Marino nelle immagini di Aurelio Amendola (1968-1975)

Aurelio Amendola, Marino Marini, Forte dei Marmi, 1972

 

Dal 14 Luglio 2017 al 10 Settembre 2017

Pistoia

Luogo: Palazzo del Tau

Sito ufficiale: http://www.fondazionemarinomarini.it/


Comunicato Stampa:
Ad anticipare la grande mostra “Marino Marini. Passioni visive”, che si potrà ammirare in Palazzo Fabroni dal 16 settembre, la Fondazione Marino Marini propone un originale ricordo del grande scultore attraverso le intense immagini che il “Fotografo degli Artisti”, Aurelio Amendola, gli ha dedicato. 

La vita di Marino è documentata da oltre 2000 immagini. La maggior parte delle foto è stata scattata dalla moglie dello scultore, Marina, che ha saputo catturare momenti della vita quotidiana e dell’attività professionale di Marino insieme a istantanee dei molti viaggi che la coppia ha vissuto insieme. Le altre immagini, comprendenti anche un nucleo di foto storiche della famiglia Marini, sono state scattate da moltissimi fotografi diversi fra i quali spiccano alcuni nomi che hanno fatto la storia della fotografia del secondo Novecento. Fra i tanti, Herbert List, Ugo Mulas, Irving Penn e Aurelio Amendola. 

Questa mostra, allestita in Palazzo del Tau dal 14 luglio al 10 settembre, propone una selezione di immagini dell’artista tratte dal corpus che Aurelio Amendola dedicò a Marini, scegliendo quasi sempre di ritrarlo accanto alle sue opere.
Il primo incontro tra i due risale al 1966, in occasione della grande esposizione di Marini a Palazzo Venezia a Roma.
Due anni dopo , il sodalizio artistico tra scultore e fotografo si rinnovò a Forte dei Marmi e da quel momento è continuato sino agli ultimissimi anni di vita di Marini.

Nel 1972, quelle prime immagini confluirono in un volume sulla scultura. Appartiene a questa serie una foto-icona, coglie lo scultore con un cavallo bianco sulla spiaggia di Forte dei Marmi. Amendola volle inserirla, anni dopo, anche sul catalogo della sua mostra milanese “L’occhio indiscreto”, titolo che anticipa quello del film diretto da Howard Franklin, ispirato alla figura del fotografo Arthur Fellig, conosciuto con il nome di Weegee.

Ed è proprio questa immagine che Maria Teresa Tosi, Direttore della Fondazione Marini, ha scelto per aprire questa retrospettiva. Accanto ad essa compaiono il maestro nello studio di Milano o colto accanto ad alcune delle sue opere o ancora alle cave di Henraux mentre lavora alle grandi sculture in pietra.

Ad essere esposte in mostra sono soprattutto scatti dove Marini è al lavoro ma non mancano altri dedicati alla sua quotidianità, come di lui in visita a Pistoia insieme alla sorella gemella Egle e a Marina.

Quella che Palazzo del Tau propone è in realtà una doppia mostra. Da un lato una documentazione dedicata al lavoro e alla quotidianità di Marino Marini. Dall’altro, una retrospettiva di una grande pagina di fotografia, testimonianza dell’arte di un fotografo, Amendola, che come pochi ha saputo raccontare l’arte, e la scultura in particolare.

Nel corso della sua lunga carriera di fotografo Aurelio Amendola si è dedicato principalmente all’arte contemporanea, immortalando i grandi del Novecento: Marino Marini, Burri, Manzù, Fabbri, Ceroli, Vangi, Kounellis De Chirico, Lichtenstein, Pomodoro, Schifano, Warhol, per ricordarne solo alcuni.

Quando si misura con la scultura e con l’architettura, l’obiettivo di Aurelio Amendola diventa magistrale.
Con la scultura contemporanea, innanzitutto. Ma anche con i grandi maestri del Rinascimento italiano: Jacopo Della Quercia, Michelangelo e Donatello.
Come pochi hanno saputo fare, Amendola ha “riletto” singoli capolavori e monumenti, dal pulpito pistoiese di Giovanni Pisano, al fregio robbiano dell’Ospedale del Ceppo, sempre a Pistoia, Santa Maria della Spina e al Battistero a Pisa a San Pietro in Vaticano.
Proprio la campagna su San Pietro ha dato il via ad una serie dedicata ai grandi temi dell’arte italiana letti secondo l’ottica personale del fotografo.
La sua è stata e continua ad essere una lettura iconografica sempre nuova, originale, calibrata sul “taglio” e sulle esigenze specifiche del progetto, approfittando della rara occasione di un contatto senza vincoli con opere d’arte e monumenti.
Nel caso di Marini, ma anche di Alberto Burri, scatta qualcosa in più, l’effetto che è catalizzato da un incontro tra veri artisti. Una energia da cui nascono immagini di grande potenza evocativa. Come quelle esposte in questa affascinante mostra pistoiese.

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