Fino al 25 luglio 2026 all'Accademia Nazionale di San Luca
Dall’insuccesso di Giacomo Quarenghi al primo posto di Valadier, premiato a tredici anni. “La studiosa gioventù del disegno” si racconta in una mostra
Jorge Durán, Nobile cappella sepolcrale in una piazza circolare , prospetto e pianta, Concorso Clementino 1795, I classe, primo premio ex aequo, grafite e inchiostro su carta . © Roma, Accademia Nazionale di San Luca ets.
Samantha De Martin
08/05/2026
Roma - Tra Sette e Ottocento Roma vantava un significativo strumento di formazione e promozione artistica. Era il “Concorso de’ Premij” - detto in seguito “Clementino” in onore di papa Clemente XI che lo aveva istituito nel 1702.
Protagonista della competizione era la cosiddetta “studiosa Gioventù del Disegno”, il fior fiore di giovani aspiranti architetti provenienti da diversi contesti europei che vi partecipavano con livelli di formazione differenti, accomunati da una sola ambizione: ottenere un riconoscimento conferito dal pontefice e dall’Accademia di San Luca, il cui prestigio travalicava i confini del mondo cattolico. Un eventuale premio avrebbe rappresentato difatti un indispensabile lasciapassare per l’avvio della carriera professionale.
Nelle trentacinque edizioni del concorso, svolte dal 1702 al 1869, nelle tre classi di architettura si contano 197 vincitori. I principianti gareggiavano soprattutto nel disegno degli ordini architettonici o nel rilievo di piccole strutture; quelli della II classe affrontavano prove compositive più articolate, mentre ai partecipanti più esperti, quelli della I classe, era richiesto di progettare organismi architettonici più complessi, come edifici o strutture alla scala urbana.
Tra i premiati figurano architetti destinati, negli anni, a svolgere un ruolo di primo piano nella cultura europea e nell’Accademia. Tra questi Filippo Juvarra, vincitore nel 1705 e accademico dal 1706, o Carlo Marchionni. Giuseppe Valadier, premiato nel 1775 a soli a tredici anni, sarebbe stato nominato accademico nel 1798. Una curiosità riguarda il premio “separato”, in quanto fuori tema, conferito nel 1795 al brillantissimo inglese Joseph Michael Gandy (1771-1843), considerato all'epoca un visionario nel campo dell'architettura e divenuto il principale collaboratore di John Soane.
Basilio Mazzoli, Nobile cappella sepolcrale in una piazza circolare, pianta generale, Concorso Clementino 1795, I classe, secondo premio, grafite e inchiostro su carta © Roma, Accademia Nazionale di San Luca
Ai vincitori, la maggior parte dei quali romani o residenti nello Stato pontificio, si affiancavano gli stranieri che, una volta rientrati nei rispettivi Paesi, guadagnavano brillanti carriere, come il britannico Robert Mylne o il polacco Jakub Hempel, vincitori del primo premio nella I classe del concorso, rispettivamente nel 1758 e nel 1789.
È andata diversamente a Giacomo Quarenghi, grande interprete neoclassico e profondo estimatore di Andrea Palladio, chiamato in Russia nel 1779 da Caterina II (1762-1796) divenendone ben presto l'architetto ufficiale. Otto anni prima, nel 1771, al celebre concorso romano gli era toccato il secondo premio di I classe. Delusione che lo indusse a cancellare ogni traccia dell’esperienza romana dalla sua carriera in Russia.
In totale sono 976 i disegni di architettura realizzati dai 197 vincitori dei concorsi tenuti dal 1702 al 1869. I premiati erano tenuti a lasciare i propri elaborati all’Accademia, mentre quelli dei non vincitori venivano restituiti. Esposti al pubblico durante le cerimonie di premiazione, successivamente alcuni disegni vennero utilizzati anche come materiali didattici.
Adesso una mostra in corso fino al 25 luglio all’Accademia nazionale di San Luca dal titolo alla studiosa Gioventù del Disegno: i Concorsi Clementini di architettura (1702–1869) rilegge criticamente una storia lunga oltre centosessanta anni cogliendone la dirompente attualità. Il progetto vuole anche offrire nuovi strumenti di indagine e prospettive di ricerca dal punto di vista storico e critico che da quello operativo e progettuale. Se i disegni testimoniano, da un lato, la vitalità della sperimentazione progettuale e la tensione verso nuove soluzioni formali e linguistiche, dall’altro documentano anche esiti più scolastici. Ad ogni modo mettono in luce il ruolo centrale del disegno come strumento della progettazione e come mezzo privilegiato di trasmissione del pensiero architettonico, in costante evoluzione insieme alle tecniche e agli strumenti grafici.

Claude-François Demesmay, Rilievo del Pantheon, pianta, prospetto e sezione. Concorso Clementino 1754, III classe, primo premio, grafite e inchiostro su carta (© Roma, Accademia Nazionale di San Luca ETS)
La mostra all’Accademia di San Luca si sofferma anche sulle tecniche utilizzate dai protagonisti attraverso una selezione di strumenti grafici appartenuti a Giuseppe Piermarini. Articolata nelle tre stanze al piano terra di Palazzo Carpegna e in due ambienti del piano nobile, la mostra approfondisce anche le modalità di svolgimento delle prove, caratterizzate da esercizi di difficoltà crescente, dal disegno degli ordini architettonici fino alla progettazione di complessi organismi edilizi. Dopo la consegna degli elaborati, anonimi, i candidati erano sottoposti a una prova estemporanea per verificarne la competenza e l’autografia. Degna di nota era la premiazione che, fino a metà Ottocento si svolgeva in Campidoglio, con cerimonie caratterizzate da esecuzioni musicali e orazioni solenni, e che vedevano la partecipazione di cardinali, aristocratici, intellettuali e artisti, confermando il ruolo centrale dell’Accademia nella vita culturale europea.
Protagonista della competizione era la cosiddetta “studiosa Gioventù del Disegno”, il fior fiore di giovani aspiranti architetti provenienti da diversi contesti europei che vi partecipavano con livelli di formazione differenti, accomunati da una sola ambizione: ottenere un riconoscimento conferito dal pontefice e dall’Accademia di San Luca, il cui prestigio travalicava i confini del mondo cattolico. Un eventuale premio avrebbe rappresentato difatti un indispensabile lasciapassare per l’avvio della carriera professionale.
Nelle trentacinque edizioni del concorso, svolte dal 1702 al 1869, nelle tre classi di architettura si contano 197 vincitori. I principianti gareggiavano soprattutto nel disegno degli ordini architettonici o nel rilievo di piccole strutture; quelli della II classe affrontavano prove compositive più articolate, mentre ai partecipanti più esperti, quelli della I classe, era richiesto di progettare organismi architettonici più complessi, come edifici o strutture alla scala urbana.
Tra i premiati figurano architetti destinati, negli anni, a svolgere un ruolo di primo piano nella cultura europea e nell’Accademia. Tra questi Filippo Juvarra, vincitore nel 1705 e accademico dal 1706, o Carlo Marchionni. Giuseppe Valadier, premiato nel 1775 a soli a tredici anni, sarebbe stato nominato accademico nel 1798. Una curiosità riguarda il premio “separato”, in quanto fuori tema, conferito nel 1795 al brillantissimo inglese Joseph Michael Gandy (1771-1843), considerato all'epoca un visionario nel campo dell'architettura e divenuto il principale collaboratore di John Soane.
Basilio Mazzoli, Nobile cappella sepolcrale in una piazza circolare, pianta generale, Concorso Clementino 1795, I classe, secondo premio, grafite e inchiostro su carta © Roma, Accademia Nazionale di San Luca
Ai vincitori, la maggior parte dei quali romani o residenti nello Stato pontificio, si affiancavano gli stranieri che, una volta rientrati nei rispettivi Paesi, guadagnavano brillanti carriere, come il britannico Robert Mylne o il polacco Jakub Hempel, vincitori del primo premio nella I classe del concorso, rispettivamente nel 1758 e nel 1789.
È andata diversamente a Giacomo Quarenghi, grande interprete neoclassico e profondo estimatore di Andrea Palladio, chiamato in Russia nel 1779 da Caterina II (1762-1796) divenendone ben presto l'architetto ufficiale. Otto anni prima, nel 1771, al celebre concorso romano gli era toccato il secondo premio di I classe. Delusione che lo indusse a cancellare ogni traccia dell’esperienza romana dalla sua carriera in Russia.
In totale sono 976 i disegni di architettura realizzati dai 197 vincitori dei concorsi tenuti dal 1702 al 1869. I premiati erano tenuti a lasciare i propri elaborati all’Accademia, mentre quelli dei non vincitori venivano restituiti. Esposti al pubblico durante le cerimonie di premiazione, successivamente alcuni disegni vennero utilizzati anche come materiali didattici.
Adesso una mostra in corso fino al 25 luglio all’Accademia nazionale di San Luca dal titolo alla studiosa Gioventù del Disegno: i Concorsi Clementini di architettura (1702–1869) rilegge criticamente una storia lunga oltre centosessanta anni cogliendone la dirompente attualità. Il progetto vuole anche offrire nuovi strumenti di indagine e prospettive di ricerca dal punto di vista storico e critico che da quello operativo e progettuale. Se i disegni testimoniano, da un lato, la vitalità della sperimentazione progettuale e la tensione verso nuove soluzioni formali e linguistiche, dall’altro documentano anche esiti più scolastici. Ad ogni modo mettono in luce il ruolo centrale del disegno come strumento della progettazione e come mezzo privilegiato di trasmissione del pensiero architettonico, in costante evoluzione insieme alle tecniche e agli strumenti grafici.

Claude-François Demesmay, Rilievo del Pantheon, pianta, prospetto e sezione. Concorso Clementino 1754, III classe, primo premio, grafite e inchiostro su carta (© Roma, Accademia Nazionale di San Luca ETS)
La mostra all’Accademia di San Luca si sofferma anche sulle tecniche utilizzate dai protagonisti attraverso una selezione di strumenti grafici appartenuti a Giuseppe Piermarini. Articolata nelle tre stanze al piano terra di Palazzo Carpegna e in due ambienti del piano nobile, la mostra approfondisce anche le modalità di svolgimento delle prove, caratterizzate da esercizi di difficoltà crescente, dal disegno degli ordini architettonici fino alla progettazione di complessi organismi edilizi. Dopo la consegna degli elaborati, anonimi, i candidati erano sottoposti a una prova estemporanea per verificarne la competenza e l’autografia. Degna di nota era la premiazione che, fino a metà Ottocento si svolgeva in Campidoglio, con cerimonie caratterizzate da esecuzioni musicali e orazioni solenni, e che vedevano la partecipazione di cardinali, aristocratici, intellettuali e artisti, confermando il ruolo centrale dell’Accademia nella vita culturale europea.
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