Dal 27 febbraio nelle sale italiane

Volevo nascondermi. In arrivo al cinema il film su Ligabue

Volevo nascondermi | Courtesy Palomar e Rai Cinema
 

Francesca Grego

21/01/2020

Per le strade del paesino emiliano di Gualtieri Antonio Ligabue è “el Matt”: un uomo solo, rachitico, con qualche rotella fuori posto. Un giorno prende in mano il pennello e materializza sulla tela mondi fantastici. Non dipinge solo i pioppi sulle rive del Po, ma giungle tropicali, tigri, leoni, gorilla e uccelli dai colori smaglianti, capaci di stupire almeno quanto la sua storia. La genesi di tanta bellezza resta un mistero. Dal 27 febbraio nelle sale italiane, Volevo nascondermi prova a gettare un ponte cinematografico tra arte e vita, a colmare il vuoto tra dimensioni apparentemente distanti, in realtà parte di un unico, profondo intreccio. Diretto da Giorgio Diritti (L'uomo che verrà, Il vento fa il suo giro) con la sceneggiatura di Tania Pedroni (L'uomo che verrà), prodotto da Palomar con Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution, vedrà nei panni dell'artista il camaleontico Elio Germano (Il giovane favoloso, Troppa grazia, La nostra vita), pronto a calarsi ancora una volta nell'anima di un personaggio fuori dal comune. Nella locandina si fa quasi fatica a riconoscerlo, dopo la trasformazione che l'ha reso straordinariamente somigliante agli autoritratti lasciati dal pittore come spiragli aperti su un intimo magma in ebollizione.



Dalla Svizzera, dove Ligabue nacque da emigrati italiani, alla Bassa reggiana, dove arrivò dopo l'espulsione, il film ripercorre l'esistenza di quello che oggi il mondo riconosce come un grande artista: la solitudine nella capanna sul fiume, i ricoveri in manicomio, il rifiuto e la speranza, il peso di sentirsi relegato in un universo a parte, il desiderio di sparire e quello di sentirsi libero e amato. Fino all'approdo all'arte, grazie all'incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati (Pietro Traldi). È l'inizio del riscatto, anche se per molto tempo Toni “el Tudesc” - come era soprannominato per le sue origini svizzere - sarà costretto a barattare capolavori per un semplice piatto di minestra.

Nella pittura Ligabue troverà il mezzo per costruire la propria identità e un rapporto con il mondo, il veicolo per partire e portare in qualche modo con sé chi osserva i suoi dipinti. Qualcuno lo paragonerà a Van Gogh, altri vedranno nei suoi quadri le pennellate degli Espressionisti. Il momento del riconoscimento arriva. Lui ostenta un nuovo benessere e apre lo sguardo alla vita. Ma le belve della giungla si agitano ancora nel profondo, pronte a straripare sulla tela in visioni accese e minuziose. Un dono per il mondo intero da chi ha vissuto ai margini guardando lontano, oltre l'abisso.  

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