A Venezia, dal 19 maggio, antico e contemporaneo a confronto

A Palazzo Grimani un Baselitz inedito dialoga con i tesori del doge

Georg Baselitz 2021 | Georg Baselitz, Archinto lacht (Archinto ride), 2020. Olio su tela, 233x163 cm. I Ph. Jochen Littkemann, Berlino
 

Samantha De Martin

01/04/2021

Venezia - A pochi giorni dal suo 1600esimo compleanno, celebrato con festeggiamenti low profile per via della pandemia, Venezia guarda alla riapertura dei suoi musei con due appuntamenti che tessono un dialogo profondo tra antico e contemporaneo.
Fulcro di questo confronto ideale che rende omaggio alla città, espressione, da secoli, di culture artistiche diverse, sarà il Museo di Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa.
Appartenuto alla famiglia Grimani fino 1865, divenuto nel 1981 patrimonio dello Stato dopo vari passaggi di proprietà, e oggi parte del Polo Museale Veneto, il Palazzo, con il suo trionfo di festoni, stucchi e grottesche, dà appuntamento ai visitatori al prossimo 19 maggio quando, a salutare il ritorno del pubblico all’arte, saranno due mostre. La prima, Domus Grimani. La Sala del Doge, in programma fino al 27 novembre 2022, riguarda il riallestimento di uno degli ambienti più spettacolari ed evocativi del palazzo che tornerà ai suoi splendori rinascimentali.
Nella Sala del Doge sarà ricollocata la statuaria greca e romana parte della collezione Grimani. Questo intervento, frutto della collaborazione tra la Direzione regionale Musei Veneto e la fondazione Venetian Heritage, rientra nell’ambito di una strategia di valorizzazione e promozione del palazzo e della sua storia, in continuità con il riallestimento della Tribuna del patriarca Giovanni Grimani, inaugurata due anni fa con la mostra Domus Grimani 1594-2019.


Venezia, Museo di Palazzo Grimani, Tribuna | Foto: © Matteo De Fina | Courtesy of Ministero per i beni le attività culturali - Polo museale del Veneto 

Questa sala, che si accinge a mostrarsi in tutta la sua originaria bellezza, era nata contestualmente ai lavori di ampliamento del palazzo terminati nel 1568, voluti da Giovanni Grimani, patriarca di Aquileia, e da suo fratello Vettore.
Si trattava di uno spazio indubbiamente celebrativo della figura di Antonio Grimani, primo doge della famiglia e abile mercante di spezie. Così, proprio per evocare questo legame profondo dell’avo con il Mediterraneo orientale, Giovanni e Vettore decisero di impreziosire lo spazio con antichi marmi. Questo trionfo di alabastro giallo, serpentino verde e porfido rosso doveva creare una scenografia spettacolare, perfetta per esporre parte delle sculture classiche della collezione di famiglia.

Un attento studio delle fonti storiche - dal testamento di Giovanni Grimani alle descrizioni storiche dell’epoca, fino alle fotografie di fine Ottocento recentemente scoperte negli archivi della National Gallery di Washington - ha permesso ai curatori Daniele Ferrara, direttore della Direzione regionale Musei Veneto, e Toto Bergamo Rossi, direttore di Venetian Heritage, di riposizionare all’interno della sala venti sculture. Tra queste il gruppo Dioniso appoggiato a un satiro di epoca romana imperiale, visibile nella nicchia della parete frontale.
Il riallestimento prosegue anche nelle sale attigue, con altre sei statue posizionate nel vestibolo, una nel Camerino di Callisto e quattro nella Sala di Psiche.

A rendere l’esperienza di visita ancora più suggestiva sarà un nuovo impianto di illuminazione nell’intero piano nobile, realizzato - assieme ad altri importanti lavori di manutenzione come il ripristino della Sala di Psiche e la creazione di un nuovo impianto di riscaldamento - proprio in occasione del riallestimento della Sala del Doge.

Questa nuova operazione - prodotta da Civita Tre Venezie e finanziata da Venetian Heritage e dal Ministero della Cultura, in collaborazione con Gagosian e Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e grazie al sostegno di numerosi mecenati - sancisce ancora una volta la collaborazione virtuosa tra pubblico e privato nella salvaguardia e nella valorizzazione del patrimonio storico-artistico della città.

Dalle forme slanciate del gruppo con Dioniso e satiro - rielaborazione eclettica della seconda metà del II secolo d.C. da modelli greci tardoclassici di scuola prassitelica (Dioniso) e tardoellenistici - l’occhio del visitatore è invitato a raggiungere i nuovi lavori dell’artista tedesco Georg Baselitz, alcuni dei quali, realizzati espressamente per Palazzo Grimani, rimarranno in comodato al museo per concessione dell’artista grazie a uno speciale accordo.

La mostra Archinto è infatti il secondo appuntamento in programma nel Palazzo veneziano, sempre dal 19 maggio. Con questo intervento Baselitz rende omaggio alla città lagunare e alla sua ricca tradizione artistica, ristabilendo, da un lato, una continuità storica, dall’altro segnalando una rottura tra la celebrata ritrattistica rinascimentale e i suoi equivalenti contemporanei. Il percorso, curato da Mario Codognato, prodotto da Gagosian in collaborazione con Venetian Heritage, e sviluppato contemporaneamente al riallestimento della Sala del Doge, inaugura anche la prima collaborazione tra un artista contemporaneo e un museo statale a Venezia.

Ad accogliere il pubblico al piano nobile del museo saranno dodici tele realizzate da Baselitz appositamente per la Sala del Portego, che saranno collocate nelle loro originarie cornici settecentesche a stucco, dove, fino all’Ottocento campeggiavano i ritratti della famiglia Grimani.
Il titolo della mostra, Archinto, strizza l’occhio all’enigmatico ritratto del Cardinale Filippo Archinto realizzato da Tiziano nel 1558.
Portando in un contesto attuale la sensibilità degli antichi maestri, i dipinti di Baselitz confermano l’interesse dell’artista tedesco - divenuto noto, negli anni Sessanta per i suoi dipinti figurativi fortemente espressivi - per le tecniche di incisione, alludendo al tempo stesso al tema della mortalità umana.



Gruppo statuario con Dioniso e satiro, seconda metà del II secolo d.C. Rielaborazione eclettica da modelli greci tardoclassici di scuola prassitelica (Dioniso) e tardoellenistici (satiro); marmo; h. 217 cm. Museo Archeologico Nazionale di Venezia, inv. 119

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