Biografia

Bruce Gilden è uno dei più riconoscibili e controversi fotografi di strada americani contemporanei. Nato a Brooklyn nel 1946, si avvicina alla fotografia quasi per caso: mentre studia sociologia alla Penn State University, vede nel 1968 Blow-Up di Michelangelo Antonioni e ne rimane folgorato. Acquista la sua prima macchina fotografica e inizia a frequentare i corsi serali alla School of Visual Arts di New York, dove matura un'ossessione per la spontaneità visiva e per la vita che pulsa nelle strade della sua città. Il suo stile è inconfondibile e polarizzante: Gilden fotografa avvicinandosi fino a pochissimi centimetri dai soggetti, con un flash sparato direttamente in faccia. La tecnica - che lui stesso descrive come "flash in una mano e salto addosso alle persone" - produce immagini ad altissima tensione drammatica, dove ogni ruga, cicatrice e imperfezione diventa paesaggio. Ha lavorato quasi esclusivamente in bianco e nero per decenni, passando al colore e al digitale solo con la Leica S, nell'ambito del progetto Postcards From America di Magnum. Il primo grande progetto è dedicato a Coney Island, il lungomare popolare di New York. Da lì, il suo obiettivo si sposta su strati sempre più marginali della società: yakuza giapponesi, senzatetto, prostitute, biker, voodoo ad Haiti, corse di cavalli in Irlanda. Un catalogo dell'umanità ai bordi, fotografata senza distanza e senza pietà. Nel 1998 entra a far parte di Magnum Photos, la più prestigiosa agenzia fotografica al mondo. Nel 2013 riceve la Guggenheim Fellowship; nel 1996 aveva già ottenuto l'European Publishers Award for Photography per il suo lavoro su Haiti. I suoi lavori sono conservati nelle collezioni permanenti del Tokyo Metropolitan Museum of Photography e del Victoria and Albert Museum di Londra. Non mancano le polemiche. Il fotografo Joel Meyerowitz ha definito il suo approccio quello di "un bullo aggressivo", accusandolo di umiliare i soggetti piuttosto che umanizzarli. Il critico Sean O'Hagan ha scritto sul Guardian che il suo stile sembra lavorare contro qualsiasi intento di rendere umani i soggetti ritratti. Gilden non si è mai scusato per questo. Soggetto del documentario Misery Loves Company: The Life and Death of Bruce Gilden (2007), ha pubblicato oltre venti libri monografici, tra cui Facing New York (1992), Haïti, Dreams and Nightmares (1997), Face (2015) e Made in the USA (2024). Le sue mostre più recenti - Why These? - hanno toccato la Fotografiska di New York, Stoccolma e Tallinn tra il 2024 e il 2025.

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