Quando l'Italia dichiarò guerra all'Austria: Trieste, i moti del 23-24 maggio 1915
Dal 15 May 2015 al 7 June 2015
Trieste
Luogo: Palazzo Costanzi
Indirizzo: piazza Piccola 2
Orari: feriali e festivi 10-13 / 17-20
Curatori: Lucio Fabi
Enti promotori:
- Comune di Trieste
- Servizio Biblioteche Civiche
- Civici Musei di Storia ed Arte
Telefono per informazioni: +39 040 6751
E-Mail info: urp@comune.trieste.it
Sito ufficiale: http://www.retecivica.trieste.it/
Dal 15 maggio al 7 giugno 2015, a Palazzo Costanzi (Sala Veruda in Piazza Piccola 2), è allestita la mostra "Quando l'Italia dichiarò guerra all'Austria: Trieste, i moti del 23-24 maggio 1915" proposta dal Servizio Biblioteche Civiche in collaborazione con i Civici Musei di Storia ed Arte, con la cura scientifica di Lucio Fabi.
L'esposizione sarà visitabile giornalmente dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00.
La mostra che ha come spunto i temi delle alunne della scuola popolare di San Giacomo, conservati dall'archivio della Biblioteca Civica, dove sono pervenuti in dono da Giovanni Sfetez, getta uno sguardo sulla situazione politica e sociale a Trieste dopo quasi un anno dallo scoppio della guerra.
Il 23 maggio 1915, alla notizia della dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria-Ungheria, a Trieste le manifestazioni patriottiche contro l’ex alleato degenerano ben presto in incidenti e tumulti popolari. Vengono assaltati e distrutti i principali simboli della presenza italiana in città.
Va a fuoco la sede del principale giornale italiano della città, “Il Piccolo”, espressione dell’influente partito liberal-nazionale e, assieme ad esso, vengono distrutte le sedi della Lega Nazionale in piazza San Giovanni e della Ginnastica triestina. Vengono saccheggiati alcuni locali in cui si radunavano studenti e giovani irredentisti, come il caffè “ai Portici di Chiozza” e il caffè “San Marco”. In piazza San Giovanni la statua di Giuseppe Verdi, simbolo della cultura risorgimentale italiana, viene lordata e lesionata a martellate da una folla inferocita che in seguito si rivolge ai negozi e ai magazzini dei commercianti italiani, in centro e in periferia, fatti segno di un saccheggio certo non premeditato ma di fatto sistematico e in pratica non contrastato dalle autorità di polizia, che termina soltanto il 25 maggio con l'intervento dell'esercito.
Su questi fatti si è indagato poco, attribuendone la responsabilità ad agenti provocatori austriaci che avrebbero infiammato gli “infimi strati” della popolazione che, con l’aiuto della malavita organizzata, avrebbero punito il nemico italiano devastando i suoi simboli e depredando i suoi negozi e magazzini. Una manifestazione organizzata dalla propaganda austriaca, quindi, a cui la popolazione di lingua italiana non partecipa.
Forse le cose non sono andate proprio così. C’erano diversi motivi per scatenare nella folla la rabbia contro gli italiani, e, probabilmente, la forte diseguaglianza economica tra le diverse classi sociali cittadine ha giocato un ruolo non secondario nell'innescare e propagare i tumulti popolari.
A cent’anni esatti di distanza, le alunne della V B della scuola popolare comunale di via dell’Istria, che abitavano nel multietnico e popoloso quartiere operaio di San Giacomo, attraverso i loro temi esposti in mostra, ci raccontano un’altra storia.
A complemento dell'esposizione venerdì 29 maggio, sotto i portici del Municipio in piazza dell'Unità d'Italia, alle ore 17.00 la classe VB (maestra Franca Zannier) della scuola elementare “B.Marin”-Istituto Comprensivo Italo Svevo con il Gruppo teatrale Amici di S. Giovanni de L'Armonia presenterà lo spettacolo I moti del 23-25 maggio 1915.
All'Auditorium del Salone degli Incanti troveremo l'approfondimento di alcuni dei temi della mostra:
- martedì 26 maggio ore 17.30 Diana de Rosa, Le scuole popolari a Trieste alla vigilia della Grande Guerra;
- venerdì 5 giugno ore 17.30 Lucio Fabi e Claudio Sepin, Quando l'Italia dichiarò guerra all'Austria: i perché di una mostra;
- martedì 9 giugno ore 17.30 Rosalba Trevisani, I fatti di questi giorni": da uno studio grafologico uno spiraglio sul mondo delle allieve della quinta B nel 1915;
- venerdì 12 giugno ore 17.30 Gabriella Norio, Giovanni Sfetez sismografo del suo tempo. Spunti dal suo archivio.
L'esposizione sarà visitabile giornalmente dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00.
La mostra che ha come spunto i temi delle alunne della scuola popolare di San Giacomo, conservati dall'archivio della Biblioteca Civica, dove sono pervenuti in dono da Giovanni Sfetez, getta uno sguardo sulla situazione politica e sociale a Trieste dopo quasi un anno dallo scoppio della guerra.
Il 23 maggio 1915, alla notizia della dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria-Ungheria, a Trieste le manifestazioni patriottiche contro l’ex alleato degenerano ben presto in incidenti e tumulti popolari. Vengono assaltati e distrutti i principali simboli della presenza italiana in città.
Va a fuoco la sede del principale giornale italiano della città, “Il Piccolo”, espressione dell’influente partito liberal-nazionale e, assieme ad esso, vengono distrutte le sedi della Lega Nazionale in piazza San Giovanni e della Ginnastica triestina. Vengono saccheggiati alcuni locali in cui si radunavano studenti e giovani irredentisti, come il caffè “ai Portici di Chiozza” e il caffè “San Marco”. In piazza San Giovanni la statua di Giuseppe Verdi, simbolo della cultura risorgimentale italiana, viene lordata e lesionata a martellate da una folla inferocita che in seguito si rivolge ai negozi e ai magazzini dei commercianti italiani, in centro e in periferia, fatti segno di un saccheggio certo non premeditato ma di fatto sistematico e in pratica non contrastato dalle autorità di polizia, che termina soltanto il 25 maggio con l'intervento dell'esercito.
Su questi fatti si è indagato poco, attribuendone la responsabilità ad agenti provocatori austriaci che avrebbero infiammato gli “infimi strati” della popolazione che, con l’aiuto della malavita organizzata, avrebbero punito il nemico italiano devastando i suoi simboli e depredando i suoi negozi e magazzini. Una manifestazione organizzata dalla propaganda austriaca, quindi, a cui la popolazione di lingua italiana non partecipa.
Forse le cose non sono andate proprio così. C’erano diversi motivi per scatenare nella folla la rabbia contro gli italiani, e, probabilmente, la forte diseguaglianza economica tra le diverse classi sociali cittadine ha giocato un ruolo non secondario nell'innescare e propagare i tumulti popolari.
A cent’anni esatti di distanza, le alunne della V B della scuola popolare comunale di via dell’Istria, che abitavano nel multietnico e popoloso quartiere operaio di San Giacomo, attraverso i loro temi esposti in mostra, ci raccontano un’altra storia.
A complemento dell'esposizione venerdì 29 maggio, sotto i portici del Municipio in piazza dell'Unità d'Italia, alle ore 17.00 la classe VB (maestra Franca Zannier) della scuola elementare “B.Marin”-Istituto Comprensivo Italo Svevo con il Gruppo teatrale Amici di S. Giovanni de L'Armonia presenterà lo spettacolo I moti del 23-25 maggio 1915.
All'Auditorium del Salone degli Incanti troveremo l'approfondimento di alcuni dei temi della mostra:
- martedì 26 maggio ore 17.30 Diana de Rosa, Le scuole popolari a Trieste alla vigilia della Grande Guerra;
- venerdì 5 giugno ore 17.30 Lucio Fabi e Claudio Sepin, Quando l'Italia dichiarò guerra all'Austria: i perché di una mostra;
- martedì 9 giugno ore 17.30 Rosalba Trevisani, I fatti di questi giorni": da uno studio grafologico uno spiraglio sul mondo delle allieve della quinta B nel 1915;
- venerdì 12 giugno ore 17.30 Gabriella Norio, Giovanni Sfetez sismografo del suo tempo. Spunti dal suo archivio.
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