Lee Miller
Lee Miller, Modella con lampadina, Vogue Studio, London, England, Circa 1943 | © Lee Miller Archives, England 2024 / All rights reserved / leemiller.co.uk
Dal 10 April 2026 al 2 August 2026
Parigi |
Luogo: MAM - Musée d’Art moderne de Paris
Indirizzo: 11 Avenue du Président Wilson
Orari: Mar / Mer / Ven / Sab / Dom 10 - 18 | Gio 10 - 21.30 | Lun chiuso
Enti promotori:
- Musée d’Art Moderne de Paris
- Tate Britain
- Art Institute of Chicago
Costo del biglietto: € 17,00
Telefono per informazioni: +33 01 53 67 40 00
Sito ufficiale: http://mam-paris.fr
Avviata dalla Tate Britain in collaborazione con l’Art Institute of Chicago, la mostra riunisce circa 250 stampe d’epoca e moderne, alcune delle quali mai esposte prima, offrendo una nuova prospettiva sulla sua opera.
Figura centrale dell’avanguardia internazionale, Lee Miller (1907, Poughkeepsie, Stati Uniti - 1977, Chiddingly, Regno Unito) fu di volta in volta modella di moda, artista surrealista, ritrattista, fotografa di moda e corrispondente di guerra accreditata presso l’esercito degli Stati Uniti. A lungo relegata al ruolo di musa, oggi è riconosciuta come una delle grandi fotografe del XX secolo.
La mostra ripercorre l’intera carriera dell’artista, dagli inizi a New York agli anni della guerra in Europa, includendo il periodo trascorso in Egitto e la sua vita a Londra. Il percorso mette in luce l’ampiezza di una produzione in cui sperimentazione formale, audacia visiva e impegno politico convivono.
Diciotto anni dopo l’ultima retrospettiva francese al Jeu de Paume, il Musée d’Art Moderne de Paris propone una mostra articolata in sei sezioni che combinano un approccio cronologico e tematico.
La mostra
Il percorso si apre con un gruppo di ritratti di Lee Miller realizzati da alcuni dei più importanti fotografi e registi degli anni Venti e Trenta. Lee Miller emerge nella New York della fine degli anni Venti come figura di primo piano, inizialmente grazie alla sua attività di modella. Diventa una delle modelle più richieste dalle riviste, incarnando l’archetipo della donna moderna, emancipata e attiva. Durante il soggiorno a Parigi, i suoi rapporti con i surrealisti la portano a interpretare uno dei ruoli principali nel primo film di Jean Cocteau, "Il sangue di un poeta" (1930 - 1932).
La mostra prosegue analizzando l’importanza del suo soggiorno parigino tra il 1929 e il 1932. Questo periodo è segnato dall’incontro con Man Ray, di cui diventa allieva e compagna. La loro intensa collaborazione esplora il potere erotico del mezzo fotografico e conduce alla scoperta condivisa della solarizzazione. Ciò che Lee Miller definiva "solarizzazione", noto anche come effetto Sabatier, è una tecnica in cui una stampa o un negativo vengono brevemente riesposti alla luce durante lo sviluppo. Il risultato è un’inversione parziale dei toni dell’immagine che produce un alone dall’effetto quasi onirico. Sebbene il fenomeno fosse stato osservato già negli anni Quaranta dell’Ottocento, Man Ray e Lee Miller sono spesso considerati i primi artisti ad averne fatto un uso creativo.
Lee Miller apre un proprio studio e lavora come fotografa per Vogue, affermando così la propria indipendenza artistica. Le sue fotografie, riconoscibili per l’uso di angolazioni oblique e accostamenti inattesi, vengono esposte nelle gallerie parigine accanto ai maggiori fotografi dell’epoca, tra cui Germaine Krull e Brassaï.
Questo periodo intenso si conclude nel 1932 con il suo ritorno a New York, dove apre un nuovo studio. La sua prima mostra personale è organizzata dalla Julien Levy Gallery. Non ce ne saranno altre durante la sua vita. La sua attività di ritrattista, al centro di una delle sezioni della mostra, prospera e prosegue per tutta la sua lunga esistenza, riflettendo i numerosi legami con gli ambienti artistici e letterari.
Nel 1934 Lee Miller sposa l’imprenditore egiziano Aziz Eloui Bey e si trasferisce con lui al Cairo. Le fotografie di questo periodo colpiscono per la forza dei motivi, delle texture e delle inquadrature che strutturano le immagini. Lontana da ogni esotismo, Miller si concentra piuttosto sui contrasti tra materiali e forme e sugli spostamenti percettivi generati da angolazioni insolite.
Nel 1937 l’incontro con il pittore e poeta surrealista Roland Penrose la allontana progressivamente dall’Egitto. Inizia a trascorrere sempre più tempo in Europa insieme ai suoi amici surrealisti. Nel 1939, allo scoppio della guerra, decide di restare a Londra e si impegna sempre di più nell’edizione britannica di Vogue come fotografa di moda. Questa sezione mostra come abbia integrato nelle sue immagini le rovine e i bombardamenti di Londra. Contribuisce inoltre alla pubblicazione "Grim Glory: Pictures of Britain Under Fire" nel maggio 1941, che documenta la vita quotidiana durante il Blitz, mescolando celebrazione patriottica e umorismo nero.
Nell’inverno del 1942 Miller diventa una delle poche fotografe a ottenere l’accreditamento come corrispondente di guerra per gli Stati Uniti. Da quel momento segue direttamente il conflitto e realizza numerosi servizi dedicati alle donne impegnate nello sforzo bellico - infermiere, membri della difesa antiaerea, aviatrici - pubblicati nelle edizioni britannica e americana di Vogue.
Poche settimane dopo lo sbarco in Normandia nel giugno 1944 attraversa la Manica per seguire l’avanzata delle truppe alleate e si ritrova in prima linea, in particolare durante la liberazione di Saint-Malo. Le sue fotografie e i suoi articoli mostrano con forza la violenza della guerra. La mostra mette in evidenza il modo in cui si distingue dal reportage bellico tradizionale grazie al tono adottato e al suo coinvolgimento profondamente personale. Il suo sguardo si concentra più sui dettagli significativi che sul vasto teatro delle operazioni militari.
Nell’aprile del 1945, insieme al fotografo di Life David E. Scherman, Lee Miller si reca a Dachau e Buchenwald subito dopo la liberazione dei campi. Accompagnate da un articolo intitolato "Credeteci - giugno 1945", alcune delle immagini pubblicate su Vogue esprimono tutta la sua indignazione. Le fotografie di Lee Miller furono tra le prime a rivelare al grande pubblico il programma nazista di sterminio di massa.
Il 30 aprile 1945, dopo aver fotografato il campo di Dachau, Lee Miller si dirige a Monaco ed entra nell’appartamento di Adolf Hitler. In una fotografia costruita con cura e carica di simbolismo posa nella vasca da bagno del dittatore. All’epoca poco diffusa, l’immagine è oggi considerata una delle fotografie più iconiche della fine della guerra. Lee Miller continua a fotografare l’Europa e la Liberazione fino al gennaio 1946. Queste immagini raccontano il dolore e la privazione ma anche le persone rimaste indietro, come donne e bambini, nei giorni della Liberazione. Miller confida al suo editore: "Preferisco descrivere la devastazione delle città distrutte e delle persone ferite piuttosto che affrontare il morale spezzato e la fede infranta di chi pensava che le cose sarebbero tornate come prima".
Negli anni successivi Miller fatica a superare l’esperienza della guerra. L’ultima sezione della mostra si concentra sulla sua vita a Farley Farm House, nel Sussex, dove si stabilisce con Roland Penrose e il loro figlio Antony. In un primo momento continua a realizzare reportage e fotografie di moda per Vogue, ma progressivamente abbandona il lavoro commerciale. In un contesto più intimo continua a fotografare la famiglia e gli amici, immagini che testimoniano il suo costante legame con l’avanguardia internazionale. Farley Farm House, specchio della coppia Miller-Penrose, diventa un importante luogo di incontro e scambio artistico, dove Lee Miller si dedica anche a sperimentazioni culinarie che rendono omaggio alla creatività dei suoi amici.
Figura centrale dell’avanguardia internazionale, Lee Miller (1907, Poughkeepsie, Stati Uniti - 1977, Chiddingly, Regno Unito) fu di volta in volta modella di moda, artista surrealista, ritrattista, fotografa di moda e corrispondente di guerra accreditata presso l’esercito degli Stati Uniti. A lungo relegata al ruolo di musa, oggi è riconosciuta come una delle grandi fotografe del XX secolo.
La mostra ripercorre l’intera carriera dell’artista, dagli inizi a New York agli anni della guerra in Europa, includendo il periodo trascorso in Egitto e la sua vita a Londra. Il percorso mette in luce l’ampiezza di una produzione in cui sperimentazione formale, audacia visiva e impegno politico convivono.
Diciotto anni dopo l’ultima retrospettiva francese al Jeu de Paume, il Musée d’Art Moderne de Paris propone una mostra articolata in sei sezioni che combinano un approccio cronologico e tematico.
La mostra
Il percorso si apre con un gruppo di ritratti di Lee Miller realizzati da alcuni dei più importanti fotografi e registi degli anni Venti e Trenta. Lee Miller emerge nella New York della fine degli anni Venti come figura di primo piano, inizialmente grazie alla sua attività di modella. Diventa una delle modelle più richieste dalle riviste, incarnando l’archetipo della donna moderna, emancipata e attiva. Durante il soggiorno a Parigi, i suoi rapporti con i surrealisti la portano a interpretare uno dei ruoli principali nel primo film di Jean Cocteau, "Il sangue di un poeta" (1930 - 1932).
La mostra prosegue analizzando l’importanza del suo soggiorno parigino tra il 1929 e il 1932. Questo periodo è segnato dall’incontro con Man Ray, di cui diventa allieva e compagna. La loro intensa collaborazione esplora il potere erotico del mezzo fotografico e conduce alla scoperta condivisa della solarizzazione. Ciò che Lee Miller definiva "solarizzazione", noto anche come effetto Sabatier, è una tecnica in cui una stampa o un negativo vengono brevemente riesposti alla luce durante lo sviluppo. Il risultato è un’inversione parziale dei toni dell’immagine che produce un alone dall’effetto quasi onirico. Sebbene il fenomeno fosse stato osservato già negli anni Quaranta dell’Ottocento, Man Ray e Lee Miller sono spesso considerati i primi artisti ad averne fatto un uso creativo.
Lee Miller apre un proprio studio e lavora come fotografa per Vogue, affermando così la propria indipendenza artistica. Le sue fotografie, riconoscibili per l’uso di angolazioni oblique e accostamenti inattesi, vengono esposte nelle gallerie parigine accanto ai maggiori fotografi dell’epoca, tra cui Germaine Krull e Brassaï.
Questo periodo intenso si conclude nel 1932 con il suo ritorno a New York, dove apre un nuovo studio. La sua prima mostra personale è organizzata dalla Julien Levy Gallery. Non ce ne saranno altre durante la sua vita. La sua attività di ritrattista, al centro di una delle sezioni della mostra, prospera e prosegue per tutta la sua lunga esistenza, riflettendo i numerosi legami con gli ambienti artistici e letterari.
Nel 1934 Lee Miller sposa l’imprenditore egiziano Aziz Eloui Bey e si trasferisce con lui al Cairo. Le fotografie di questo periodo colpiscono per la forza dei motivi, delle texture e delle inquadrature che strutturano le immagini. Lontana da ogni esotismo, Miller si concentra piuttosto sui contrasti tra materiali e forme e sugli spostamenti percettivi generati da angolazioni insolite.
Nel 1937 l’incontro con il pittore e poeta surrealista Roland Penrose la allontana progressivamente dall’Egitto. Inizia a trascorrere sempre più tempo in Europa insieme ai suoi amici surrealisti. Nel 1939, allo scoppio della guerra, decide di restare a Londra e si impegna sempre di più nell’edizione britannica di Vogue come fotografa di moda. Questa sezione mostra come abbia integrato nelle sue immagini le rovine e i bombardamenti di Londra. Contribuisce inoltre alla pubblicazione "Grim Glory: Pictures of Britain Under Fire" nel maggio 1941, che documenta la vita quotidiana durante il Blitz, mescolando celebrazione patriottica e umorismo nero.
Nell’inverno del 1942 Miller diventa una delle poche fotografe a ottenere l’accreditamento come corrispondente di guerra per gli Stati Uniti. Da quel momento segue direttamente il conflitto e realizza numerosi servizi dedicati alle donne impegnate nello sforzo bellico - infermiere, membri della difesa antiaerea, aviatrici - pubblicati nelle edizioni britannica e americana di Vogue.
Poche settimane dopo lo sbarco in Normandia nel giugno 1944 attraversa la Manica per seguire l’avanzata delle truppe alleate e si ritrova in prima linea, in particolare durante la liberazione di Saint-Malo. Le sue fotografie e i suoi articoli mostrano con forza la violenza della guerra. La mostra mette in evidenza il modo in cui si distingue dal reportage bellico tradizionale grazie al tono adottato e al suo coinvolgimento profondamente personale. Il suo sguardo si concentra più sui dettagli significativi che sul vasto teatro delle operazioni militari.
Nell’aprile del 1945, insieme al fotografo di Life David E. Scherman, Lee Miller si reca a Dachau e Buchenwald subito dopo la liberazione dei campi. Accompagnate da un articolo intitolato "Credeteci - giugno 1945", alcune delle immagini pubblicate su Vogue esprimono tutta la sua indignazione. Le fotografie di Lee Miller furono tra le prime a rivelare al grande pubblico il programma nazista di sterminio di massa.
Il 30 aprile 1945, dopo aver fotografato il campo di Dachau, Lee Miller si dirige a Monaco ed entra nell’appartamento di Adolf Hitler. In una fotografia costruita con cura e carica di simbolismo posa nella vasca da bagno del dittatore. All’epoca poco diffusa, l’immagine è oggi considerata una delle fotografie più iconiche della fine della guerra. Lee Miller continua a fotografare l’Europa e la Liberazione fino al gennaio 1946. Queste immagini raccontano il dolore e la privazione ma anche le persone rimaste indietro, come donne e bambini, nei giorni della Liberazione. Miller confida al suo editore: "Preferisco descrivere la devastazione delle città distrutte e delle persone ferite piuttosto che affrontare il morale spezzato e la fede infranta di chi pensava che le cose sarebbero tornate come prima".
Negli anni successivi Miller fatica a superare l’esperienza della guerra. L’ultima sezione della mostra si concentra sulla sua vita a Farley Farm House, nel Sussex, dove si stabilisce con Roland Penrose e il loro figlio Antony. In un primo momento continua a realizzare reportage e fotografie di moda per Vogue, ma progressivamente abbandona il lavoro commerciale. In un contesto più intimo continua a fotografare la famiglia e gli amici, immagini che testimoniano il suo costante legame con l’avanguardia internazionale. Farley Farm House, specchio della coppia Miller-Penrose, diventa un importante luogo di incontro e scambio artistico, dove Lee Miller si dedica anche a sperimentazioni culinarie che rendono omaggio alla creatività dei suoi amici.
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