Incontrarelecose. Cecilia Natale // Tessitura e Fiber Art - Enrico Pinto // Oreficeria e Ceramica
Cecilia Natale e Enrico Pinto, “Fiore di pianta carnivora” ferro, legno, lana, plastica, 2009
Dal 5 Ottobre 2013 al 24 Novembre 2013
Luogo: Musei di Villa Torlonia - Casina delle Civette
Indirizzo: via Nomentana 70
Orari: da martedì a domenica 9-19
Enti promotori:
- Roma Capitale
- Assessorato alla Cultura creatività e promozione artistica - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Costo del biglietto: intero € 5, ridotto € 5; residenti € 4/ € 3
Telefono per informazioni: +39 06 0608
E-Mail info: villeparchistorici@comune.roma.it
Sito ufficiale: http://www.museivillatorlonia.it
L’iniziale scoperta e fascinazione del telaio per la tessitura preindustriale (ancora presente in alcune nostre regioni, ma quasi fosse un reperto archeologico) ha dapprima consentito a Cecilia Natale di forzare e mettere a fuoco tutte quante le possibilità che il piano cartesiano dell’ordito e della trama, le ordinate e le ascisse, potesse consentire. Solo dopo quella definitiva appropriazione del mezzo e delle sue possibilità Cecilia Natale ha potuto trasferire alle forme del reale, e alla loro osservazione, la medesima spazializzazione geometrica. Non più, quindi, una definizione di sola artigianalità, nonostante la rivendicazione nobile del termine, ma un approdo artistico giocato sul piano della creazione e della sperimentazione. In fondo Incontrarelecose non allude tanto a una imprevedibile casualità e occorrenza di incontro quanto, piuttosto, al rapporto e al legame di conoscenza e di trasformazione reciproca tra noi e le cose.
Enrico Pinto (vale qui la pena ricordare che in quanto alla sua attività di orafo si formò presso il laboratorio di Masenza) presenta un’ampia selezione di gioielli realizzati tra il 1972 e oggi. I monili, lavorati con metalli nobili e pietre preziose, si ispirano principalmente al tema dei Pianeti e degli Astri (Venere, Giove, Saturno, Marte, etc.) e a quello della Pittura e dell’Architettura. In quest’ultima sezione, oltre all’omaggio ad artisti come Piero della Francesca, Odilon Redon, Giuseppe Capogrossi e Alberto Burri (per citarne solo alcuni) ricorrente è quello all’“Angelo Ribelle” di Osvaldo Licini. Ma qualsiasi sia il tema individuato, il lavoro di Enrico Pinto procede attraverso la giustapposizione dei piani, così da decostruire l’immagine di riferimento fino a interpretarla attraverso una sola nota identificativa.
Enrico Pinto pittore si palesa, invece, in una sola delle opere presenti nella sezione delle ceramiche, La vena d’acqua, ceramica invetriata di grandi dimensioni e utilizzata dall’artista quale piano di supporto per la sua pittura. Completa la sezione la serie di ceramiche grezze “Vasi comunicanti” che, per l’austerità e la geometria delle forme, allude tanto all’arte antica quanto a un Morandi rivisitato.
Enrico Pinto (vale qui la pena ricordare che in quanto alla sua attività di orafo si formò presso il laboratorio di Masenza) presenta un’ampia selezione di gioielli realizzati tra il 1972 e oggi. I monili, lavorati con metalli nobili e pietre preziose, si ispirano principalmente al tema dei Pianeti e degli Astri (Venere, Giove, Saturno, Marte, etc.) e a quello della Pittura e dell’Architettura. In quest’ultima sezione, oltre all’omaggio ad artisti come Piero della Francesca, Odilon Redon, Giuseppe Capogrossi e Alberto Burri (per citarne solo alcuni) ricorrente è quello all’“Angelo Ribelle” di Osvaldo Licini. Ma qualsiasi sia il tema individuato, il lavoro di Enrico Pinto procede attraverso la giustapposizione dei piani, così da decostruire l’immagine di riferimento fino a interpretarla attraverso una sola nota identificativa.
Enrico Pinto pittore si palesa, invece, in una sola delle opere presenti nella sezione delle ceramiche, La vena d’acqua, ceramica invetriata di grandi dimensioni e utilizzata dall’artista quale piano di supporto per la sua pittura. Completa la sezione la serie di ceramiche grezze “Vasi comunicanti” che, per l’austerità e la geometria delle forme, allude tanto all’arte antica quanto a un Morandi rivisitato.
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