The Materiality of Judy Chicago
© Chicago Woodman LLC, Judy Chicago/Artist Rights Society (ARS), New York; Photo © Chicago Woodman LLC; Donald Woodman/Artists Rights Society | Judy Chicago, Multicolor Rearrangeable Game Board, 1965-1966. Acrylic on wood, 45.72 x 45.72 cm.
Dal 8 May 2026 al 22 November 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Galleria Alberta Pane
Indirizzo: Dorsoduro 2403H, Calle dei Guardiani
Orari: martedì - sabato 10.30 - 18.30
Curatori: Allison Raddock
Telefono per informazioni: +39 041 5648481
Sito ufficiale: http://albertapane.com
In concomitanza con La Biennale di Venezia 2026, Alberta Pane è lieta di ospitare presso la sua galleria veneziana The Materiality of Judy Chicago, un’esposizione personale della celebre artista americana Judy Chicago (Stati Uniti, 1939). La mostra, a cura di Allison Raddock, aprirà al pubblico venerdì 8 maggio (con inaugurazione su invito giovedì 7 maggio) e sarà visitabile fino al 22 novembre 2026.
Mediante un focus su materiali e tecniche, The Materiality of Judy Chicago permette d’immergersi nell’universo dell’artista, in un dialogo tra opere storiche degli ultimi sessant’anni e un nuovo corpus di lavori, che verrà mostrato per la prima volta al pubblico in questa occasione.
Figura pionieristica dell’arte femminista, Judy Chicago è stata per lungo tempo principalmente associata al suo iconico progetto The Dinner Party (1974-1979). Visto da milioni di persone, dal 2007 questo lavoro è parte della collezione permanente del Brooklyn Museum quale fulcro dell’Elizabeth A. Sackler Center for Feminist Art. Il successo di quest’opera fu tale che l’artista arrivò a chiedersi: « La mia opera riuscirà mai a emergere dall’ombra di The Dinner Party? ».
Il lavoro di Judy Chicago si estende tuttavia ben al di là di questo celebre progetto. Negli ultimi decenni la percezione e la ricezione critica dell’opera dell’artista hanno attraversato una profonda trasformazione, culminando nel pieno riconoscimento della complessità e della ricca stratificazione che caratterizzano la sua produzione, anche grazie a rilevanti mostre istituzionali, che hanno contribuito in modo determinante a mettere in luce l’importanza del suo apporto alla storia dell’arte. In questo senso, la sua prima retrospettiva, tenutasi nel 2021 al de Young Museum di San Francisco e curata da Claudia Schmuckli, ha rappresentato un momento decisivo che ha posto in evidenza la complessa varietà di temi e tecniche che l’artista utilizza.
Attraverso un uso consapevole e sperimentale di un’ampia gamma di materiali (tra cui cofani di automobili dipinti con bombolette spray, piatti di porcellana, tessuti ricamati, vetro…), Judy Chicago ha infatti costantemente messo in discussione le gerarchie artistiche tradizionali, utilizzando tecniche storicamente marginalizzate in quanto artigianali per riconfigurarle invece quali dispositivi concettuali centrali di un’arte femminista e contemporanea.
Per questa esposizione la curatrice Allison Raddock ha ideato un percorso che, attraversando alcune delle serie più importanti della carriera dell’artista, arriva a includere un nuovo corpus di opere. Dal titolo Judy Chicago: Lilies/Goddesses, questo inedito insieme di lavori include nuove sculture in vetro, bronzo e alluminio, realizzate grazie a collaborazioni con lo Studio Berengo di Venezia, JRP|Editions di Zurigo e il Corning Museum of Glass di New York. Queste opere saranno presentate per la prima volta, a livello mondiale, presso la Galleria Alberta Pane di Venezia.
Judy Chicago: Lilies/Goddesses è una serie che si è sviluppata a partire dal progetto An Homage to Arles (2024), commissionato da LUMA Arles in occasione della rilettura della retrospettiva Herstory del New Museum di New York (2023), curata da Massimiliano Gioni.
Insieme all’importante mostra Revelations (2024), presentata alla Serpentine North di Londra e curata da Hans Ulrich Obrist, ispirata all’omonimo manoscritto miniato di Judy Chicago (ideato originariamente nei primi anni Settanta), questi progetti hanno profondamente trasformato la comprensione e ricezione dell’opera dell’artista. È emersa, in modo particolare, la coerenza concettuale della pratica di Chicago lungo tutto l’arco della sua carriera, nonostante l’impiego di diversi media, dimensioni e immaginari.
An Homage to Arles, culminato in uno spettacolo pirotecnico che si irradiava da una serie di ninfee metalliche galleggianti su uno stagno, evidenziò un chiaro richiamo alle ninfee di Monet e al lavoro degli Impressionisti, che Judy Chicago vide per la prima volta, rimanendone profondamente influenzata, mentre studiava all’Art Institute of Chicago.
A partire da queste istanze sono nate le sculture della serie Lilies/Goddesses esposte in The Materiality of Judy Chicago, che variano in termini di dimensioni per adattarsi a una pluralità di contesti: da tavoli o basamenti scultorei in spazi interni, a prati e specchi d’acqua per contesti esterni, fino a raggiungere grandi dimensioni.
Questo nuovo corpus di opere permette al visitatore di scoprire tratti della ricerca dell’artista che sollevano riflessioni su urgenti questioni della contemporaneità. Un elemento infatti di cui si è parlato poco è l’aspetto apocalittico dei suoi lavori con ghiaccio secco, fumo colorato e fuochi d’artificio, ripreso semanticamente nel titolo della mostra londinese Revelations. In un primo momento, queste opere (di dimensioni molto più contenute rispetto ai lavori monumentali più recenti, anche se non meno ambiziose sul piano concettuale) nascevano con l’intento di “femminilizzare” o “addolcire” ambienti spesso percepiti come duri e artificiali.
Con il tempo, e con l’aumentare della scala degli interventi, l’artista ha iniziato a porre l’accento sulla fragilità del nostro pianeta e sulle conseguenze sempre più drammatiche del cambiamento climatico, che oggi minacciano la Terra e i suoi abitanti, umani e non umani. Attraverso queste opere, intrinsecamente legate alla nuova serie esposta, Judy Chicago mira a mettere in discussione il paradigma patriarcale che ha contribuito a plasmare la condizione contemporanea e desidera sottolineare quanto sia fondamentale includere le voci femminili nella costruzione di un futuro realmente pluralista, sicuro ed equo.
Judy Chicago: Lillies/Goddess è presentata in un percorso che comprende materialità e temporalità differenti atte a far immergere lo spettatore nell’universo dell’artista. La mostra comprende infatti, tra gli altri, disegni e sculture minimaliste della fine degli anni Sessanta, piatti e disegni tratti da The Dinner Party (anni Settanta), tessuti ricamati e disegni del Birth Project (anni Ottanta), dipinti acrilici e a olio della serie PowerPlay (anni Ottanta).
The Materiality of Judy Chicago propone un percorso visivo e di pensiero, che ripercorre la sua ricerca artistica e riafferma la sua convinzione di come l’arte sia un potente strumento di trasformazione intellettuale e cambiamento sociale. Artista, scrittrice e docente, nonché figura di primo piano del femminismo, Judy Chicago ha infatti dedicato decenni della sua attività alla promozione di una concezione più inclusiva dell’arte, alla ridefinizione del ruolo dell’artista e alla difesa del diritto fondamentale delle donne alla libertà di espressione, affermandosi come punto di riferimento internazionale per queste istanze.
La mostra è accompagnata da una pubblicazione, edita da Alberta Pane e ideata dallo studio grafico Multiplo, che include, tra i vari contributi, un’esclusiva intervista tra Judy Chicago e Massimiliano Gioni.
La carriera di Judy Chicago (nata nel 1939 a Chicago, Illinois, USA) copre quasi sei decenni, nel corso dei quali ha realizzato un corpus di opere vasto e articolato, esposto in istituzioni di tutto il mondo. Negli anni Settanta è stata pioniera dell’arte femminista e dell’educazione artistica femminista, fondando e dirigendo una serie di programmi appositi nel sud della California. È conosciuta soprattutto per l’opera monumentale The Dinner Party (1974–1979), una storia simbolica delle donne nella civiltà occidentale. I cicli di lavori successivi hanno affrontato diversi temi tra cui: la nascita e la creazione nel Birth Project; la costruzione dell’identità maschile in PowerPlay; gli orrori del genocidio nell’Holocaust Project, realizzato in collaborazione con il marito, il fotografo Donald Woodman e, più recentemente, la mortalità e il rapporto dell’umanità con la Terra, e la sua distruzione, in The End: A Meditation on Death and Extinction, presentato per la prima volta nel 2019 al National Museum of Women in the Arts di Washington, DC. Nel corso della sua carriera Judy Chicago ha costantemente difeso e sostenuto il potere trasformativo dell’arte e del diritto delle donne a operare ai massimi livelli della produzione artistica. Per questo motivo, è diventata un punto di riferimento internazionale, riconosciuta e stimata per aver incarnato, attraverso la sua opera e la sua vita, una concezione più inclusiva dell’arte, una dimensione più ampia del ruolo dell’artista e il diritto delle donne alla libertà di espressione. Nel 2018 è stata inserita da Time Magazine tra le “100 persone più influenti” e da Artsy tra gli “artisti più influenti”. Nel 2019 ha ricevuto il Visionary Woman Award dal Museum of Contemporary Art Chicago ed è stata tra gli ospiti d’onore del gala annuale dell’Hammer Museum di Los Angeles. Nel 2020 è stata celebrata dal Museum of Arts and Design in occasione del MAD Ball annuale. Da allora ha ricevuto ulteriori numerosi riconoscimenti e premi e il suo lavoro continua a essere esposto a livello internazionale. Le sue opere inoltre fanno parte delle collezioni dei più importanti musei del mondo.
Mediante un focus su materiali e tecniche, The Materiality of Judy Chicago permette d’immergersi nell’universo dell’artista, in un dialogo tra opere storiche degli ultimi sessant’anni e un nuovo corpus di lavori, che verrà mostrato per la prima volta al pubblico in questa occasione.
Figura pionieristica dell’arte femminista, Judy Chicago è stata per lungo tempo principalmente associata al suo iconico progetto The Dinner Party (1974-1979). Visto da milioni di persone, dal 2007 questo lavoro è parte della collezione permanente del Brooklyn Museum quale fulcro dell’Elizabeth A. Sackler Center for Feminist Art. Il successo di quest’opera fu tale che l’artista arrivò a chiedersi: « La mia opera riuscirà mai a emergere dall’ombra di The Dinner Party? ».
Il lavoro di Judy Chicago si estende tuttavia ben al di là di questo celebre progetto. Negli ultimi decenni la percezione e la ricezione critica dell’opera dell’artista hanno attraversato una profonda trasformazione, culminando nel pieno riconoscimento della complessità e della ricca stratificazione che caratterizzano la sua produzione, anche grazie a rilevanti mostre istituzionali, che hanno contribuito in modo determinante a mettere in luce l’importanza del suo apporto alla storia dell’arte. In questo senso, la sua prima retrospettiva, tenutasi nel 2021 al de Young Museum di San Francisco e curata da Claudia Schmuckli, ha rappresentato un momento decisivo che ha posto in evidenza la complessa varietà di temi e tecniche che l’artista utilizza.
Attraverso un uso consapevole e sperimentale di un’ampia gamma di materiali (tra cui cofani di automobili dipinti con bombolette spray, piatti di porcellana, tessuti ricamati, vetro…), Judy Chicago ha infatti costantemente messo in discussione le gerarchie artistiche tradizionali, utilizzando tecniche storicamente marginalizzate in quanto artigianali per riconfigurarle invece quali dispositivi concettuali centrali di un’arte femminista e contemporanea.
Per questa esposizione la curatrice Allison Raddock ha ideato un percorso che, attraversando alcune delle serie più importanti della carriera dell’artista, arriva a includere un nuovo corpus di opere. Dal titolo Judy Chicago: Lilies/Goddesses, questo inedito insieme di lavori include nuove sculture in vetro, bronzo e alluminio, realizzate grazie a collaborazioni con lo Studio Berengo di Venezia, JRP|Editions di Zurigo e il Corning Museum of Glass di New York. Queste opere saranno presentate per la prima volta, a livello mondiale, presso la Galleria Alberta Pane di Venezia.
Judy Chicago: Lilies/Goddesses è una serie che si è sviluppata a partire dal progetto An Homage to Arles (2024), commissionato da LUMA Arles in occasione della rilettura della retrospettiva Herstory del New Museum di New York (2023), curata da Massimiliano Gioni.
Insieme all’importante mostra Revelations (2024), presentata alla Serpentine North di Londra e curata da Hans Ulrich Obrist, ispirata all’omonimo manoscritto miniato di Judy Chicago (ideato originariamente nei primi anni Settanta), questi progetti hanno profondamente trasformato la comprensione e ricezione dell’opera dell’artista. È emersa, in modo particolare, la coerenza concettuale della pratica di Chicago lungo tutto l’arco della sua carriera, nonostante l’impiego di diversi media, dimensioni e immaginari.
An Homage to Arles, culminato in uno spettacolo pirotecnico che si irradiava da una serie di ninfee metalliche galleggianti su uno stagno, evidenziò un chiaro richiamo alle ninfee di Monet e al lavoro degli Impressionisti, che Judy Chicago vide per la prima volta, rimanendone profondamente influenzata, mentre studiava all’Art Institute of Chicago.
A partire da queste istanze sono nate le sculture della serie Lilies/Goddesses esposte in The Materiality of Judy Chicago, che variano in termini di dimensioni per adattarsi a una pluralità di contesti: da tavoli o basamenti scultorei in spazi interni, a prati e specchi d’acqua per contesti esterni, fino a raggiungere grandi dimensioni.
Questo nuovo corpus di opere permette al visitatore di scoprire tratti della ricerca dell’artista che sollevano riflessioni su urgenti questioni della contemporaneità. Un elemento infatti di cui si è parlato poco è l’aspetto apocalittico dei suoi lavori con ghiaccio secco, fumo colorato e fuochi d’artificio, ripreso semanticamente nel titolo della mostra londinese Revelations. In un primo momento, queste opere (di dimensioni molto più contenute rispetto ai lavori monumentali più recenti, anche se non meno ambiziose sul piano concettuale) nascevano con l’intento di “femminilizzare” o “addolcire” ambienti spesso percepiti come duri e artificiali.
Con il tempo, e con l’aumentare della scala degli interventi, l’artista ha iniziato a porre l’accento sulla fragilità del nostro pianeta e sulle conseguenze sempre più drammatiche del cambiamento climatico, che oggi minacciano la Terra e i suoi abitanti, umani e non umani. Attraverso queste opere, intrinsecamente legate alla nuova serie esposta, Judy Chicago mira a mettere in discussione il paradigma patriarcale che ha contribuito a plasmare la condizione contemporanea e desidera sottolineare quanto sia fondamentale includere le voci femminili nella costruzione di un futuro realmente pluralista, sicuro ed equo.
Judy Chicago: Lillies/Goddess è presentata in un percorso che comprende materialità e temporalità differenti atte a far immergere lo spettatore nell’universo dell’artista. La mostra comprende infatti, tra gli altri, disegni e sculture minimaliste della fine degli anni Sessanta, piatti e disegni tratti da The Dinner Party (anni Settanta), tessuti ricamati e disegni del Birth Project (anni Ottanta), dipinti acrilici e a olio della serie PowerPlay (anni Ottanta).
The Materiality of Judy Chicago propone un percorso visivo e di pensiero, che ripercorre la sua ricerca artistica e riafferma la sua convinzione di come l’arte sia un potente strumento di trasformazione intellettuale e cambiamento sociale. Artista, scrittrice e docente, nonché figura di primo piano del femminismo, Judy Chicago ha infatti dedicato decenni della sua attività alla promozione di una concezione più inclusiva dell’arte, alla ridefinizione del ruolo dell’artista e alla difesa del diritto fondamentale delle donne alla libertà di espressione, affermandosi come punto di riferimento internazionale per queste istanze.
La mostra è accompagnata da una pubblicazione, edita da Alberta Pane e ideata dallo studio grafico Multiplo, che include, tra i vari contributi, un’esclusiva intervista tra Judy Chicago e Massimiliano Gioni.
La carriera di Judy Chicago (nata nel 1939 a Chicago, Illinois, USA) copre quasi sei decenni, nel corso dei quali ha realizzato un corpus di opere vasto e articolato, esposto in istituzioni di tutto il mondo. Negli anni Settanta è stata pioniera dell’arte femminista e dell’educazione artistica femminista, fondando e dirigendo una serie di programmi appositi nel sud della California. È conosciuta soprattutto per l’opera monumentale The Dinner Party (1974–1979), una storia simbolica delle donne nella civiltà occidentale. I cicli di lavori successivi hanno affrontato diversi temi tra cui: la nascita e la creazione nel Birth Project; la costruzione dell’identità maschile in PowerPlay; gli orrori del genocidio nell’Holocaust Project, realizzato in collaborazione con il marito, il fotografo Donald Woodman e, più recentemente, la mortalità e il rapporto dell’umanità con la Terra, e la sua distruzione, in The End: A Meditation on Death and Extinction, presentato per la prima volta nel 2019 al National Museum of Women in the Arts di Washington, DC. Nel corso della sua carriera Judy Chicago ha costantemente difeso e sostenuto il potere trasformativo dell’arte e del diritto delle donne a operare ai massimi livelli della produzione artistica. Per questo motivo, è diventata un punto di riferimento internazionale, riconosciuta e stimata per aver incarnato, attraverso la sua opera e la sua vita, una concezione più inclusiva dell’arte, una dimensione più ampia del ruolo dell’artista e il diritto delle donne alla libertà di espressione. Nel 2018 è stata inserita da Time Magazine tra le “100 persone più influenti” e da Artsy tra gli “artisti più influenti”. Nel 2019 ha ricevuto il Visionary Woman Award dal Museum of Contemporary Art Chicago ed è stata tra gli ospiti d’onore del gala annuale dell’Hammer Museum di Los Angeles. Nel 2020 è stata celebrata dal Museum of Arts and Design in occasione del MAD Ball annuale. Da allora ha ricevuto ulteriori numerosi riconoscimenti e premi e il suo lavoro continua a essere esposto a livello internazionale. Le sue opere inoltre fanno parte delle collezioni dei più importanti musei del mondo.
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