Calder. Rêver en Equilibre

Alexander Calder, La Grande vitesse (1:5 intermediate maquette), 1969, © courtesy © Calder Foundation, New York / Art Resource, New York | Fondation Luis Vuitton

 

Dal 15 April 2026 al 16 August 2026

Parigi |

Luogo: Fondation Louis Vuitton

Indirizzo: 8 Avenue du Mahatma Gandhi

Orari: Lun / Mer / Gio 11 - 20 I Ven 11 - 21 I Sab / Dom 9 - 20

Costo del biglietto: € 18

Telefono per informazioni: +33 01 40 69 96 00

Sito ufficiale: http://www.fondationlouisvuitton.fr


Dal 15 aprile al 16 agosto 2026 la Fondation Louis Vuitton celebra il centenario dell’arrivo di Alexander Calder (1898-1976) in Francia nel 1926 e i cinquant’anni dalla sua scomparsa con una grande retrospettiva che esplora tutte le dimensioni della sua opera. La mostra Calder. Rêver en équilibre attraversa mezzo secolo di creazione, dalla fine degli anni Venti e dalle prime rappresentazioni del Cirque Calder, che affascinano le avanguardie parigine, fino alle sculture monumentali degli anni Sessanta e Settanta che ridefiniscono l’idea di arte pubblica. Alla Fondation Louis Vuitton, sospesi nell’architettura degli spazi progettati da Frank Gehry, i suoi mobiles trasformano l’esposizione in una vera e propria coreografia.

La mostra, una delle più importanti mai dedicate ad Alexander Calder, è stata concepita in stretta collaborazione con la Calder Foundation, principale prestatore delle opere. Riunisce inoltre prestiti provenienti da istituzioni internazionali e da importanti collezionisti privati, per un totale di circa 300 opere: mobiles e stabiles - secondo la terminologia calderiana che distingue tra astrazioni cinetiche e statiche - ma anche ritratti realizzati in filo di ferro, figure scolpite in legno, dipinti, disegni e perfino gioielli, concepiti come vere e proprie sculture. In un percorso cronologico che si sviluppa su oltre 3000 metri quadrati emergono le questioni fondamentali della ricerca artistica di Calder: innanzitutto il movimento, ma anche la luce, il riflesso, l’uso di materiali umili, il suono, l’effimero, la gravità, la dimensione performativa e il rapporto tra spazio positivo e spazio negativo.

Essendo concepita come una celebrazione anniversaria, la mostra amplia il proprio sguardo includendo opere di contemporanei dell’artista. I lavori dei suoi amici Jean Arp, Barbara Hepworth, Jean Hélion e Piet Mondrian, insieme a quelli di Paul Klee e Pablo Picasso, permettono di collocare l’inventività radicale di Calder nel contesto delle avanguardie del Novecento. Trentaquattro fotografie realizzate da alcuni dei più importanti fotografi del XX secolo - Henri Cartier-Bresson, André Kertész, Gordon Parks, Man Ray, Irving Penn e Agnès Varda - mostrano un artista in equilibrio tra arte e vita. Calder. Rêver en équilibre propone inoltre approfondimenti dedicati ad alcuni nuclei fondamentali della sua produzione, come la celebre serie delle Constellations o i suoi gioielli dal dinamismo affascinante.

Nel solco delle grandi esposizioni monografiche dedicate a figure centrali dell’arte del XX e XXI secolo - come Jean-Michel Basquiat, Joan Mitchell, Charlotte Perriand, Mark Rothko, David Hockney e Gerhard Richter - la Fondation Louis Vuitton dedica a Calder l’intero complesso espositivo e, per la prima volta, anche il prato circostante. L’allestimento crea così un dialogo tra volumi, piani e movimenti delle opere di Calder e quelli dell’architettura di Frank Gehry.

Intorno ai venticinque anni Alexander Calder torna a confrontarsi con l’eredità familiare - figlio di una pittrice e di uno scultore, nipote di uno scultore - dedicandosi inizialmente alla pittura e al disegno. Dopo gli studi all’Art Students League di New York, nel 1926 si trasferisce a Parigi. Nel quartiere di Montparnasse entra rapidamente nel cuore di quello che allora è il principale centro artistico mondiale. Qui presenta forme del tutto nuove: sculture figurative in filo di ferro, essenziali ed eleganti, che attirano l’attenzione della critica, e un circo in miniatura. Grazie a un prestito eccezionale del Whitney Museum of American Art, una prima volta dopo quindici anni, il Cirque Calder torna a Parigi, la città dove era stato creato. Al centro di questo spettacolo inedito Calder anima acrobati, clown e cavalieri in miniatura davanti a un pubblico sempre più numeroso. Fernand Léger, Jean Hélion, Le Corbusier, Jean Arp, Joan Miró sono tra i suoi spettatori, insieme a Piet Mondrian.

La visita allo studio di Mondrian nel 1930, dove Calder rimane profondamente colpito dall’ambiente spaziale e cromatico del luogo, segna la svolta astratta della sua opera, prima nella pittura e poi nella scultura. Marcel Duchamp propone il nome "mobiles" per le composizioni astratte e cinetiche che l’artista presenta nel 1932 alla Galerie Vignon di Parigi. Inizialmente mossi meccanicamente e poi semplicemente dal minimo movimento dell’aria, questi mobiles prendono "la loro vita dalla vaga vita dell’atmosfera", come scrive Jean-Paul Sartre nel 1946. Per quanto riguarda invece gli "stabiles", Jean Arp propone questo termine nei primi anni Trenta per indicare le opere statiche di Calder.

Se Calder torna negli Stati Uniti nel 1933, continua tuttavia a viaggiare spesso tra Europa e America. Nel 1937 partecipa al Padiglione della Repubblica Spagnola insieme a Miró e Picasso. Dopo la guerra rientra in Francia e nel 1953 apre uno studio nel villaggio di Saché, nella valle della Loira. Con un piede in ciascun continente sviluppa un linguaggio scultoreo che, fino alla sua morte nel 1976, rinnova profondamente l’idea stessa di scultura. Attraverso il movimento, ma anche grazie all’invenzione di un vocabolario formale applicato a tutte le scale - da sottili assemblaggi metallici che si animano al minimo soffio d’aria fino a costruzioni monumentali - Calder crea sculture non oggettive che convivono in dialogo con la natura. Come osservano Dieter Buchhart e Anna Karina Hofbauer, curatori invitati della mostra, "L’approccio innovativo di Calder ha ampliato le dimensioni della scultura includendo il tempo come quarta dimensione essenziale".

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