Alle Gallerie d'Italia di Palazzo Leoni Montanari dal 3 ottobre al 7 febbraio

Da Boccioni e Christo a Warhol e Damien Hirst, a Vicenza l'arte riflette sul futuro

Umberto Boccioni, Meriggio. Officine a Porta Romana, 1910, olio su tela, 145 x 75 cm, Collezione Intesa Sanpaolo | Foto: © Paolo Vandrasch | Courtesy of Archivio Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo
 

Samantha De Martin

18/08/2020

Vicenza - “Più di tutto mi ricordo il futuro” scriveva Salvador Dalí che già nel 1950, insieme a Christian Dior, aveva realizzato un singolare "abito per l'anno 2045".
D’altra parte la riflessione sul concetto di ‘futuro’ corre da sempre tra i materiali e i pennelli delle avanguardie, spingendo i grandi maestri a cercare di capire se l’arte sia ancora in grado di intercettare i cambiamenti e raccontarli.
Dal 3 ottobre al 7 febbraio le Gallerie d’Italia di Palazzo Leoni Montanari a Vicenza, sede museale di Intesa Sanpaolo, presentano la mostra FUTURO. Arte e società dagli anni Sessanta a domani, un percorso di oltre novanta opere di artisti italiani e internazionali, a cura di Luca Beatrice e Walter Guadagnini.


Dadamaino (Eduarda Maino), Oggetto visivo instabile, 1963, alluminio fresato e fili di nylon, legno dipinto, Collezione Intesa Sanpaolo | Foto: © Paolo Vandrasch | Courtesy of Archivio Dadamaino e Archivio Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo

La riflessione sull’idea di futuro passerà dai lavori di maestri come Boccioni, Christo, Rotella, Warhol, Lichtenstein, Rauschenberg, Schifano, in arrivo a Vicenza da importanti collezioni private e dalla collezione Intesa Sanpaolo.
Opere iconiche come Meriggio. Officine a Porta Romana di Boccioni, o Concetto spaziale: la luna a Venezia di Fontana, l’Ultimo Kennedy di Mimmo Rotella e ancora l’androgino di Damien Hirst o la Krizia di Andy Warhol apriranno una riflessione di straordinaria attualità sul concetto di "futuro" attraverso le visioni dell’arte. Riflessione che si origina negli anni Sessanta - dall’ottimismo del boom economico che trova i suoi risvolti artistici nell’era pop - per approdare a una società che vive il cambio di un secolo e, al tempo stesso, di un millennio, tra paure e grandi aspettative.


Michael Najjar, Spaceport, 2012, fotografia ibrida, 202 x 132 cm | Courtesy of the artist and Studio la Città, Verona 

Un prologo dedicato al Futurismo - la prima avanguardia europea che si propone come motore di cambiamento, con opere di Depero e Pietro Marussig - introduce alle cinque sezioni espositive, ciascuna portatrice di una propria idea di futuro.
Per gli anni Sessanta, impregnati di un ottimismo che porta a visioni artistiche che vanno dallo Spazialismo all’Op attraverso le opere di artisti come Rauschenberg, Rotella, Fioroni, il futuro è il presente. 
Negli anni Settanta il Futuro diventa invece “politico”, sospinto da parole come "utopia" e "rivoluzione", ma anche da movimenti e protagonisti come Indiana a Tilson, che spaziano dalla poesia visiva all’Arte Povera, dal femminismo all’arte militante.

“Il mercato dell’arte conta più dell’arte?”. Con questa domanda la sezione intitolata “Il futuro è il successo” introduce il pubblico dagli anni Ottanta alla bolla speculativa, mentre le opere di Hirst, Kruger, Rosenquist inaugurano i Novanta tessendo la tematica di un futuro “postumano”, con l’uomo che decide di trasformare se stesso partendo dal proprio corpo e opere che scivolano fino ai modelli "transumani" negli scatti di David Vintiner.

La poderosa sfida legata all’ambiente e alla difesa del pianeta passa invece attraverso la piena libertà creativa di César Baldaccini e la ricerca artistica di Piero Gilardi, mentre il nuovo futuro è ancora tutto da scrivere o da leggere nella sfera di cristallo del giovane artista Bufalini.
Per informazioni sugli orari di apertura al pubblico e sulle modalità di visita basta chiamare il numero 800.578875 o scrivere a info@palazzomontanari.com.


Giacomo Costa, Ground, 2013, 240 x 180 cm | Courtesy of Guidi&Schoen, Genova

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• La rivoluzione di Boccioni in una scultura da guinness



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