Mai-Thu Perret. Untitled
Mai-Thu Perret, Untitled, 2021. Istituto Svizzero, Roma
Dal 5 Maggio 2021 al 31 Luglio 2022
Luogo: Istituto Svizzero
Indirizzo: Via Ludovisi 48
Telefono per informazioni: +39 06 420 421
E-Mail info: roma@istitutosvizzero.it
Sito ufficiale: http://www.istitutosvizzero.it
L’Istituto Svizzero presenta una nuova opera semi-permanente all’ingresso di Villa Maraini. L’opera consiste in un’installazione neon dell’artista svizzera Mai-Thu Perret (n. 1976, Ginevra). Il lavoro illumina l’edificio ed è visibile ai passanti di via Ludovisi.
Untitled (2021) consiste in nove mani realizzate con tubi di neon giallo e allestite in modo tale da sembrare scalino il muro di mattoni all’ingresso di Villa Maraini, o forse ne fuggano. L’aforisma di Franz Kafka “una gabbia andò in cerca di un uccello”, risalente al 1917, è importante per Mai-Thu Perret nello sviluppo dei lavori a neon. La questione dell’equilibrio tra gabbia e uccello, la contraddizione tra libertà e perdita della stessa in favore della protezione. La pratica artistica di Mai-Thu è basata su una profonda ricerca e riferimenti della storia culturale, testi letterari, narrazioni femministe, estetica dell’avanguardia e tradizione artigianale. Il neon Untitled deriva anche dalla ricerca sulla mano, sulle mani, che Mai-Thu sta conducendo da qualche tempo.
L’artista è interessata alla mano come motivo pittorico originario – se pensiamo ai dipinti nelle caverne dell’età della pietra non mostrano solo animali o scene di caccia, ma anche impronte o negativi di mani che, secondo le evidenze antropologiche, sono state originate da donne.
Allo stesso tempo, Mai-Thu Perret considera le mani come importante simbolo nel Tantra, la filosofia indiana del secondo secolo – ad esempio nella mano dipinta su legno nel lavoro Untitled del 2006 – o lega le sue riflessioni alla conoscenza, il ricordo inscritto nell’immagine della mano. D’altro canto, la mano può essere vista non solo come simbolo di lavoro, ma anche come simbolo della creazione d’arte. L’opera di Mai-Thu Perret esposta all’Istituto Svizzero di Roma stimola questi e altri pensieri.
L’installazione di Mai-Thu Perret segue una serie di precedenti opere a neon installate sulle mura dell’Istituto Svizzero, tra cui Pittore in Africa di Mario Merz, esposta tra il 2019 e il 2020 e Miracle, un monumentale neon di colore viola realizzato dall’artista Sylvie Fleury e installato sopra l’entrata della Villa dal 2016 al 2019.
Le sculture, i dipinti, le ceramiche, le performance e i testi di Mai-Thu Perret (n. 1976, Ginevra) hanno luogo nell’intersezione tra cultura contemporanea, critica storico-artistica, materialità viscerale. Esplora (e genera) narrazioni femministe e contro-narrazioni che pongono il ruolo dell’oggetto dell’arte sotto nuova luce, introducendo possibilità utilitaristiche, simboliche, e addirittura mistiche in contesti che sono spesso limitati da letture formali. Nella sua ampia visione, per esempio, lo sviluppo del modernismo appare non solo come una tendenza all’incremento di astrazione, ma come la conseguenza di motivi biologici e neurologici che hanno condizionato l’espressione umana attraverso il globo per migliaia di anni. Il lavoro di Perret mostra come i corpi siano sempre soggetti impliciti del discorso artistico, e come gli impulsi per un’utopistica trascendenza (estetica, politica, o di altro tipo) possano sempre essere ricondotti alla fisicità del desiderio.
Mai-Thu Perret è stata protagonista di mostre personali presso: Badischer Kunstverein, Karlsruhe, Germania (2019); Spike Island, Bristol, Inghilterra (2019); MAMCO, Ginevra (2019); Musée d’art moderne et contemporain, Ginevra (2016); Nasher Sculpture Center, Dallas (2016); Le Magasin, Grenoble, Francia (2012); Haus Konstruktiv, Zurigo (2011); University of Michigan Museum of Art, Ann Arbor (2010); San Francisco Museum of Modern Art (2008); e Renaissance Society all’Università di Chicago (2006). Le opere di Perret fanno parte delle collezioni permanenti di istituzioni in tutto il mondo, tra cui il Centre National des Arts Plastiques, Parigi; Collection Aargauer Kunsthaus, Aarau; Fond National d’Art Contemporain, Parigi; Migros Museum of Contemporary Art, Zurigo; San Francisco Museum of Modern Art; e Walker Art Center, Minneapolis. Perret vive e lavora a Ginevra.
Untitled (2021) consiste in nove mani realizzate con tubi di neon giallo e allestite in modo tale da sembrare scalino il muro di mattoni all’ingresso di Villa Maraini, o forse ne fuggano. L’aforisma di Franz Kafka “una gabbia andò in cerca di un uccello”, risalente al 1917, è importante per Mai-Thu Perret nello sviluppo dei lavori a neon. La questione dell’equilibrio tra gabbia e uccello, la contraddizione tra libertà e perdita della stessa in favore della protezione. La pratica artistica di Mai-Thu è basata su una profonda ricerca e riferimenti della storia culturale, testi letterari, narrazioni femministe, estetica dell’avanguardia e tradizione artigianale. Il neon Untitled deriva anche dalla ricerca sulla mano, sulle mani, che Mai-Thu sta conducendo da qualche tempo.
L’artista è interessata alla mano come motivo pittorico originario – se pensiamo ai dipinti nelle caverne dell’età della pietra non mostrano solo animali o scene di caccia, ma anche impronte o negativi di mani che, secondo le evidenze antropologiche, sono state originate da donne.
Allo stesso tempo, Mai-Thu Perret considera le mani come importante simbolo nel Tantra, la filosofia indiana del secondo secolo – ad esempio nella mano dipinta su legno nel lavoro Untitled del 2006 – o lega le sue riflessioni alla conoscenza, il ricordo inscritto nell’immagine della mano. D’altro canto, la mano può essere vista non solo come simbolo di lavoro, ma anche come simbolo della creazione d’arte. L’opera di Mai-Thu Perret esposta all’Istituto Svizzero di Roma stimola questi e altri pensieri.
L’installazione di Mai-Thu Perret segue una serie di precedenti opere a neon installate sulle mura dell’Istituto Svizzero, tra cui Pittore in Africa di Mario Merz, esposta tra il 2019 e il 2020 e Miracle, un monumentale neon di colore viola realizzato dall’artista Sylvie Fleury e installato sopra l’entrata della Villa dal 2016 al 2019.
Le sculture, i dipinti, le ceramiche, le performance e i testi di Mai-Thu Perret (n. 1976, Ginevra) hanno luogo nell’intersezione tra cultura contemporanea, critica storico-artistica, materialità viscerale. Esplora (e genera) narrazioni femministe e contro-narrazioni che pongono il ruolo dell’oggetto dell’arte sotto nuova luce, introducendo possibilità utilitaristiche, simboliche, e addirittura mistiche in contesti che sono spesso limitati da letture formali. Nella sua ampia visione, per esempio, lo sviluppo del modernismo appare non solo come una tendenza all’incremento di astrazione, ma come la conseguenza di motivi biologici e neurologici che hanno condizionato l’espressione umana attraverso il globo per migliaia di anni. Il lavoro di Perret mostra come i corpi siano sempre soggetti impliciti del discorso artistico, e come gli impulsi per un’utopistica trascendenza (estetica, politica, o di altro tipo) possano sempre essere ricondotti alla fisicità del desiderio.
Mai-Thu Perret è stata protagonista di mostre personali presso: Badischer Kunstverein, Karlsruhe, Germania (2019); Spike Island, Bristol, Inghilterra (2019); MAMCO, Ginevra (2019); Musée d’art moderne et contemporain, Ginevra (2016); Nasher Sculpture Center, Dallas (2016); Le Magasin, Grenoble, Francia (2012); Haus Konstruktiv, Zurigo (2011); University of Michigan Museum of Art, Ann Arbor (2010); San Francisco Museum of Modern Art (2008); e Renaissance Society all’Università di Chicago (2006). Le opere di Perret fanno parte delle collezioni permanenti di istituzioni in tutto il mondo, tra cui il Centre National des Arts Plastiques, Parigi; Collection Aargauer Kunsthaus, Aarau; Fond National d’Art Contemporain, Parigi; Migros Museum of Contemporary Art, Zurigo; San Francisco Museum of Modern Art; e Walker Art Center, Minneapolis. Perret vive e lavora a Ginevra.
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