If All Time Is Eternally Present - Biennale Venezia 2026

© Tai Shani | Tai Shani, My Bodily Remains, Your Bodily Remains and All the Bodily Remains that Ever Were and Ever Will Be, 2023–2026. Video, 15 min. Courtesy of the Artist

 

Dal 9 May 2026 al 7 June 2026

Luogo: Palazzo Nervi Scattolin

Indirizzo: Campo Manin

Curatori: Chiara Carrera, Marta Barina

Sito ufficiale: http://www.biennale.org


La Pier Luigi Nervi Foundation presenta If All Time Is Eternally Present, una mostra di opere video nuove ed esistenti, di Kandis Williams, Meriem Bennani & Orian Barki e Tai Shani, proiettate sulla facciata di Palazzo Nervi Scattolin, realizzata con il supporto esclusivo di Bottega Veneta.
Evento Collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, la mostra mette in scena un incontro notturno tra immagine in movimento, architettura e spazio pubblico. È il primo appuntamento di un ciclo di mostre volto a promuovere il dialogo tra pratiche artistiche e ambiente costruito, nel solco dell’impegno pluriennale della Fondazione per la promozione, la conservazione e il ripensamento critico dell’eredità di Pier Luigi Nervi.

Pier Luigi Nervi (1891–1979) è noto per aver magistralmente integrato arte e scienza delle costruzioni. La sua opera si è infatti basata sul principio secondo cui ogni elemento strutturale è modellato in base alle forze interne cui risponde rendendo intelligibile una logica costruttiva altrimenti invisibile. Palazzo Nervi Scattolin – uno dei rari esempi di architettura modernista a Venezia – viene commissionato nei primi anni Sessanta come nuova sede della Cassa di Risparmio di Venezia e completato nel 1972. Per Nervi rappresenta un’occasione di confronto diretto con il dibattito attorno alla modernità veneziana, cui risponde con una presa di posizione “architettonica” fondata sulla rielaborazione critica di soluzioni e linguaggi radicali. Riletto oggi, Palazzo Nervi Scattolin restituisce un breve ma intenso momento della storia veneziana, in cui la città sembra guardare al futuro considerando scenari inediti di rinnovamento culturale, urbano e sociale, rispetto ai quali l’architettura riveste un ruolo centrale. L'edificio ci ricorda l’identità culturale veneziana, da sempre transnazionale, e il clima particolarmente fertile degli anni Settanta in cui la città intrattiene relazioni con i più dinamici centri urbani e culturali del mondo, tra cui specialmente con un’altra eccezionale città insulare: New York.
 
Titolata If All Time Is Eternally Present la mostra propone una lettura dell’architettura di Nervi come strumento speculativo attraverso cui interrogare la condizione contemporanea. Il titolo è tratto dai Four Quartets di T. S. Eliot, una raccolta di poesie che esplora il rapporto dell’essere umano con la ciclicità del tempo, l’universo e il divino, e che si fonda su un elogio della “presentness” come spazio di collisione tra passato e futuro. Allo stesso modo, la mostra costruisce una linea di continuità tra la dimensione storica della legacy di Nervi e la contemporaneità delle opere video proiettate sulla facciata dell’edificio. Ciascuna opera agisce come subjective reader di una condizione collettiva, offrendo strumenti critici per affrontare e riformulare il presente, così come l’architettura di Nervi seppe fare nel proprio momento storico.
 
A Travel Guide: Black Gothic in South Korean Horror(2025) è la nuova opera dell’artista nata a Baltimora e attiva a Berlino, Kandis Williams (b. 1985), che attraverso un collage di fonti eterogenee esamina la dimensione storica e contemporanea di regimi di potere, i dispositivi di sorveglianza, la governance razzializzata e forme di violenza ereditata. Strutturato come un collage multi-sorgente – tra diario di viaggio, saggio di ricerca e dérive associativa – il film segue Williams attraverso il suo viaggio in Corea del Sud, intrecciando genealogie musicali afroamericane e coreane, dal jazz e hip-hop al K-pop, e mettendo in relazione memorie collettive Nere e sudcoreane. Attraverso risonanze interculturali che attraversano storie di militarizzazione, violenza di Stato, lutti repressi e mancate riconciliazioni, l’opera riflette sulle politiche della mobilità e critica l’estetizzazione del dolore Nero riscontrabile nelle culture visive e digitali.
 
Realizzato nei primi mesi della pandemia da COVID-19, 2 Lizards(2020) di Meriem Bennani & Orian Barki è una serie animata in otto episodi. Il progetto rifrange lo sconvolgimento della vita a New York attraverso lo sguardo di due avatar antropomorfi di lucertole, doppiati dalle stesse Bennani e Barki. Il tono è insieme giocoso e tagliente, ironico ed empatico. Formalmente, l’opera esemplifica la pratica di Bennani, che intreccia cultura pop globale, tecnologia digitale e immaginari diasporici, fondendo live action, animazione 2D e 3D, e linguaggi che spaziano dal documentario alla fantascienza, dai video musicali ai reality show. Animando creature dotate di un’umanità irriverente, 2 Lizards trasforma esperienze intime e aneddotiche in una narrazione condivisa: noia, assurdità, paura e momenti effimeri di gioia si offrono come valuta emotiva che accomuna coloro che hanno vissuto condizioni liminali, in cui la connessione non è più mediata dallo spazio, ma dall’esperienza condivisa.
 
Tai Shani presenta My Bodily Remains, Your Bodily Remains and All the Bodily Remains that Ever Were and Ever Will Be(2023–2026) una nuova produzione tratta dall’omonima opera cinematografica del 2023 co-commissionata da Art Night (Londra), CAC Cincinnati, KM21 (L’Aia) e POR:TA (Portogallo). Il film presenta una colonna sonora originale composta da Maxwell Sterling e Richard Fearless, insieme ad animazioni digitali di Adam Sinclair. L’opera attinge a scene e figure chiave del film originale, tra cui il “Ghost for Revolution” (Fantasma della Rivoluzione) e il “Book of Love” (Libro dell’Amore), intrecciandole con una nuova animazione 3D che oscilla tra sequenze subacquee e vedute aeree di paesaggi desertici. Si sviluppa come un sogno speculativo in technicolor, modellato da estetiche cinematografiche e dei videogiochi, fantascientifiche e spettrali, e riflette la ricerca in corso di Shani su temi quali la non sovranità, la corporeità collettiva e l’affettività radicale. Amore, lutto e trasformazione politica vengono articolati attraverso una polifonia di voci e presenze incarnate, che restituiscono amore e piacere come forze emancipative.
 
Palazzo Nervi Scattolin, manifestazione paradigmatica di una riflessione sulla modernità, risuona con le pratiche di Williams, Bennani & Barki e Shani. La dimensione notturna della mostra sposta le modalità tradizionali di fruizione dal consumo all’incontro, producendo, simultaneamente, uno slittamento discorsivo. La mostra si connota di una dimensione (extra)pubblica: le proiezioni delineano una condiziona di dérive e meraviglia, e generano un’esperienza spaziale in cui le opere entrano in relazione con un contesto che ne modifica le condizioni di apparizione e di ricezione, innescando fenomeni di interazione tra immagine, spazio, corpo. Eleggendo la facciata a dispositivo scenografico, le opere si innestano nel tessuto urbano, rendendo visibili le intersezioni tra pubblico e privato, identità, potere, globalizzazione, migrazione e sorveglianza. La mostra non si limita a riflettere tali complessità, ma le rende intelligibili, proponendo una riflessione situata in cui Venezia è luogo di incontro tra tempo storico e contemporaneità, in cui tradizione e innovazione coesistono e possono essere criticamente ripensate. Alle artiste ci rivolgiamo come interpreti del nostro tempo, nella sua dimensione più sensoriale, emozionale e soggettiva, in sintonia con il tema della Biennale Arte 2026, In Minor Keys.

Kandis Williams (n. 1985, Baltimora; vive a Berlino) è un’artista la cui pratica attraversa collage, drammaturgia, scrittura ed editoria, ponendo al centro il corpo e il movimento come strumenti per esaminare le dinamiche biopolitiche della rappresentazione. È co-fondatrice della piattaforma editoriale Cassandra Press, attraverso cui sviluppa un’indagine critica sulla storia e sulla rappresentazione dei corpi Neri e femminili. Tra le principali mostre personali figurano una prossima presentazione alla Serpentine Gallery di Londra (2027) e al Rockbund Art Museum di Shanghai (2025), oltre a personali al Walker Art Center di Minneapolis (2025), e a 52 Walker, New York (2021). Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche tra cui il Museum of Modern Art di New York e l’Hammer Museum di Los Angeles.
 
Meriem Bennani (n. 1988, Rabat; vive a New York) e Orian Barki (n. 1985, Tel Aviv; vive a New York) collaborano da lungo tempo. Le loro pratiche si incontrano in produzioni cinematografiche che hanno ottenuto riconoscimento internazionale: da 2 Lizards (2020) a Bouchra (2025). Inizialmente diffuse attraverso il profilo Instagram di Bennani, le loro opere sono state successivamente presentate in contesti quali il Toronto International Film Festival, il 63° New York Film Festival, il Chicago International Film Festival e l’ICA di Londra. Parallelamente alle collaborazioni con Barki, Bennani realizza installazioni immersive che intrecciano cultura pop globalizzata e tecnologie digitali con il linguaggio visivo e materico del Marocco. Generando universi speculativi che impiegano le estetiche dei cartoni animati, decostruisce le dicotomie tra Occidente e Sud Globale.
Sia individualmente sia in duo, il loro lavoro è stato presentato presso Lafayette Anticipations, Parigi (2025); Fondazione Prada, Milano (2024); Whitney Museum of American Art, New York (2022); e MoMA PS1, New York (2016), ed è incluso in collezioni pubbliche come il Guggenheim, il MoMA e il Whitney Museum of American Art di New York.
 
Tai Shani (n. 1976, Londra; vive a Londra) lavora tra performance, film e installazione. La sua pratica si sviluppa dalla scrittura sperimentale come metodo generativo, muovendosi tra concetti teorici e dettagli viscerali per costruire cosmologie frammentarie di non-sovranità. Si riappropria di modalità estetiche femminilizzate come il floreale, il visionario e il gotico all’interno di un registro di militanza utopica, attingendo a narrazioni mitiche e storiche come cornici epico-emotive. Tra le principali mostre personali figurano Somerset House, Londra (2025); Contemporary Art Center, Cincinnati e KM21, L’Aia (2023); e Manchester International Festival (2021). Ha inoltre partecipato a importanti mostre collettive tra cui British Art Show (2021) e HKW, Berlino (2022). Nel 2019 ha vinto il Turner Prize e nel 2025 ha ricevuto la High Line Commission di New York.  
 
Chiara Carrera è una ricercatrice e curatrice il cui lavoro indaga la relazione tra architettura e infrastrutture culturali. La sua ricerca si sviluppa all’intersezione tra indagine accademica e pratica curatoriale, sviluppata nel corso di un dottorato in Architettura presso l’Università Iuav di Venezia e attraverso il lavoro svolto in contesti indipendenti e istituzionali. Accanto alla curatela di mostre quali Bruno Alfieri. Publishing and Magazines for Contemporary Art and Architecture e Italy: The New Domestic Landscape. New York
1972 / Venice 2020, ha collaborato con istituzioni tra cui la Biennale di Berlino e il MAXXI Architettura, e partecipato a progetti di ricerca sostenuti dal Ministero della Cultura.
 
Marta Barina è una Direttrice Artistica attiva tra pratica espositiva e produzione culturale, operando tra contesti istituzionali e indipendenti attraverso formati collaborativi e transdisciplinari. Nel corso di un decennio a Londra, ha lavorato in contesti internazionali di primo piano come White Cube e David Zwirner, e successivamente come Studio Director di Oscar Murillo. Nel 2024 fonda Mare Karina, galleria e studio di produzione culturale con sede a Venezia e dedicato alla cultura contemporanea, dove sviluppa mostre e progetti che intrecciano nuove generazioni di artisti, istituzioni e piattaforme multidisciplinari, concependo la curatela come uno strumento per attivare nuovi immaginari e comunità di riferimento ibride.

 

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