Saddexleey - Biennale Arte Venezia 2026
Asmaa Jama e Gouled Ahmed, Except This Time Nothing Returns From The Ashes, still da video, 2026 | Courtesy © the artists
Dal 9 Maggio 2026 al 22 Novembre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Palazzo Caboto - Padiglione Somalia
Indirizzo: Via Giuseppe Garibaldi, Castello 1645
Orari: Mar - Dom 11.00 - 18.00 | chiuso Lunedì
Curatori: Abdirahman Yusuf Mohamud (commissioner), Mohamed Mire, Fabio Scrivanti (curators)
Enti promotori:
- Prime Minister of Somalia
- Ministry of Information Culture and Tourism of Somalia
- Ministry of Foreign Affairs of Somalia
- Galerie Nordenhake
- Galerie Kadel Willborn
Costo del biglietto: Ingresso gratuito
Sito ufficiale: http://www.somaliapavilion.so
La Repubblica Federale della Somalia è lieta di annunciare il suo primo Padiglione Nazionale alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia, aperto al pubblico dal 9 maggio al 22 novembre 2026, a Palazzo Caboto, Venezia. Il Padiglione riunisce i lavori di Ayan Farah, Asmaa Jama e Warsan Shire.
Questo progetto segna la prima partecipazione della Somalia all’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Riconosciuta internazionalmente come la “Nazione dei Poeti”, la Somalia presenta un Padiglione che si sviluppa attraverso tre piani seguendo un ritmo triadico: tre artiste, tre registri, tre approcci relazionali.
Intitolato SADDEXLEEY (sa-DEH-ley), il Padiglione trae il suo nome da una forma poetica somala costruita attorno ad una composizione triadica. Derivato da saddex (sa-DEH), che significa tre, descrive una logica generativa in cui il senso si sviluppa attorno alla ripetizione, alla variazione e alla relazione. Radicato nella tradizione orale somala, dove la poesia funziona come architettura sociale e filosofia di vita, l’esposizione spazializza la forma poetica in risonanza con il tema della Biennale Arte 2026 In Minor Keys, di Koyo Kouoh. Parola, suono e materia convergono come una poesia vivente, oscillando tra fragilità e resistenza. SADDEXLEEY presenta l’appartenenza non come una dichiarazione ma come una sensazione.
Lavorando attraverso geografie, linguaggi e discipline, le artiste esplorano memoria ed eredità attraverso il tessuto, la poesia e il linguaggio filmico. Ayan Farah utilizza tessuti e sedimenti come depositari del tempo, permettendo alla materia di custodire ciò che non può essere direttamente espresso. Il lavoro di Asmaa Jama attraversa il film, la performance e pratiche d’archivio per mettere in discussione come il patrimonio venga documentato e riattivato nello spazio. La poesia di Warsan Shire dà voce allo sradicamento e all’intimità, modellando il linguaggio come testimone e come archivio allo stesso tempo. Assieme, queste pratiche convergono attraverso il ritmo, la materia e la voce. La memoria non è narrata: è percepita.
La poesia ha storicamente operato come architettura sociale della Somalia, strutturando il pensiero, la trasmissione e la memoria collettiva. Più che presentare la poesia come contenuto, il Padiglione adotta la struttura poetica come metodologia, organizzando lo spazio e la percezione come estensioni di una tradizione viva - un approccio sviluppato dai curatori Mohamed Mire e Fabio Scrivanti.
Il Padiglione è ospitato presso Palazzo Caboto, posizionato tra i Giardini della Biennale e l’Arsenale, nell’intersezione di tre strade: Riva degli Schiavoni, Riva dei Sette Martiri e Via Garibaldi.Il Padiglione Nazionale della Somalia è commissionato da Abdirahman Yusuf Mohamud, in qualità di Consigliere Culturale su mandato dell’Ufficio del Primo Ministro della Somalia ed è realizzato con il supporto del Ministero dell’Informazione, Cultura e Turismo e del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Federale della Somalia, con Galerie Nordenhake e Galerie Kadel Willborn come lead partner, e con l’aggiuntivo sostegno di contributori privati.
Ayan Farah è un’artista somalo-svedese con base a Stoccolma. Lavorando con pittura, tessuti e ricerca sul materiale, la sua pratica esplora il paesaggio come sistema fisico, politico e poetico. Concentrandosi su terra, acqua e sulle conoscenze incorporate nei materiali come portatori di memoria, utilizza sedimenti locali ed elementi naturali. Attraverso pittura, ricamo e installazione, il suo lavoro segue il movimento della materia attraverso confini ed ecologie, dove geologia, lavoro e storie coloniali convergono. Ha esposto a livello internazionale, tra cui al Moderna Museet di Stoccolma, alla Fondazione Prada di Venezia, alla Bundeskunsthalle di Bonn e alla Hunterian Art Gallery di Glasgow. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private, tra cui il Moderna Museet e la Kadist Foundation.
Asmaa Jama è una poetessa, regista e artista multidisciplinare somalo-danese con base a Bristol. Le sue poesie sono apparse su The Poetry Review, Ambit e Magma. Nel 2024 ha vinto il Geoffrey Dearmer Poetry Prize ed è stata finalista o selezionata per il Brunel African Poetry Prize, il Wasafiri Writing Prize, il James Berry Poetry Prize e la National Poetry Competition. I suoi film esplorano memoria d’archivio, mito e narrazioni diasporiche, tra cui Before We Disappear (2021), commissionato da BBC Arts, ed Except this time nothing returns from the ashes (2022/23), co-diretto con Gouled Ahmed. Il suo lavoro ha vinto il Berwick Film Festival New Cinema Award ed è stato presentato presso Spike Island, The Africa Centre (New York) e alla 18. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. Nel 2023 ha vinto l’Art X Prize, sostenuto dalla residenza G.A.S. di Yinka Shonibare.
Warsan Shire è una scrittrice e poetessa somalo-britannica. La sua raccolta d’esordio Bless the Daughter Raised by a Voice in Her Head è stata pubblicata da Penguin Random House nel 2022. Il suo primo pamphlet, Teaching My Mother How to Give Birth, è stato pubblicato da Flipped Eye Publishing nel 2011. Nel 2013 ha vinto il primo Brunel University African Poetry Prize e nel 2014 è stata nominata prima Young Poet Laureate di Londra. È stata inoltre Poet in Residence nel Queensland, Australia, dove ha collaborato con l’Aboriginal Centre for Performing Arts. Nel 2015 ha pubblicato il pamphlet in edizione limitata Her Blue Body. Nel 2016 e nel 2020 ha collaborato con Beyoncé Knowles-Carter alla realizzazione dei testi poetici e dell’adattamento filmico per gli album visivi Lemonade e Black Is King. Nel 2017 è stata inclusa nella serie Penguin Modern Poets insieme a Sharon Olds e Malika Booker. Ha inoltre scritto il cortometraggio Brave Girl Rising, che dà voce alle ragazze somale nel più grande campo profughi dell’Africa. Il suo lavoro è stato tradotto e pubblicato in decine di paesi nel mondo.
Questo progetto segna la prima partecipazione della Somalia all’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Riconosciuta internazionalmente come la “Nazione dei Poeti”, la Somalia presenta un Padiglione che si sviluppa attraverso tre piani seguendo un ritmo triadico: tre artiste, tre registri, tre approcci relazionali.
Intitolato SADDEXLEEY (sa-DEH-ley), il Padiglione trae il suo nome da una forma poetica somala costruita attorno ad una composizione triadica. Derivato da saddex (sa-DEH), che significa tre, descrive una logica generativa in cui il senso si sviluppa attorno alla ripetizione, alla variazione e alla relazione. Radicato nella tradizione orale somala, dove la poesia funziona come architettura sociale e filosofia di vita, l’esposizione spazializza la forma poetica in risonanza con il tema della Biennale Arte 2026 In Minor Keys, di Koyo Kouoh. Parola, suono e materia convergono come una poesia vivente, oscillando tra fragilità e resistenza. SADDEXLEEY presenta l’appartenenza non come una dichiarazione ma come una sensazione.
Lavorando attraverso geografie, linguaggi e discipline, le artiste esplorano memoria ed eredità attraverso il tessuto, la poesia e il linguaggio filmico. Ayan Farah utilizza tessuti e sedimenti come depositari del tempo, permettendo alla materia di custodire ciò che non può essere direttamente espresso. Il lavoro di Asmaa Jama attraversa il film, la performance e pratiche d’archivio per mettere in discussione come il patrimonio venga documentato e riattivato nello spazio. La poesia di Warsan Shire dà voce allo sradicamento e all’intimità, modellando il linguaggio come testimone e come archivio allo stesso tempo. Assieme, queste pratiche convergono attraverso il ritmo, la materia e la voce. La memoria non è narrata: è percepita.
La poesia ha storicamente operato come architettura sociale della Somalia, strutturando il pensiero, la trasmissione e la memoria collettiva. Più che presentare la poesia come contenuto, il Padiglione adotta la struttura poetica come metodologia, organizzando lo spazio e la percezione come estensioni di una tradizione viva - un approccio sviluppato dai curatori Mohamed Mire e Fabio Scrivanti.
Il Padiglione è ospitato presso Palazzo Caboto, posizionato tra i Giardini della Biennale e l’Arsenale, nell’intersezione di tre strade: Riva degli Schiavoni, Riva dei Sette Martiri e Via Garibaldi.Il Padiglione Nazionale della Somalia è commissionato da Abdirahman Yusuf Mohamud, in qualità di Consigliere Culturale su mandato dell’Ufficio del Primo Ministro della Somalia ed è realizzato con il supporto del Ministero dell’Informazione, Cultura e Turismo e del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Federale della Somalia, con Galerie Nordenhake e Galerie Kadel Willborn come lead partner, e con l’aggiuntivo sostegno di contributori privati.
Ayan Farah è un’artista somalo-svedese con base a Stoccolma. Lavorando con pittura, tessuti e ricerca sul materiale, la sua pratica esplora il paesaggio come sistema fisico, politico e poetico. Concentrandosi su terra, acqua e sulle conoscenze incorporate nei materiali come portatori di memoria, utilizza sedimenti locali ed elementi naturali. Attraverso pittura, ricamo e installazione, il suo lavoro segue il movimento della materia attraverso confini ed ecologie, dove geologia, lavoro e storie coloniali convergono. Ha esposto a livello internazionale, tra cui al Moderna Museet di Stoccolma, alla Fondazione Prada di Venezia, alla Bundeskunsthalle di Bonn e alla Hunterian Art Gallery di Glasgow. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private, tra cui il Moderna Museet e la Kadist Foundation.
Asmaa Jama è una poetessa, regista e artista multidisciplinare somalo-danese con base a Bristol. Le sue poesie sono apparse su The Poetry Review, Ambit e Magma. Nel 2024 ha vinto il Geoffrey Dearmer Poetry Prize ed è stata finalista o selezionata per il Brunel African Poetry Prize, il Wasafiri Writing Prize, il James Berry Poetry Prize e la National Poetry Competition. I suoi film esplorano memoria d’archivio, mito e narrazioni diasporiche, tra cui Before We Disappear (2021), commissionato da BBC Arts, ed Except this time nothing returns from the ashes (2022/23), co-diretto con Gouled Ahmed. Il suo lavoro ha vinto il Berwick Film Festival New Cinema Award ed è stato presentato presso Spike Island, The Africa Centre (New York) e alla 18. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. Nel 2023 ha vinto l’Art X Prize, sostenuto dalla residenza G.A.S. di Yinka Shonibare.
Warsan Shire è una scrittrice e poetessa somalo-britannica. La sua raccolta d’esordio Bless the Daughter Raised by a Voice in Her Head è stata pubblicata da Penguin Random House nel 2022. Il suo primo pamphlet, Teaching My Mother How to Give Birth, è stato pubblicato da Flipped Eye Publishing nel 2011. Nel 2013 ha vinto il primo Brunel University African Poetry Prize e nel 2014 è stata nominata prima Young Poet Laureate di Londra. È stata inoltre Poet in Residence nel Queensland, Australia, dove ha collaborato con l’Aboriginal Centre for Performing Arts. Nel 2015 ha pubblicato il pamphlet in edizione limitata Her Blue Body. Nel 2016 e nel 2020 ha collaborato con Beyoncé Knowles-Carter alla realizzazione dei testi poetici e dell’adattamento filmico per gli album visivi Lemonade e Black Is King. Nel 2017 è stata inclusa nella serie Penguin Modern Poets insieme a Sharon Olds e Malika Booker. Ha inoltre scritto il cortometraggio Brave Girl Rising, che dà voce alle ragazze somale nel più grande campo profughi dell’Africa. Il suo lavoro è stato tradotto e pubblicato in decine di paesi nel mondo.
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