L’ultimo Matisse – Morfologie di carta

Henri Émile Benoît Matisse

 

Dal 28 February 2026 al 28 June 2026

Roma

Luogo: Museo Storico della Fanteria

Indirizzo: Piazza Santa Croce in Gerusalemme 7

Orari: Dal Lunedì al Venerdì: dalle ore 9,30 alle ore 19,30. Sabato, Domenica e Festivi: dalle ore 9,30 alle ore 20,30. Ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura

Curatori: Vittoria Mainoldi

Costo del biglietto: € 15,00 Biglietto intero WEEKEND E FESTIVI € 13,00 Biglietto intero Feriali € 17,00 Biglietto open (Include ingresso salta la fila) € 10,00 Biglietto Ridotto (tutti i giorni): Disabili Gruppi oltre 10 persone (solo su prenotazione) GRATUITO Bambini fino a 5 anni

Telefono per informazioni: +39 351 840 3634


«Non faccio distinzione tra l’esecuzione di un libro e quella di un quadro, e normalmente procedo dal semplice al complesso, ma anche sempre pronto a ritornare al semplice»

La mostra “L’ultimo Matisse – Morfologie di carta”, a cura di Vittoria Mainoldi, a partire dal 28 febbraio e fino al 28 giugno 2026 al Museo Storico della Fanteria di Roma, espone alcune tra le più note e preziose opere su carta del Maestro del Fauvismo, corrente caratterizzata dall’uso audace e antinaturalistico del colore.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale, Matisse chiude la sua stagione fauve abbandonando gradatamente la pittura per dar vita a nuove forme espressive, che spaziano dal disegno alla grafica, dalla progettazione di scenografie e costumi teatrali, fino ai papier découpés, le famose carte colorate, che ritaglia e ricompone per creare sintesi formale nelle immagini. È il periodo nizzardo, che a ben vedere dura quasi trentacinque anni, di più in proporzione rispetto agli anni delle avanguardie parigine.

Dai suoi moltissimi libri e dalle opere su carta, tutte diverse per stile e tecnica, tanto da rendere difficile etichettare Matisse in una corrente invece di un’altra, si evince una spiccata sensibilità per linea e colore, che diventano i cardini saldi di un’architettura volta a raggiungere l’essenziale. Si tratta di un graduale rinnovamento linguistico che costituisce un’estensione della sua ricerca cromatica, ma che al tempo stesso la porta alle estreme conseguenze.

Attraverso la grafica, Matisse può lavorare sul limite, il limite della linea, su tutto. In molte opere su carta, infatti, la figura sembra nascere da una tensione interna più che da un contorno definito. I volti, i corpi, gli oggetti inanimati emergono come se fossero il risultato di una decisione improvvisa, ma che è in realtà profondamente meditata. La linea matissiana, apparentemente fluida e naturale, è spesso il prodotto di una lunga elaborazione mentale, in cui ogni segno superfluo viene eliminato.

Il bianco della carta diventa elemento costitutivo del disegno, uno spazio attivo, e a differenza delle sue opere pittoriche, che funzionavano per accumulazione, le grafiche di Matisse sembrano registrare il momento in cui l’artista riconosce l’equilibrio raggiunto e interrompe il proprio gesto. Questo è ancora più evidente quando il colore torna prepotente nel suo lavoro, come ad esempio nei gouaches découpées.

Limitato sulla sedia a rotelle dalla malattia, Matisse dipinge a guazzo su grandi fogli di carta che, una volta asciutti, verranno ritagliati ed incollati in composizioni colorate: sintesi perfetta tra coloriture e precisione dei profili, una nuova forma di espressione che diverrà nota con il nome di “cut-outs”. Materiali modesti e tecniche elementari creano in realtà opere complesse, nate da una costante ricerca e da un immenso lavoro di semplificazione, di sottrazione.

Analizzare l’opera grafica di Matisse non è solo fondamentale per comprendere appieno il corpus dell’autore, ma anche per contestualizzarla all’interno della produzione artistica del secondo dopoguerra, quando molti altri maestri scelsero l’illustrazione, l’editoria e la stampa come banco di prova e spazio autonomo di ricerca.

SCARICA IL COMUNICATO IN PDF
COMMENTI