PRESENT ART FESTIVAL 2021 - COMUNITA’ REALI E VIRTUALI ALL’EPOCA DELL’INCERTEZZA,

Hai Chen Structure, 20201101. Acrylic on canvas, 80x80 cm, 2020

 

Dal 22 Maggio 2021 al 06 Giugno 2021

Desio | Milano

Luogo: Museo Scalvini - Villa Cusani Tittoni Traversi

Indirizzo: Via Lampugnani 66

Orari: mercoledì-domenica ore 10:30-12:30 e 15:30-18; lunedì-martedì su appuntamento tel. 349.5134975

Curatori: Vera Agosti e Cristiano Plicato

Enti promotori:

  • Con il Patrocinio del Comune di Desio

Costo del biglietto: Ingresso gratuito con distanziamento nel rispetto delle norme anti Covid

Telefono per informazioni: +39 02 3983 1335

E-Mail info: info@villatittoni.it

Sito ufficiale: http://www.villatittoni.it


Il Museo Scalvini presso Villa Cusani Tittoni Traversi a Desio (MB) è lieto di accogliere la prima edizione italiana del PRESENT ART FESTIVAL. COMUNITA’ REALI E VIRTUALI ALL’EPOCA DELL’INCERTEZZA, con il Patrocinio del Comune di Desio, l’organizzazione di MA-EC e la curatela di Vera Agosti e Cristiano Plicato. Il Festival si è tenuto per 10 anni a Shanghai e Pechino, con la partecipazione di artisti provenienti da oltre 30 Paesi del mondo e si basa su una filosofia di comunicazione aperta e reciproca e su scambi multiculturali ed economici. Si tratta quindi di un evento che collega Oriente ed Occidente. Le sale dell’antica villa ospiteranno dal 22 maggio al 6 giugno 2021 le opere di artisti internazionali che utilizzeranno media (pittura, fotografia, scultura, installazione, design, multimedia, performance…) e linguaggi differenti, dalla figurazione all’astrazione. Il sottotitolo, COMUNITA’ REALI E VIRTUALI ALL’EPOCA DELL’INCERTEZZA, allude al tema dell’iniziativa: le comunità ai nostri giorni, resi incerti a causa della pandemia e della crisi economica. Per comunità intendiamo qualunque gruppo di persone con finalità, sentimenti, abitudini o tradizioni condivise, che si incontrano nella vita reale o on-line. Ecco quindi ritratti e immagini di gruppi, famiglie, amici, colleghi, studenti, viaggiatori; riferimenti ai forum, alle chat, ai social media e al digitale e a tutto quanto la creatività degli artisti sappia inventare in relazione all’importanza della socialità e dello stare insieme, che con il Coronavirus abbiamo riscoperto così vitale per l’uomo. In alcune opere è palese l’allusione alle comunità divise dalla pandemia: si vedono pertanto territori desolati e lande abbandonate.
 
Sabine Barnabò presenta un’installazione site-specific, un insieme composto da più elementi, gomitoli in questo caso, variopinti, ludici e luminosi. Ѐ un’immagine simbolo di una comunità felice, in cui il singolo è al contempo simile e dissimile dall’altro; il gruppo fa la forza.
Il bianco e nero drammatico di Gui Bin lascia intendere come la comunità sia in pericolo. La vegetazione ingloba i manufatti umani cercando di fagocitarli per prendersi la sua rivincita sull'ingerenza dell'uomo sul pianeta. Ecco che l'umanità deve farsi carico di approcciarsi con discrezione alle regole della natura.
Gianluca Capozzi presenta una scena conviviale attraverso una figurazione luminosa. I personaggi, senza specifica identità, sono intenti a conversare a un tavolo, è un momento di incontro, dove l’individuo si rispecchia nell’altro e forma una comunità.
Jorge Cavelier partecipa con un’installazione preziosa e delicata. Le sue splendide foreste sono dipinte su sottili veli trasparenti. La comunità vegetale è essenziale per tutte le altre e per la vita del pianeta. Gli equilibri tra flora, fauna e umanità sono fragili come le sfumate trasparenze di quest’opera evocativa.
Il lavoro concettuale di Hai Chen allude all’amore per l’arte classica, che influenza le comunità artistiche di tutto il mondo, come un punto di riferimento imprescindibile.
Qingyu Deng ne Il mondo dietro l'apparenza esprime un'ambivalenza comune nell’uomo contemporaneo, ritraendo un personaggio che desidera attenzione ma manca di sicurezza. Disperatamente desidera qualcosa ma non sa esprimerlo. Il mondo che la gente osserva ad occhio nudo è rappresentativo e ciò che si nasconde dietro la rappresentazione richiede la nostra percezione. Questo tipo di immaginazione è solitamente complicato e vago ed è difficile trovare un modo adatto per comunicare e condividere con gli altri.
Il ciclo “Contaminazioni” di Emanuele Gregolin insiste su alcuni elementi attuali che hanno trasformato l’immaginario collettivo: gli schermi rimandano alla tecnologia sempre più diffusa e propongono figure di vario genere rese con tono grottesco. Alcune lettere sono isolate, altre compongono parole precise, come WP, MMS, FB. Tutto diventa un gioco-labirinto nel rosso, ma l’artista è ben conscio che non si tratta di un divertissement e il colore vivo nasconde il dramma. La natura sparisce, restano solo le forme bianche delle nuvole, immagini del tempo che scorre.
I due splendidi paesaggi invernali di Mengjie Huang sono specchi dell’isolamento, malinconia e freddezza in cui la pandemia ci ha calati. L'uccello che vola via s'innalza sopra la solitudine e fugge verso un destino migliore.
Gli scatti della performance con body-painting di Huiming Hu ricordano un proverbio cinese per cui “La realtà è come il fiore nello specchio e la luna nell’acqua”, ovvero non direttamente conoscibile, frutto di un inganno, che sta alla base della poetica della giovane artista, da sempre interessata a domandarsi chi o che cosa sta ingannando noi, la nostra percezione e la nostra conoscenza. Ecco allora che gli occhi, celati da una mano, sono dipinti su di essa e noi, osservatori, ci sentiamo scrutati, pur nell’impossibilità dell’accadimento. La pandemia ci costringe ad essere surreali.
Nel dipinto Conoshhhenza di Tannaz Lahiji una comunità dai mille volti sembra esplodere, le mani levate come a chiedere aiuto. Il dolore di uno appartiene a tutti. Il dripping delle tinte rosse e viola sottolinea l'emergenza dalla situazione. Per il finissage del festival, il 6 giugno, l'artista si esibirà in una performance di danza e pittura. Movimenti tribali, inconsulti ma armoniosi, una gestualità magica e sciamanica, per ricordare la sofferenza interiore dell'uomo, a volte nascosta nel profondo, fino al suo superamento e al ritorno a uno stato di quiete, grazie all'arte e all'amore.
In Zhenhuan Liu, ammiriamo l'infermiera al servizio della comunità, che a sua volta rappresenta la comunità dei medici e degli infermieri, al quale tutto il mondo oggi deve moltissimo. L'opera è fortemente materica, le pennellate sono dense e spesse, creando un emozionante gioco di volumi che accresce la forza e il significato del lavoro. In April 2020, l'artista si ritrae mentre lavora per il suo pubblico e si offre al nostro sguardo. La mascherina abbassata per vedere il suo volto denota il momento storico in cui l'opera viene eseguita. Intorno gli oggetti cari: i fiori, le macchine fotografiche, un cellulare, a indicare il rimpianto per la comunità perduta. Il drappo rosso acuisce l'elegante teatralità della scena.
La comunità in Cristina Navarro è data da un poetico insieme di figure geometriche differenti, legate dal colore oro e dal blu dello sfondo, due tinte preziose che da sempre ci parlano del sacro e della spiritualità.
Nella fotografia di Xiaomei Wu, notiamo in primo piano una tenda. E’ solitamente un oggetto che cela e nasconde, in questa caso separa l'interno di un'abitazione dall'esterno, ma lascia intravvedere il cielo notturno con una falce di luna. Un fiore immenso completa Il quadro, è a metà strada tra l'interno e l'esterno, tra ciò che si nasconde e ciò che si svela. Il titolo è per l'appunto Virtual and reality, una contrapposizione che richiama i giorni della pandemia, fatti di attesa e disattesa, chiusura e apertura. Le comunità del mondo hanno vissuto questa antinomia per mesi e mesi.
In Xunmu Wu, la solitudine e la mancanza di comunicazione rendono ogni territorio una landa desolata, dove chiunque può smarrire l’orizzonte. Le pennellate sono materiche, con forti contrasti cromatici che tuttavia richiamano la varietà della natura.
Zhihai Zhang sottolinea nella sua opera scura e drammatica la totale disconnessione umana in epoca pandemica, ritraendo un ragazzo che sta leggendo un libro, probabilmente d’arte, date le immagini raffigurate sulle pagine, ma tutto il suo volto e i suoi occhi sono coperti da una mascherina.
 
Finissage: 6 giugno ore 16.00 con performance di Tannaz Lahiji


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