In mostra a Mantova fino al 10 gennaio 2027
Inventare la natura: Leonardo, Arcimboldo e Caravaggio dialogano a Palazzo Te
Caravaggio (Michelangelo Merisi), Autoritratto in veste di Bacco (Bacchino malato), 1595 c.a. olio su tela, 53 x 67 cm, Galleria Borghese , Roma (IT) | Foto: © M. Coen © Galleria Borghese
Francesca Grego
01/10/2026
Mantova - Che idea avevano della natura gli uomini del Cinquecento? Con quali occhi guardavano alle piante e agli animali, all’ambiente, ai fenomeni geologici e meteorologici,? E quanto sapevano di tutto questo gli artisti? Lo racconta fino al prossimo 10 gennaio a Mantova la mostra Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio, in dialogo con le monumentali pitture di Giulio Romano nelle sale di Palazzo Te. Dipinti, sculture, disegni, oggetti preziosi, curiosi ed esotici sono i testimoni di un’epoca in cui il vivo interesse per la natura in tutte le sue forme ha dato luogo a scoperte, innovazioni e capolavori.
“In questa mostra”, spiega il direttore di Palazzo Te Stefano Baia Curioni, “esploriamo il comporsi cinquecentesco dell’idea e della rappresentazione della natura come ‘altro’ dall’umano, meraviglioso e conquistabile, destinato a plasmare la modernità. Una visione di cui è necessario tracciare l’origine anche per arrivare oggi ad un suo superamento”.
A cura di Barbara Furlotti e Guido Rebecchini, l’esposizione prende forma in sette capitoli, ciascuno corrispondente a un diverso aspetto del rapporto dei nostri antenati cinquecenteschi con il mondo naturale. Nella Camera degli Stucchi, per esempio, la sezione Creare, presenta opere che ne celebrano la forza generatrice attraverso la rappresentazione della natura nelle vesti di divinità, un’immagine ricorrente anche nelle decorazioni di Palazzo Te. Qui regna la celebre Diana Efesia in alabastro e bronzo del MANN di Napoli, con il busto interamente ricoperto di testicoli di toro, simbolo di fertilità.

Giuseppe Arcimboldo, L’Ortolano (Priapo) / Ciotola di verdure, 1590-1593 circa, Olio su tavola, 24.2 x 35.8 cm Cremona, Museo Civico “Ala Ponzone”
A introdurci nella spettacolare Camera dei Giganti dipinta da Giulio Romano è invece la sezione Distruggere, dove viene mostrato il volto più temibile della natura: i disegni di Leonardo da Vinci provenienti dalla Royal Collection mostrano frane e tempeste, mentre Jacopo Bassano dipinge l’alluvione del Colmeda e un prezioso arazzo realizzato su cartone della bottega di Raffaello rappresenta il terremoto come un gigante che scuote il sottosuolo.
Nella Camera dei Candelabri si illustra il fecondo incontro tra scienza e arte ricreando l’atmosfera dei gabinetti scientifici cinquecenteschi. Tele come La pescivendola di Vincenzo Campi (Pinacoteca di Brera), Natura morta del Maestro di Hartford (Galleria Borghese) o Ritratto di botanico di Bartolomeo Passerotti (Galleria Spada) documentano un nuovo sguardo degli artisti sulla realtà. Tra i protagonisti della sezione Conoscere c’è anche il bolognese Ulisse Aldrovandi, al centro di una fitta rete di rapporti tra scienziati naturali, collezionisti aristocratici e mercanti, che creò un museo naturale nel suo palazzo: a lui si deve uno dei primi tentativi di catalogare l’immensa varietà della natura in immagini dipinte e a stampa.
Ma la natura nel Cinquecento è anche meraviglia: nella Sala dei Capitani troviamo opere destinate a stupire, dall’Autoritratto in veste di Bacco di Caravaggio (Galleria Borghese), all’Ortolano (Museo Ala Ponzone) e al Cuoco (Museo Nazionale di Stoccolma) di Arcimboldo, fino al Triplo ritratto di Arrigo peloso, Pietro matto e Amon nano di Agostino Carracci (Museo di Capodimonte) e allo Studio di scimmia di suo fratello Annibale, proveniente dal British Museum. La sala mostra anche la ricostruzione di una wunderkammer (camera delle meraviglie) tipica delle corti del Cinquecento e del Seicento, con la sua collezione di oggetti stravaganti o esotici, che imitano la natura o rappresentano esemplari rari raccolti dagli esploratori dell’epoca in giro per il mondo.
Alcune delle opere più originali del percorso popolano infine la sezione Animare, dedicata ad automi e meccanismi complessi creati per imitare suoni e movimenti del mondo naturale, dalla Diana cacciatrice della Pinacoteca Ambrosiana a proto-robot a forma di orso o di struzzo.

Agostino Carracci, Triplo ritratto di Arrigo peloso, Pietro matto e Amon nano, 1598-1600 Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte Crediti: su concessione del MiC – Museo e Real Bosco di Capodimonte
“In questa mostra”, spiega il direttore di Palazzo Te Stefano Baia Curioni, “esploriamo il comporsi cinquecentesco dell’idea e della rappresentazione della natura come ‘altro’ dall’umano, meraviglioso e conquistabile, destinato a plasmare la modernità. Una visione di cui è necessario tracciare l’origine anche per arrivare oggi ad un suo superamento”.
A cura di Barbara Furlotti e Guido Rebecchini, l’esposizione prende forma in sette capitoli, ciascuno corrispondente a un diverso aspetto del rapporto dei nostri antenati cinquecenteschi con il mondo naturale. Nella Camera degli Stucchi, per esempio, la sezione Creare, presenta opere che ne celebrano la forza generatrice attraverso la rappresentazione della natura nelle vesti di divinità, un’immagine ricorrente anche nelle decorazioni di Palazzo Te. Qui regna la celebre Diana Efesia in alabastro e bronzo del MANN di Napoli, con il busto interamente ricoperto di testicoli di toro, simbolo di fertilità.

Giuseppe Arcimboldo, L’Ortolano (Priapo) / Ciotola di verdure, 1590-1593 circa, Olio su tavola, 24.2 x 35.8 cm Cremona, Museo Civico “Ala Ponzone”
A introdurci nella spettacolare Camera dei Giganti dipinta da Giulio Romano è invece la sezione Distruggere, dove viene mostrato il volto più temibile della natura: i disegni di Leonardo da Vinci provenienti dalla Royal Collection mostrano frane e tempeste, mentre Jacopo Bassano dipinge l’alluvione del Colmeda e un prezioso arazzo realizzato su cartone della bottega di Raffaello rappresenta il terremoto come un gigante che scuote il sottosuolo.
Nella Camera dei Candelabri si illustra il fecondo incontro tra scienza e arte ricreando l’atmosfera dei gabinetti scientifici cinquecenteschi. Tele come La pescivendola di Vincenzo Campi (Pinacoteca di Brera), Natura morta del Maestro di Hartford (Galleria Borghese) o Ritratto di botanico di Bartolomeo Passerotti (Galleria Spada) documentano un nuovo sguardo degli artisti sulla realtà. Tra i protagonisti della sezione Conoscere c’è anche il bolognese Ulisse Aldrovandi, al centro di una fitta rete di rapporti tra scienziati naturali, collezionisti aristocratici e mercanti, che creò un museo naturale nel suo palazzo: a lui si deve uno dei primi tentativi di catalogare l’immensa varietà della natura in immagini dipinte e a stampa.
Ma la natura nel Cinquecento è anche meraviglia: nella Sala dei Capitani troviamo opere destinate a stupire, dall’Autoritratto in veste di Bacco di Caravaggio (Galleria Borghese), all’Ortolano (Museo Ala Ponzone) e al Cuoco (Museo Nazionale di Stoccolma) di Arcimboldo, fino al Triplo ritratto di Arrigo peloso, Pietro matto e Amon nano di Agostino Carracci (Museo di Capodimonte) e allo Studio di scimmia di suo fratello Annibale, proveniente dal British Museum. La sala mostra anche la ricostruzione di una wunderkammer (camera delle meraviglie) tipica delle corti del Cinquecento e del Seicento, con la sua collezione di oggetti stravaganti o esotici, che imitano la natura o rappresentano esemplari rari raccolti dagli esploratori dell’epoca in giro per il mondo.
Alcune delle opere più originali del percorso popolano infine la sezione Animare, dedicata ad automi e meccanismi complessi creati per imitare suoni e movimenti del mondo naturale, dalla Diana cacciatrice della Pinacoteca Ambrosiana a proto-robot a forma di orso o di struzzo.

Agostino Carracci, Triplo ritratto di Arrigo peloso, Pietro matto e Amon nano, 1598-1600 Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte Crediti: su concessione del MiC – Museo e Real Bosco di Capodimonte
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