motivo è forse più opportuno, piuttosto che parlare di site specific, definirla una mostra time specific, avendo a che fare con la messa in evidenza del tempo del processo dell'opera e della sua fruizione. Tale approccio è lo stesso con cui l’artista indaga, negli ultimi dieci anni, il concetto di colore nella società digitale e in relazione alla storia dell'arte, ovvero, con l’intento di dare nuova importanza al momento della manifestazione e trasformazione del colore, piuttosto che come semplice attributo di una forma.
 
Per rappresentare la mostra è stata scelta la fotografia “Happy painters” che, come spiega Lorenzo Bruni “costituisce una sorta di apice dell’approccio di Breuning e della sua attenzione a immagini apparentemente astratte in cui emerge l'istante della creazione o la messa in scena del colore. “Happy painters” consiste in un gruppo di pennelli colanti, ognuno di un colore monocromo, a cui sono stai applicati, antropomorfizzandoli, occhi e piedi di bambole; così il mezzo di produzione dell'opera pittorica diviene in questo caso il soggetto stesso, anche se l'aspetto di inquietudine deriva dal fatto che la comunità di pennelli, autonomi e spavaldi, appaiono come osservare e giudicare ciò che hanno di fronte a loro trascendendo la loro condizione di oggetti inanimati.”

In occasione della mostra sarà edito un catalogo con saggio di Lorenzo Bruni.
           
Olaf Breuning (Svizzera, 1970; vive e lavora a New York) realizza dalla metà degli anni '90 opere che introducono gli spettatori in mondi surreali attraverso performance, film, fotografie, sculture, disegni e, più recentemente, per mezzo di opere legate alla pittura. Spesso cerca ispirazione nella cultura pop, aggiungendo tocchi di umorismo al suo lavoro, con cui osservare in maniera inedita le regole della società globale. “Mr. Breuning specializes in relentless satire that sends up all manner of visual and social conventions: television, sports, bad movies and worse rock bands, as well as fairy tales, creation myths, tribal rites (past and present and mostly male) and, naturally, contemporary art. His New York debut offers an installation, a video and eight large color photographs, and it progresses from abysmal to promising.” Così la critica Roberta Smith del New York Time salutava, nel novembre 2001 (poco dopo i terribili eventi dell'11 settembre), la prima mostra di Breuning, che proponeva l'esorcizzazione della paura e della cultura della spettacolarizzazione. Quelle opere anticipavano aspetti ora ampliamenti diffusi come quella di potersi trovarsi in totale solitudine pur avvolti dalla folla, come anche la voglia incomprensibile di barattare la propria privacy a favore di una sensazione di sicurezza. Invece, il testo che accompagnava la copertina del volume 71 nel 2004 di Parket specificava: “Fanciful figures they are, those youthful creatures who stare at us out of Olaf Breuning’s photographs and videos. And yet their sectarian looks, their air of disheveled arcane knowledge, trash archaic civilization and marketing slavery, communicate a disturbing sense of gruff exclusion.” Si tratta di commenti  pertinenti anche per descrivere il famoso video “home” presentato nel 2008 alla Biennale del Whitney a New York. Successivamente Breuning, attento ai cambiamenti sociali, si concentra su nuove dinamiche, come quella dei colori che stanno per esplodere in un folle work in progress per  alzare il livello di attenzione da parte dell'osservatore del proprio quotidiano digitale e non solo. L'ironia è l'arma che adotta anche in questo caso Breuning per osservare, come per la prima volta, la realtà, ma anche l'atto della creazione di un’opera e del senso della creatività. In quest’ottica rientra anche l'installazione a Central Park Clouds (2014) che introduce del colore finto quanto iconico: nuvole di alluminio blu brillante propongono una scultura senza volumi, solidificando un immaginario da comics. O anche il murale gigantesco realizzato al Zentrum Paul Klee (2013), realizzato attraverso una griglia geometrica che schermava e definiva le tracce delle bombe di colore lanciate dal pubblico. In entrambi i casi sono delle reazioni al gesto del pittore inteso come elemento solipsistico e separato dal flusso della vita. Successivamente, l’artista apre una riflessione radicale sul tema del museo, della collezione e del ruolo dell'opera d'arte in un epoca digitale e caratterizzata da archivi immateriali. Le recenti mostre di Olaf Breuning da citare ci sono: The Life at Metro Pictures, New York (2015); The HOME Trilogy at Metro Pictures, New York (2013); Human Nature alla Pippy Houldsworth Gallery, Londra (2012); The Art Freaks al Palais de Tokyo, Parigi (2011). Le opere dell'artista sono conservate in collezioni prestigiose in tutto il mondo tra cui: il Kunsthaus di Zurigo, la National Gallery of Victoria, in Australia; il Museo della Louisiana, Copenaghen; la Fondazione Ellipse, Portogallo; e la Collezione La Gaia, in Italia, tra molti altri.



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