Andrea Galvani. La sottigliezza delle cose elevate

© Andrea Galvani / Audemars Piguet / Revolver Galería, Lima and Buenos Aires / Photo by Leonardo Morfini | Andrea Galvani, Instruments for Inquiring into the Wind and the Shaking Earth, 2018-ongoing. Site-specific installation with neon sculptures and live performance

 

Dal 23 Luglio 2020 al 25 Ottobre 2020

Roma

Luogo: Mattatoio

Indirizzo: piazza Orazio Giustiniani 4

Orari: Martedì - giovedì: 11 – 20 Venerdì - sabato: 11 – 22 Domenica: 11 – 20 Chiuso il lunedì

Curatori: Angel Moya Garcia

Enti promotori:

  • Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale
  • Azienda Speciale Palaexpo

Costo del biglietto: Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria

Sito ufficiale: http://www.mattatoioroma.it



Cosa succede quando il campo magnetico di un corpo celeste si sposta? Quando il tempo perde unità, direzione e obiettività? Cosa accadrebbe se lo spazio d'improvviso si ripiegasse su se stesso, invertendo la sua struttura?

La rigorosa ricerca di Andrea Galvani (Verona 1973, vive e lavora a New York e Città del Messico) prende forma dai più grandi interrogativi della storia e si nutre di quelle trasformazioni sociali, educative, politiche, ideologiche, tecnologiche e scientifiche che continuano a modificare inesorabilmente, e a volte invisibilmente, le condizioni della nostra vita quotidiana.
La sottigliezza delle cose elevate è un progetto interdisciplinare concepito come un laboratorio aperto al pubblico, un ambiente esperienziale in continua e costante evoluzione. Attraverso una serie di installazioni architettoniche, azioni e performance specificatamente sviluppate per il Padiglione 9b del Mattatoio, Galvani focalizza la nostra attenzione sulla necessità del tutto umana di misurare, decifrare, comprendere l’ignoto e dare forma e direzione all’astratto.

Il titolo della mostra è tratto dal grimorio Shams al-Ma'arif wa Lata'if al-'Awarif (كتاب شمس المعارف ولطائف العوارف), Il libro del sole della gnosi e le sottigliezze delle cose elevate, scritto da Ahmad ibn ‘Ali al-Buni (أحمد البوني) prima della sua morte nel 1225 d.C. Questo grimorio o libro di magia, generalmente inteso come il testo più influente del suo genere nel mondo arabo, si apre con una serie di complessi quadrati magici che dimostrano relazioni nascoste tra numeri e forme geometriche. Shams al-Ma'arif è stato scritto in un momento in cui scienza, matematica e magia erano strettamente collegate tra di loro. Per oltre 10.000 anni, l’uomo ha guardato al mondo visibile e intelligibile, scavando dentro il mistero e costruendo la sua eredità intellettuale attraverso l'osservazione, il calcolo e l'analisi di fenomeni che spesso venivano descritti e interpretati a metà tra logica e misticismo. Molte delle più grandi menti della storia della scienza occidentale hanno fatto parte di questo retaggio culturale: Galileo Galilei e Johannes Kepler erano avidi astrologi; Isaac Newton e Robert Boyle erano alchimisti. Nel suo rivoluzionario Systema Naturae (pubblicato per la prima volta nel 1735) Carl Linnaeus dedicò un intero capitolo all'ordine tassonomico delle creature mitiche, come l'idra e la fenice, mentre per il grande medico Paracelso, la padronanza delle cure chimiche e magiche era cruciale per comprendere le malattie e il benessere.

La sottigliezza delle cose elevate
 si appropria di questo approccio visionario, pioneristico e transdisciplinare che il processo di ricerca scientifica incarna sin dai suoi albori, esaltandone l’ambito emotivo, spirituale e metafisico. In questa mostra, il Mattatoio non contiene solo un'articolazione ed estensione dei linguaggi matematici che trasformano, espandono e illuminano lo spazio architettonico, ma anche l’impegno fisico, intellettuale e psicologico che si cela dietro il processo di calcolo che costituisce l’architettura della nostra conoscenza collettiva.

Nella prima parte della mostra, i visitatori incontreranno The Subtleties of Elevated Things, una performance prodotta in collaborazione con vari dipartimenti dell’Università La Sapienza di Roma. Andrea Galvani ha invitato un gruppo di studenti, laureati e dottorandi in varie discipline scientifiche a sviluppare calcoli e complesse analisi numeriche all’interno dello spazio, che verrà da loro utilizzato quotidianamente come un Ateneo per tutta la durata della mostra.

L’epicentro della mostra è Instruments for Inquiring into the Wind and the Shaking Earth / Strumenti per indagare il vento e i tremori della terra, una monumentale installazione composta da un’intricata serie di sculture realizzate con luci al neon di equazioni matematiche che hanno letteralmente rivoluzionato la nostra comprensione della realtà.

Durante il primo giorno di apertura e in determinati momenti della mostra, un gruppo di vocalist e performers trasformano questa sala in un teatro cinetico che diventa un paesaggio sonoro, un’orchestra esperienziale di stimoli audio-visivi che attraversano l’intero spazio espositivo, testurizzandolo, interagendo con l’architettura, il lavoro e il pubblico.

Programma performance:

La performance “The Subtleties of Elevated Things” sarà sviluppata settimanalmente, da giovedì a domenica per tutta la durata della mostra, dal 23 luglio al 25 ottobre 2020.

La performance “Instruments for Inquiring into the Wind and the Shaking Earth” sarà realizzata nelle date 23 luglio, 17 settembre e 15 ottobre 2020.

Il 23 di luglio sarà sviluppata nei seguenti orari: 18.00 – 19.00 – 20.00 – 21.00
 
Dispositivi sensibili

Il progetto La sottigliezza delle cose elevate di Andrea Galvani inaugura il programma triennale Dispositivi sensibili, ideato da Angel Moya Garcia per il Mattatoio di Roma e incentrato sulla convergenza fra metodi, estetiche e pratiche delle arti visive e delle arti performative, attraverso un modello di presentazione che si evolve costantemente. 

Andrea Galvani (nato a Verona, 1973) vive e lavora da molti anni tra New York e Città del Messico. La sua ricerca concettuale si avvale di fotografia, video, disegno, scultura, performance, neon, materiali d’archivio e grandi installazioni che vengo sviluppate intorno all’architettura degli spazi espositivi. I suoi progetti sembrano aumentare la nostra consapevolezza, attingendo a concetti e strumenti provenienti da diverse discipline e assumendo spesso linguaggi e metodologie di carattere scientifico. L’artista documenta azioni collettive, esperimenti visionari e fenomeni di carattere fisico la cui spettacolare monumentalità è paradossalmente instabile ed effimera. Il rapporto con l’esperienza, lo sforzo fisico, il fallimento, i limiti del mezzo e del luogo in cui lavora appaiono come fattori determinanti nello sviluppo di progetti complessi che sono spesso frutto di collaborazioni con istituzioni, università e laboratori di ricerca. Il lavoro di Galvani è stato esposto a livello internazionale in importanti musei e spazi istituzionali tra cui ricordiamo: il Whitney Museum di New York; la 4th Moscow Biennale of Contemporary Art di Mosca; Mediations Biennale di Poznan, in Polonia; The Calder Foundation, New York; Aperture Foundation, New York; il Pavilion Center for Contemporary Art and Culture di Bucharest; il Mart Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto; il Museo Macro di Roma; la GAMeC di Bergamo; De Brakke Grond ad Amsterdam; lo Sculpture Center di New York; e molti altri. Nel 2011 ha ricevuto il New York Exposure Prize ed è stato nominato per il prestigioso Deutsche Börse Photography Prize. Nel 2016, il Mart Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto ha presentato la prima retrospettiva midcareer di Galvani in Europa. Nel 2017, il suo lavoro è stato selezionato per rappresentare la Deutsche Bank Collection. Nel 2019 gli è stato assegnato il prestigioso premio Audemars Piguet.

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