Dal 17 febbraio al 17 giugno

A Bologna, il Medioevo svelato

Bacino (piatto) in maiolica recuperato dalla facciata della chiesa di S. Giacomo Maggiore, con raffigurazione di Frater Simon, inizi del XIV secolo. Deposito SABAP-BO
 

Samantha De Martin

04/01/2018

Bologna - Un missorium d’argento cesenate, testimone prezioso della vita agiata di un ricco possidente terriero del IV secolo d.C., racconta, insieme alle fibule di età gota, ai bicchieri in legno rinvenuti a Parma e a incredibili reperti longobardi, l’archeologia medievale di quella che, nel 7 d.C., l’imperatore Augusto aveva denominato Regio VIII Aemilia.
Grazie alle intense ricerche che hanno interessato questa regione negli ultimi 40 anni, è possibile accostarsi in modo inedito e originale a un periodo che ricopre circa un millennio.
Una mostra intitolata Medioevo svelato. Storie dell’Emilia Romagna attraverso l’archeologia, ospitata al Lapidario del Museo Civico Medievale di Bologna dal 17 febbraio al 17 giugno - promossa da Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e Istituzione Bologna Musei, Musei Civici d'Arte Antica in collaborazione con Segretariato Regionale del MiBACT per l'Emilia Romagna, Regione Emilia-Romagna, IBC della Regione Emilia Romagna, Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Parma e Piacenza, Complesso monumentale della Pilotta e Polo Museale dell'Emilia Romagna - ripercorre le trasformazioni delle città e del territorio, che, dalla tarda antichità (IV-V secolo) al pieno Medioevo (inizi del Trecento), hanno assistito all’affermarsi dei nuovi ceti dirigenti goti, bizantini e longobardi.


Scivolando attraverso le sei sezioni del percorso espositivo, il visitatore ha modo di cogliere la trasformazione delle città, la sostanziale continuità tra età romana e gota, ma anche la differenza fra i territori dell’Emilia, soggetti ai Longobardi e quelli della Romagna, sottoposti ai Bizantini, e di apprezzare la vitalità economica di Comacchio, nell’VIII secolo il più grande emporio del nord Italia, strategico centro lagunare, vocato allo smistamento e al trasporto di beni destinati alle terre del Regno longobardo.
E poi non mancano le chiese rurali, i villaggi, i castelli, i borghi franchi e i monasteri, fucine di arte e di cultura, che lasciano il posto all’ultima sezione del percorso, dedicata alla rinascita delle città in età comunale. A questa fase Bologna fornisce un contributo eccezionale con lo straordinario recupero - dalla collocazione originaria - dei piatti in maiolica risalenti agli inizi del XIV secolo, rinvenuti alla sommità della chiesa di San Giacomo Maggiore durante i lavori di restauro dell’edificio. Uno di questi, risalente agli inizi del XIV secolo, riporta il ritratto emblematico di frate Simone, identificabile molto probabilmente con l’omonimo sindaco del convento di San Giacomo.

Con la mostra Medioevo svelato, a cura di Sauro Gelichi, Bologna si inserisce nel programma culturale che celebra “2200 anni lungo la Via Emilia”, progetto volto a valorizzare le origini romane di Modena, Parma e Reggio Emilia, città che condividono il fondatore Marco Emilio Lepido, il console a cui si deve la costruzione dell’omonima via, destinata a diventare l’elemento unificante della regione che tuttora ne conserva il nome.

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