RICORDI IN MICROMOSAICO Vedute e paesaggi per i viaggiatori del Grand Tour
© Courtesy Museo Praz | ANONIMO - L’anfiteatro Flavio, la Meta Sudans e L’Arco di Costantino
Micromosaico
Dal 16 Dicembre 2011 al 10 Giugno 2012
Luogo: Museo Mario Praz
Indirizzo: via Zanardelli, 1
Orari: Martedì-domenica 9-14 e 14.30-19.30
Curatori: Chiara Stefani
Costo del biglietto: gratuito
Telefono per informazioni: +39 066861089
E-Mail info: museopraz@museopraz.191.it
Sito ufficiale: http://www.museopraz.beniculturali.it
Tra la seconda metà del Settecento e l'inizio dell'Ottocento il micromosaico (o mosaico minuto), al pari delle arti grafiche, e in particolare della litografia, diventa un vettore insostituibile nella diffusione delle vedute più celebri ricercate dai viaggiatori stranieri lungo le rotte del Grand Tour. L'arte del micromosaico ebbe una rapida diffusione a Roma in quanto, dalla seconda metà del XVIII secolo i mosaicisti dello Studio Vaticano che avevano lavorato alla decorazione musiva della Basilica di San Pietro si erano trovati privi di occupazione. Essi intravidero quindi nella nuova tecnica - le cui potenzialità in termini commerciali furono da loro colte con prontezza - ulteriori possibilità di occupazionali.
L'industria di souvenir venne così ad arricchirsi di nuovi prodotti destinati ad aggiungersi alle riproduzioni di statue antiche in biscuit, ai piccoli bronzi, alle porcellane e alle incisioni. Dato il loro aspetto minuto, le tessere dei micromosaici si prestavano particolarmente alla decorazione di oggetti di formato ridotto come scatole, tabacchiere, gioielli, ma arrivarono anche a coprire stipi, piani di tavolo, cornici.
Vedute con rovine prima, paesaggi di gusto pittoresco e romantico poi, divennero i soggetti più frequenti trattati dai mosaicisti romani. La loro fiorente produzione contribuì a trasporre le vedute di dominio pubblico in una dimensione di fruizione privata.
Non volendo esporre in modo indifferenziato i prodotti in micromosaico, la scelta di una quarantina;di oggetti proposti al pubblico intende documentare la diffusione di certe vedute e paesaggi della nostra penisola realizzati con tale tecnica, mostrando al contempo la varietà degli oggetti in mosaico minuto (quadri da parete, tabacchiere, placchette, gioielli). Le loro composizioni mostrano l'influenza duratura, tra Sette e Ottocento, della tradizione del paesaggismo classico seicentesco, nonché aspetti romantici e talvolta presimbolisti.
L'industria di souvenir venne così ad arricchirsi di nuovi prodotti destinati ad aggiungersi alle riproduzioni di statue antiche in biscuit, ai piccoli bronzi, alle porcellane e alle incisioni. Dato il loro aspetto minuto, le tessere dei micromosaici si prestavano particolarmente alla decorazione di oggetti di formato ridotto come scatole, tabacchiere, gioielli, ma arrivarono anche a coprire stipi, piani di tavolo, cornici.
Vedute con rovine prima, paesaggi di gusto pittoresco e romantico poi, divennero i soggetti più frequenti trattati dai mosaicisti romani. La loro fiorente produzione contribuì a trasporre le vedute di dominio pubblico in una dimensione di fruizione privata.
Non volendo esporre in modo indifferenziato i prodotti in micromosaico, la scelta di una quarantina;di oggetti proposti al pubblico intende documentare la diffusione di certe vedute e paesaggi della nostra penisola realizzati con tale tecnica, mostrando al contempo la varietà degli oggetti in mosaico minuto (quadri da parete, tabacchiere, placchette, gioielli). Le loro composizioni mostrano l'influenza duratura, tra Sette e Ottocento, della tradizione del paesaggismo classico seicentesco, nonché aspetti romantici e talvolta presimbolisti.
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