Massimiliano e l’esotismo. Arte orientale nel Castello di Miramare

Massimiliano e l’ esotismo. Arte orientale nel Castello di Miramare

 

Dal 11 Aprile 2017 al 07 Gennaio 2018

Trieste

Luogo: Museo Storico del Castello di Miramare

Curatori: Rossella Fabiani, Francesco Morena

Enti promotori:

  • Polo Museale del Friuli Venezia Giulia
  • In collaborazione con il Comune di Trieste

Costo del biglietto: intero € 8, ridotto € 5 ragazzi U.E. 18-25 anni e insegnanti, gratuito minori di 18 anni, diversamente abili U.E. accompagnati, giornalisti, guide turistiche U.E., studenti ed insegnanti di scuole pubbliche e private U.E. con lista dell'istituto

Telefono per informazioni: +39 041 2770470

E-Mail info: info@castellomiramare.org

Sito ufficiale: http://www.castellomiramare.org


Comunicato Stampa:
«La prima mattina in Asia Minore, la prima mattina
nell’impero ottomano ci sorrise cordialmente: davanti a noi c’era l’Oriente con
i suoi tesori, con la sua vegetazione, con le sue mille illusioni dei sensi; davanti
a noi si apriva il fiore dell’Asia, il mondo dei sogni a lungo coltivati».
 
Massimiliano D’Asburgo
 
da Il mio primo viaggio
prefazione di R. Fabiani, Pordenone 1986

In occasione dei 150 anni dalla morte di Massimiliano d’Asburgo (6 luglio 1832-19 giugno 1867), il Museo storico del Castello di Miramare rende omaggio all’imperatore del Messico, presentando dall’11 aprile al 28 maggio la mostra Massimiliano e l’esotismo. Arte orientale nel Castello di Miramare.
Curato da Rossella Fabiani, direttrice del Museo, e da Francesco Morena, il percorso espositivo offre ai visitatori il patrimonio di oggetti preziosi d’arte orientale – oltre 100 opere –  raccolti dall’imperatore durante i suoi numerosi viaggi e conservati nelle collezioni storiche del Castello di Miramare.
In questo modo il Museo, oltre ad approfondire la personalità di Massimiliano, sensibile alla cultura e all’arte, offre una riflessione sull’importanza che la tradizione artistica orientale ha avuto nell’Europa della metà del XIX secolo. 
 
Porcellane, lacche, arredi, sculture e suppellettili di vario genere – provenienti dall’area medio-orientale, dall’India, dalla Cina e dal Giappone –  dialogheranno con esemplari della produzione europea e americana ispirata all’arte orientale, la cosiddetta Cineseria. Il termine identifica in maniera molto ampia tutto ciò che in Europa aveva a che fare con l’Asia orientale, dal collezionismo di manufatti, alla realizzazione di Gabinetti in stile, dalla produzione europea di oggetti d’ispirazione asiatica, all’influenza che la Cina e territori limitrofi ebbero sulla filosofia, sul teatro e sulla letteratura europei.
I manufatti risalgono a un arco cronologico che va dalla fine del Cinquecento alla metà dell’Ottocento.  Massimiliano infatti acquista pezzi antichi insieme a oggetti della produzione allora contemporanea presso gli antiquari delle città che frequenta, tra le quali Trieste. Oltre al monumentale paravento messicano del 1719, che raffigura un’intensa scena di vita cinese, esemplare prezioso e unico in Italia di Cineseria coloniale, si potranno ammirare – tra gli altri –
uno stipo giapponese in legno e intarsi di madreperla dell’inizio del Seicento, realizzato per il mercato portoghese e appartenente alla tipologia Nanban, una scultura di porcellana dipinta in esuberante policromia, ancora giapponese, della fine del XVII secolo, raffigurante un leone
 
seduto, e due spettacolari vasche da pesci in porcellana cinese della metà del Settecento. Rappresentativo dell’arte indiana un magnifico stipo di Goa, in legno di cedro e intarsi di ebano e avorio, anch’esso appartenente a un genere di manufatto raro per le collezioni italiane.
 
Un’infatuazione, quella di Massimiliano per l’Oriente, che raggiunge il suo acme nei due ambienti ‘alla cinese’ presenti al Castello. Il Salotto Giapponese e il Salotto Cinese riflettono l’ammirazione da parte del giovane Asburgo di una moda molto diffusa già nel Settecento, seguita con entusiasmo anche dai membri della famiglia imperiale, i quali avevano realizzato simili stanze nelle residenze di Vienna e Schönbrunn.
 
In particolare, il Salotto Cinese, adibito a fumoir nelle giornate di gala e destinato ad ospitare parte dei manufatti asiatici di Massimiliano, ha tutte le pareti rivestite di un tessuto decorato a stampa con un motivo orientaleggiante, ispirato a composizioni che si ritrovano frequentemente nei repertori settecenteschi di incisioni, ad esempio nel The Ladies Amuseument di Pillement (1762). Massimiliano fornì già nel 1860 precise indicazioni per la Chinesisches Zimmer, richiedendo che si predisponesse “ancora legno di quercia con ricca doratura, le pareti con grandi specchi… e anche piante fresche”, secondo uno schema in cui arredi e natura si compenetrano anche all’interno dell’abitazione, già sperimentato in una stanza verandata di Villa Lazarovich, la prima residenza triestina dell’arciduca, così raffigurata in un dipinto di Germano Prosdocimi del 1855 circa.
Il Salotto Giapponese, così denominato nonostante in realtà esso non mostri prevalenti caratteri giapponesi, rimane piuttosto ancorato agli stilemi della Cineseria settecentesca. Richiamano quel contesto le sete dipinte utilizzate per le pareti, il soffitto e i tendaggi della sala, decorate in ricca policromia su fondo chiaro con motivi di fiori, farfalle e vasi racchiusi entro volute rocaille. La boiserie in legno chiaro che corre nella parte inferiore delle pareti, nell’angolo con lo specchio e sulle sovrapporte mostra una filettatura che riproduce le naturali nodosità dei fusti di bambù. Simili griglie di bambù si vedono anche sulle superfici delle due porte che affacciano nel Salotto. Ognuna di loro inquadra un pannello in lacca, a fondo rosso, oppure marrone, oppure nero, decorato a oro con composizioni di fiori e uccelli e scorci di paesaggio marino con imbarcazioni. Un certo numero di questi pannelli – della metà dell’Ottocento circa - costituisce l’unica reale presenza di Giappone nella sala.
 
Per Massimiliano l’Oriente non è solo la risposta all’esigenza di adeguarsi a certi gusti aristocratici, ma un’autentica scoperta. Il viaggio diviene per l’imperatore uno stile di vita, una dimensione della mente grazie al quale, toccando ben quattro continenti (Europa, Asia, Africa e America), conosce culture e popoli diversi, rispettandone i costumi e apprezzandone le abitudini, fino a farne propria qualcuna.  Attraverso l’acquisizione di oggetti extraeuropei e di libri dedicati a queste esplorazioni (presenti nella biblioteca del Castello) Massimiliano porta il mondo per così dire “dentro casa”. Pur non avendo visto, infatti, l’India, la Cina e il Giappone, gli oggetti provenienti da quei luoghi lontani e misteriosi costituiscono uno strumento per ampliare orizzonti di cultura e di conoscenza altrimenti preclusi.
 
La mostra intende indagare anche questo aspetto della complessa e affascinante personalità di Massimiliano, che ha fatto del viaggio uno dei fili conduttori della sua breve, ma intensa, esistenza.


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