Alberto Giacometti (1901-1966). Grafica al confine fra arte e pensiero
Alberto Giacometti, Tête d’homme II. Illustration retenue pour Derrière le Miroir, Paris, n° 127, Mai/Juin 1961. Litografia 26 x 19,6 cm, le dessin. Collezione Eberhard W. Kornfeld, Berna
Dal 9 Giugno 2020 al 10 Gennaio 2021
Chiasso | Mondo | Visualizza tutte le mostre a Mondo
Luogo: m.a.x. museo e Spazio Officina
Indirizzo: via Dante Alighieri 6
Orari: martedì – domenica ore 10.00–12.00 / 14.00–18.00; lunedì chiuso
Curatori: Jean Soldini, Nicoletta Ossanna Cavadini
Telefono per informazioni: +41 58 122 42 52
E-Mail info: info@maxmuseo.ch
Sito ufficiale: http://www.centroculturalechiasso.ch
Alberto Giacometti è conosciuto soprattutto come scultore e pittore. Disegnava anche molto: era un modo privilegiato per cercare di conoscere la realtà, tramite lo studio delle opere d’arte di ogni epoca. Durante la sua vita, egli ha ugualmente realizzato un gran numero di incisioni e litografie. La produzione grafica di Giacometti è espressione di una profonda ricerca, rimasta meno visibile fino a oggi. Per questa ragione, il m.a.x. museo ha ritenuto di valorizzarla.
È esposta così, per la prima volta, una visione globale della sua opera grafica, con oltre quattrocento fogli: dalla xilografia all’incisione a bulino, dall’acquaforte alla litografia; non è infrequente che questi fogli siano legati all’illustrazione di libri. A essi si aggiungono alcuni dipinti, disegni, sculture e fotografie, nonché una scelta di tavole che fanno parte della raccolta intitolata Quarantacinque disegni di Alberto Giacometti, pubblicata da Einaudi nel 1963.
L’esposizione, che si avvale di prestiti di prestigiose istituzioni e collezionisti privati su tutto il territorio svizzero e anche a livello internazionale, è a cura di Jean Soldini, filosofo e storico dell’arte, e Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo e dello Spazio Officina, e si inserisce nell'ambito del tema del Centro Culturale Chiasso per la stagione 2019-2020, ossia "confine".
Il catalogo della mostra presenta l'opera grafica di Alberto Giacometti e contiene saggi di: Jean Soldini (co-curatore della mostra, filosofo e storico dell’arte, Ginevra), Susanne Bieri (conservatrice della Graphische Sammlung, Nationalbibliothek, Bern), Chasper Pult (studioso e linguista, già direttore dell’Istituto svizzero a Roma, Val Bregaglia), Luigi Sansone, storico e critico d’arte contemporanea, Milano), Nicoletta Ossanna Cavadini (direttrice m.a.x. museo e Spazio Officina, Chiasso), Marco Fagioli (critico d’arte e già docente universitario, Firenze). Casa editrice Albert Skira, Milano/Ginevra, 2020, pp. 400, italiano/ inglese. CHF 36.- o EURO 36.
Alberto Giacometti nasce nel 1901 in Val Bregaglia, nella Svizzera di lingua italiana. Era figlio del pittore Giovanni Giacometti. Dopo la frequentazione della scuola d’arte di Ginevra e alcuni viaggi di studio in Italia, elegge Parigi sua città di riferimento senza mai dimenticare Stampa, il luogo degli affetti familiari dove conservò sempre un atelier oltre a quello più noto di Rue Hippolyte-Maindron, vicino a Montparnasse. S’iscrive all’Académie de la Grande-Chaumière che frequenta tra il 1922 e il 1925. Intanto, entra in contatto con l’arte neosumera, africana, precolombiana, con l’opera di Costantin Brancusi, Raymond Duchamp-Villon, Henri Laurens, Jacques Lipchitz, André Masson. Continua il suo interesse per l’arte egizia che già lo aveva colpito nel 1920 al Museo archeologico di Firenze. Subisce il fascino del Cubismo per aderire poi al movimento surrealista con le sue libere associazioni erotico-poetiche. Nel 1930 espone con Jean Arp e Joan Mirò nella galleria di Pierre Loeb a Parigi. Conosce intellettuali come Louis Aragon, Georges Bataille, Michel Leiris. Giacometti torna poi a dare preminenza alla figura umana; nelle opere di questo periodo sviluppa una ricerca quanto mai originale, che ha il suo perno nell’apparenza che è il nocciolo come lui stesso afferma. L’esistente gli si manifesta con una violenza che trova nell’essere umano la sua espressione più chiara determinando un rapporto inedito con spazio e tempo. Prossimo e autonomo rispetto a personaggi di primo piano come Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Samuel Beckett, Giacometti continuerà incessantemente le sue ricerche, anche negli ultimi anni della sua vita. Nel 1962 otterrà il Gran Premio della Scultura alla Biennale di Venezia e tre anni dopo il Grand Prix des Arts a Parigi. Sempre nel 1965, il Museum of Modern Art di New York gli dedicherà una mostra antologica.
Alberto Giacometti muore a Coira (Svizzera) nel 1966.
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