VELÁZQUEZ per CERUTI

Diego Velázquez, Il pranzo, 1916-1917, olio su tela, cm. 108,5 x 102. San Pietroburgo, Museo Ermitage

 

Dal 26 Novembre 2021 al 27 Febbraio 2022

Brescia

Luogo: Pinacoteca Tosio Martinengo

Indirizzo: Piazza Moretto 1

Orari: da martedì a domenica dalle 10 alle 18; chiuso il lunedì, a eccezione di quelli festivi. L'ingresso ai Musei Civici è con il Green Pass

Curatori: Guillaume Kientz

Enti promotori:

  • Comune di Brescia
  • Fondazione Brescia Musei
  • Alleanza Cultura
  • Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo

Costo del biglietto: Intero € 8, Ridotto (gruppi e convenzioni) € 6, Ridotto (14-18, over 65, universitari) € 4,50, Ridotto (scuole, 6-13, universitari min. 10) € 3

Telefono per informazioni: +39 030.2977833-834

E-Mail info: santagiulia@bresciamusei.com

Sito ufficiale: http://www.bresciamusei.com


Un doppio appuntamento che, grazie a un virtuoso scambio tra istituzioni più che mai significativo in un momento tanto difficile, offre in Italia l’opportunità di indagare un rapporto tra due artisti distanti nel tempo e nello spazio ma vicini nella pittura della realtà e, in Russia, di scoprire uno degli artisti italiani che più di altri ha saputo tradurre in arte la verità quotidiana.

a Brescia
Quella tra Velázquez e Ceruti è una vicinanza di intenti che trova forma, a un secolo di distanza, sotto l’egida della realtà in un dialogo fatto di temi, composizione, ispirazione, luce. In mostra l’eccezionale prestito, finora mai esposto in Italia, de Il Pranzo di Diego Velázquez (1599-1660) proveniente da Ermitage in un importante confronto con opere di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto (1698-1767).

Un confronto sottolineato dal riallestimento della Sala del Ceruti (XII) di Pinacoteca Tosio Martinengo, il museo che possiede il più importante corpus al mondo di opere dell’autore milanese di nascita e bresciano di adozione. Il Pranzo di Velázquez (1617 circa) è infatti esposto accanto ad alcuni capolavori della produzione pauperistica di Ceruti, il cui presupposto artistico e culturale è da riconoscere nel naturalismo seicentesco europeo, che proprio in Velázquez ebbe uno dei suoi massimi protagonisti. Tra le opere, anche alcuni dipinti provenienti dal Ciclo di Padernello come Ritratto di due ragazze (1720-25), I calzolai (1725- 30) e Due poveri in un bosco (1730-35).

La cura del progetto, intitolato Velázquez per Ceruti, è affidata a Guillaume Kientz, direttore di Hispanic Society Museum & Library di New York, già responsabile delle collezioni di arte e scultura spagnola, portoghese e latino-americana al Museo del Louvre di Parigi, e curatore, nel 2015, della grande retrospettiva su Diego Velázquez al Grand Palais di Parigi.

Il Pranzo di Velázquez, parte della collezione di Caterina la Grande, fu restituito al maestro spagnolo nel 1895, dopo un’iniziale attribuzione a un anonimo di scuola fiamminga. È generalmente considerato una delle prime opere del maestro, eseguita dopo la composizione dei Tre musicisti (Berlino, Gemäldegalerie) ma prima della Vecchia che frigge le uova (Edimburgo, National Gallery of Scotland), datata 1618.
Il dipinto rappresenta una tipica scena di taverna, in cui tre uomini di età diverse condividono un magro pasto intorno a un tavolo, esprimendo un atteggiamento grottesco.

a San Pietroburgo
Grazie al prestito di Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, all’Ermitage saranno esposte dal 2 dicembre 2021 al 23 gennaio 2022 Lavandaia (1730-1735) e Filatrice (1735) di Giacomo Ceruti, due figure femminili che portano in scena la loro dignità silenziosa in composizioni in cui la ricerca del vero restituisce con nobiltà il senso del vivere quotidiano della povera gente. Il progetto, intitolato Two paintings by Giacomo Ceruti from Brescia, è a cura di Svyatoslav Savvateev, curatore di pittura spagnola del Dipartimento di Arte Europea Occidentale del Museo Statale Ermitage.

Il doppio appuntamento, nell’ambito del programma PTM Andata e ritorno, si inserisce nel percorso di relazioni internazionali che Fondazione Brescia Musei intrattiene con istituzioni culturali nel mondo. In particolare, questo scambio di prestiti offre al pubblico la possibilità di conoscere due autori come Velázquez, le cui opere sono poco presenti in Italia, e Ceruti, tra gli artisti più rappresentativi in Europa della pittura di genere.

Il progetto costituisce inoltre un’anteprima della grande mostra che Fondazione Brescia Musei dedicherà a Giacomo Ceruti nel 2023, nell’anno in cui Brescia e Bergamo saranno Capitali Italiane della Cultura, un appuntamento che a oltre 35 anni dall’esposizione ospitata presso il Museo di Santa Giulia, che pose l’artista all’attenzione del grande pubblico, sottolinea la qualità del Pitocchetto all’interno della pittura europea.

«Velázquez per Ceruti» rappresenta l’esordio di un lungo percorso artistico e culturale che inaugura oggi con la straordinaria ospitalità della Scena da Taverna del mitico Velázquez e che proseguirà nel corso del 2022 fino al febbraio 2023 quando Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia presenteranno la grande mostra dedicata a «Giacomo Ceruti pittore europeo», quale grande proposta per l’anno della Capitale della Cultura. Ospitare una delle più significative opere della pittura di genere naturalistico da cui poi prederà le mosse, cent’anni dopo, anche il nostro Ceruti, significa definire, fin dal principio, l’alto registro di una operazione culturale destinata a lasciare il segno nell’interpretazione del grande maestro milanese, ma bresciano d’adozione. Per questo due delle nostre opere del Ceruti saranno esposte all’Ermitage, in uno scambio che è molto di più di una reciproca ospitalità, quanto il riconoscimento di una linea culturale identitaria, rappresentata dal nostro progetto di valorizzazione e riconosciuta da uno dei più importanti centri mondiali di rappresentazione del genio e della creatività, il museo dell’Ermitage, appunto, a cui va tutta la nostra gratitudine per questo prezioso dialogo culturale.
Stefano Karadjov, direttore della Fondazione Brescia Musei

Con questa operazione la Pinacoteca entra in dialogo con uno dei principali musei al mondo tramite uno scambio di opere. Si tratta a mio avviso di un’operazione culturale particolarmente felice e reciprocamente arricchente perché non si tratta soltanto di far conoscere a pubblici diversi opere che non erano mai state viste da quei pubblici, bensì di gettare luce di conoscenza e di valorizzare l’interpretazione di un artista iconico della nostra collezione quale Giacomo Ceruti mediante il confronto diretto con uno dei suoi più alti riferimenti culturali ed insieme di accreditarlo quale artista di statura Internazionale.
Francesca Bazoli, presidente della Fondazione Brescia Musei
I cittadini bresciani potranno ammirare, negli spazi sempre più familiari e frequentati della nostra Pinacoteca, un raro capolavoro di Diego Velázquez che arriva per la prima volta in Italia.
Il prestito proveniente dall’Ermitage di San Pietroburgo, cui farà da contrappunto la presenza nelle sale del museo russo di due opere di Ceruti conservate nella nostra Pinacoteca, dà continuità e respiro sempre più internazionale alla rete di scambi con istituzioni culturali di tutto il mondo, contribuendo a rendere la nostra città viva, stimolante e attrattiva.

Emilio Del Bono, sindaco di Brescia

L’eccezionalità di questo prestito – che consta in primis nella possibilità di ammirare uno splendido lavoro del grande maestro spagnolo - vale, ancora una volta, a dare risalto al patrimonio della nostra Pinacoteca cittadina, alla sua ricchezza e alle infinite possibilità di approfondimento che permette e sollecita. Da questa preziosa vicinanza tra un capolavoro di Velázquez e un nucleo di opere del Ceruti, nasce la possibilità di rileggere e approfondire la grandezza del pittore bresciano, uno dei capisaldi della nostra raccolta museale. Progetti come questi contribuiscono alla conoscenza del patrimonio e alla sua valorizzazione. E poterlo fare contando su prestiti eccezionali e partner internazionali è una bella conferma della credibilità raggiunta dalle politiche culturali messe in atto in questi anni.
Laura Castelletti, vicesindaco e assessore alla cultura di Brescia

Come Museo Ermitage siamo davvero lieti dello scambio creato con Fondazione Brescia Musei. Il quadro di Velázquez che abbiamo prestato alla città lombarda è uno dei capolavori assoluti della pittura spagnola nelle collezioni del nostro Museo ed è un’opera fondamentale per la pittura di genere in Europa, collocandosi proprio nel periodo della sua nascita e affermazione. Giacomo Ceruti, dall’altra parte, pur essendo un pittore poco conosciuto in Russia e non presente all’Ermitage, è un artista di grande importanza per lo sviluppo della pittura della realtà. I quadri di Ceruti presentano la vita degli uomini umili con attenzione e compassione: un gusto che troviamo corrispondente nella pittura russa dell’Ottocento e che gode di una forte attenzione anche oggi tra gli appassionati dell’arte.

Sergeji Androsov, capo dipartimento Arte Europea Occidentale Museo Statale Ermitage

Questo progetto ha un senso particolare. Ermitage ha scelto di esserci e di concedere uno dei suoi capolavori a Brescia. Certo è un messaggio di speranza e di stima verso una città che ha vissuto drammaticamente la pandemia. Ma è altro. È riconoscimento della forza culturale, dei programmi, delle scelte fatte in questi anni. È il segno che i musei stanno insieme, si parlano, lavorano e ricercano con uno scopo. Villaggio Globale International che l’ha coprodotta ha sempre operato per cucire, mettere insieme, confrontare. E oggi nasce il primo esempio. Un esempio che guarda al futuro.

Maurizio Cecconi, Segretario Generale Ermitage Italia
Diego Rodríguez de Silva y Velázquez (Siviglia 1599 - Madrid 1660)
Nato da una famiglia della nobiltà sivigliana, a dieci anni entrò nella bottega di Francisco de Herrera il Vecchio e, in seguito, nello studio di Francisco Pacheco del Río, pittore erudito e conoscitore della letteratura classica, che lo introdusse nella vita artistica e culturale della città. In questo periodo Velázquez unisce a una formazione letteraria e culturale l'interesse per il naturalismo e il tenebrismo, conseguendo con straordinaria maestria il dominio della rappresentazione del reale e la resa dei volumi tramite la luce, attraverso dipinti di genere e di natura morta, di grande successo presso la committenza. Attraverso la mediazione di Pacheco, del quale nel 1618 Diego aveva sposato la figlia, il pittore ebbe nel 1623 la commissione per un ritratto equestre di Filippo IV, che ottenne un vero trionfo. Da quel momento Velázquez rimase al servizio della corte, raggiungendo una posizione di grande prestigio. Il pittore studiò assiduamente le collezioni reali di pittura, ricche di dipinti veneziani. Nel 1628 conobbe Rubens, che accompagnò in visita all'Escorial e, certamente in conseguenza dell'incontro con il pittore, Velázquez chiese al sovrano il permesso di compiere un viaggio di studio in Italia. Al seguito del marchese Ambrogio Spinola, giunse dunque a Genova, passando poi a Milano e quindi a Venezia, dove copiò numerose opere dal Tintoretto. Da qui raggiunse Ferrara, Cento (dove conobbe il Guercino), Bologna e Roma, dove si stabilì a Villa Medici e ottenne il permesso di studiare in Vaticano. Al ritorno a Madrid nel 1631, Velázquez dipinse una nuova serie di ritratti reali e vari dipinti celebrativi. Nel 1649 un nuovo viaggio in Italia con l’incarico di acquistare opere d'arte per il sovrano e nel 1650 a Roma fu accolto nell'Accademia di San Luca dove eseguì il ritratto di Innocenzo X. Al ritorno a Madrid gli furono affidate importanti cariche ed ebbe vari onori quali la nomina a cavaliere di Santiago, riservata all'alta aristocrazia. Nel 1660, in vista delle nozze tra l'infanta Maria Teresa e Luigi XIV, Velázquez si recò alla frontiera francese, per allestire gli alloggi e gli apparati per l'incontro tra i due sovrani; morì al ritorno dalla sua ultima impresa ufficiale.

Giacomo Ceruti (Milano 1698 - Milano 1767)
Pittore di origine milanese, Giacomo Ceruti è una delle personalità più originali del Settecento italiano e il maggior protagonista della scena artistica bresciana nei primi decenni di quel secolo. Trasferitosi in città intorno al 1720, Ceruti trovò spazio presso la committenza locale come ritrattista e come autore di scene di vita popolare, due generi artistici che indagò nel corso di tutta la sua vita, una predilezione che gli valse nel Novecento il soprannome di Pitocchetto. Rimasto a Brescia fino al 1734, l’artista realizzò per la città quello che oggi è riconosciuto come il suo capolavoro, il cosiddetto Ciclo di Padernello, un gruppo di tele rinvenute nel 1931 nel Castello Martinengo a Padernello. Il gruppo di dipinti venne in seguito disperso e successivamente diviso in tre sedi espositive differenti: cinque tele in Pinacoteca Tosio Martinengo, una nel Museo Lechi di Montichiari e alcune collezioni private. Si tratta di una serie di scene che hanno per protagoniste persone di umile condizione, intente in attività quotidiane, tipiche della pittura di genere. Ritratti a figura intera, questi personaggi spiccano per l’attitudine dignitosa e la forte partecipazione umana espressa dal pittore, istantanee dense di realtà.
Ceruti è uno degli artisti che meglio interpretò la pittura di realtà, riprendendo una tradizione che da Vincenzo Foppa si sviluppò con particolare forza intorno alla scuola bresciana (con Moretto, Savoldo, Romanino) e bergamasca, anche attraverso le influenze subite da Caravaggio negli anni di formazione.

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