Il tempo di Signorini e De Nittis. L’Ottocento aperto al Mondo nelle Collezioni Borgiotti e Piceni

Telemaco Signorini, L'uncinetto, 1885 ca.

 

Dal 22 Marzo 2017 al 28 Aprile 2017

Torino

Luogo: Spazio espositivo Ersel

Curatori: Claudia Fulgheri, Camilla Testi

Enti promotori:

  • In collaborazione con la Fondazione Centro Matteucci per l’Arte Moderna di Viareggio

Sito ufficiale: http://www.ersel.it


Comunicato Stampa:
Una mostra con opere di grande qualità artistica e di ampia fruibilità da parte del pubblico, anche non esperto, ma soprattutto una mostra di grande «attualità» e una occasione da non perdere per chi, come le giovani generazioni, ha perso il contatto con l’arte figurativa e con un periodo decisamente intenso e proficuo per la pittura italiana: la fine dell’Ottocento. Sono gli obiettivi che hanno guidato Paola Giubergia, responsabile Relazioni Esterne del Gruppo Ersel e ideatrice delle rassegne organizzate presso lo Spazio Ersel di Torino, a portare nelle sale del centralissimo Palazzo Ceriana in Piazza Solferino la mostra
“L’Ottocento aperto al mondo” in corso fino al 26 febbraio 2017 a Viareggio, presso la Fondazione Centro Matteucci per l’Arte Moderna, e a riproporla integralmente nel capoluogo piemontese dal 22 marzo al 28 aprile 2017.

La rivalutazione della pittura italiana della fine dell’Ottocento è ormai una realtà: da qualche anno ormai si è smesso di leggere quel periodo come intriso di maniera e si riconosce che anche in Italia quel periodo fu l’incubatore delle avanguardie e del passaggio all’arte contemporanea. Da arte diffusa e consueta nelle case della medio-alta borghesia, oscurata negli ultimi decenni dalla grande passione per l’arte contemporanea, sconosciuta alle generazioni più giovani, la pittura italiana di fine Ottocento oggi è anche al centro di un nuovo fenomeno di mercato: nelle grandi capitali europee (Londra docet) gli «antichi» stanno andando meglio dei «moderni» e dei «contemporanei» e così torna alla ribalta anche il meglio dei nostri artisti di fine Ottocento.

L’esposizione presso lo Spazio Ersel permetterà dunque di ammirare 43 opere di grandi maestri del periodo come Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi e Giovanni Boldini, oltre a Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorini e altri protagonisti della pittura macchiaiola, provenienti da due importanti quanto “inedite” collezioni private, Borgiotti e Piceni, non concesse a nessuna mostra e museo per decenni.

I due, Enrico Piceni (1901 – 1986) e Mario Borgiotti (1906 – 1977), erano intellettuali e grandi esperti d’arte nella Milano di via Manzoni all’indomani del secondo conflitto mondiale. Il primo si occupava della Medusa e dei Gialli per Arnoldo Mondadori, era traduttore di Dickens e della Brönte, amico di Montale e di Vergani e appassionato estimatore degli “Italiani di Parigi”, di cui sapeva conquistarsi opere di qualità sublime. Il secondo, livornese di nascita e di spirito, giunse a Milano dopo essersi “formato” alle Giubbe Rosse di Firenze, amico di Papini, Cecchi e Soffici. Musicista e violinista, era innamorato dei “suoi” macchiaioli, che naturalmente cercava, anche lui dopo una selezione quasi maniacale, di condurre nella sua collezione. 
È anche grazie alla lungimiranza di Borgiotti e Piceni se oggi le opere di questi artisti sono viste, in ambito internazionale, come frutto di una stagione altamente creativa dell’arte moderna. Due studiosi-conoscitori cui guardare come modello di militanti nel mondo dell’arte in via d’estinzione che, con l’acutezza del loro occhio, hanno saputo restituire l’originaria identità e il primato di innovatori del proprio tempo a tanti capolavori sconosciuti o non pienamente compresi dei Macchiaioli e dei cosiddetti “Parisiens d’Italie”.

Il titolo di questa affascinante esposizione – “Il tempo di Signorini e De Nittis. L’Ottocento aperto al Mondo nelle Collezioni Borgiotti e Piceni” – è una citazione e un omaggio a Diego Martelli, che sognava già nell’Ottocento una raccolta di arte italiana di respiro internazionale, diventata realtà grazie all’importante lavoro di Giuliano Matteucci, direttore della Fondazione Centro Matteucci per l’Arte Moderna di Viareggio con la collaborazione della Fondazione Enrico Piceni e del Comune di Viareggio. 

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