Squarci per uno spazio possibile. Antonio Secci e lo Spazialismo
Squarci per uno spazio possibile. Antonio Secci e lo Spazialismo, Spazio Raw, Milano
Dal 20 Febbraio 2018 al 3 Marzo 2018
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Spazio Raw
Indirizzo: corso di Porta Ticinese 69
Orari: da lunedì a sabato 15-19.30
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 02 49436719
E-Mail info: info@spazioraw.it
Sito ufficiale: http://www.spazioraw.it
Dal 20 febbraio con finissage il 3 marzo alle ore 18.30, la galleria SpazioRaw di Milano, in corso di Porta Ticinese 69, ospiterà la personale di uno dei più grandi interpreti dello Spazialismo italiano, Antonio Secci.
Il lavoro di Secci punta tutto sulla tensione degli elementi compositivi abbinati ai colori distribuiti in purezza. La materia scabra e granulosa di per sé non giustificherebbe un al di là della pittura, così neppure il supporto. Ma va considerata come vera e propria pelle, epidermide resistente e metafora dello stesso fare artistico. Lo svelamento dell’oltre, cioè di tutto ciò che soggiace a questa superficie cutanea, avviene per violenza, con uno strappo calibrato e preciso come un taglio di Fontana che però non ha la freddezza chirurgica, l’asetticità della taglierina Stanley. Rivela piuttosto uno sforzo, una lacerazione più stridente, un’energia che è anche fisica e non solo mentale.
Le opere non vanno oltre i confini della cornice, non cercano nemmeno delle forme irregolari o extra size perché la superficie deve assecondare il gioco dello strappo e della materia. L’attenzione deve essere concentrata su questo gioco di andare sotto la pelle, verso una seconda pelle che è complemento della prima. Antonio Secci vuole rimanere in una sorta di spazio predefinito per amplificare i contrasti cromatici, le essenzialità dialogiche della forma-colore, il gesto del togliere che, in effetti, si tramuta in un aggiungere alla pittura altra pittura. Sono questi i valori costruttivi di un’arte matura e diretta, che appartiene ancora e sempre ai paradigmi del moderno: un’inattualità che rende la pittura dell’artista ancora più interessante anche per confronto generazionale che ha bisogno di diversità per crescere. - Valerio Dehò.
"Lo squarcio è una possibile apertura per uno spazio possibile, - afferma Secci - non è altro che la rappresentazione di questo mondo dove devi cercare di aprire un varco per poter sopravvivere in un futuro migliore e attraverso questo spazio insomma, avere una visuale più serena della vita".
Il progetto espositivo, che celebra il maestro Antonio Secci, viene esposto precedentemente, in occasionediArt City 2018 e Setup+, pressoSeven’s.bo, con il patrocinio delComune di Bologna per poi concludersi presso lo spazioRaw di Milano.
Antonio Secci è nato a Dorgali (NU) nel 1944. Per diversi anni ha vissuto e lavorato a Milano dove, tra il 1966 e il 1973 è stato parte attiva dell’ambiente artistico caratterizzato dallo Spazialismo di Fontana, Castellani, Bonalumi, Simeti e dalla pittura nucleare di Manzoni, Dova, Crippa e Baj. Ma certamente, un artista che ha avuto influenza sul giovane Secci, dal punto di vista personale e culturale piuttosto che tecnico-visivo, è stato Guy Harloff, apolide franco-russo che lavorava solo con il collage ad un’arte alchemica e “iluminata”. In particolare, poi, il sodalizio con Crippa, di cui è stato assistente, è diventato una vera e propria esperienza artistica, ereditando l’idea di una pittura che è “superficie” nel momento in cui è riconosciuta come “materia”.
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