TERRA MADRE. Geografia del sensibile

© Maria Grazia Medda | Maria Grazia Medda, Cristo

 

Dal 18 Settembre 2026 al 28 Ottobre 2026

Luogo: Sala Mostre Temporanee – Cittadella dei Musei

Indirizzo: Piazza Arsenale 1

Orari: da martedì a domenica 10.00–18.00

Curatori: Marta Cincotti e Simone Mereu Canepa

Enti promotori:

  • Associazione Auravisiva

Costo del biglietto: Ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 329 2022525

E-Mail info: [email protected]


Venerdì 18 settembre 2026 alle ore 18.00, nella Sala Mostre Temporanee della Cittadella dei Musei di Cagliari, inaugura TERRA MADRE. Geografia del sensibile, mostra d'arte contemporanea curata da Marta Cincotti e Simone Mereu Canepa, che mette in dialogo la ricerca tessile di Maria Grazia Medda e la fotografia di Cédric Dasesson.

Visitabile dal 19 settembre al 28 ottobre 2026, la mostra nasce da una riflessione sul rapporto tra essere umano, natura e paesaggio e costruisce un percorso nel quale opere, spazio e percezione concorrono a restituire la terra come luogo di memoria, relazione e trasformazione.

In un momento storico in cui le questioni ambientali occupano una posizione centrale nel dibattito culturale e scientifico, TERRA MADRE sceglie di riportare l'attenzione sull'esperienza sensibile: sul modo in cui osserviamo, attraversiamo e abitiamo i luoghi. L'arte diventa così uno spazio di ascolto e conoscenza, capace di restituire complessità alla relazione tra l'essere umano e l'ambiente.

«Con Terra Madre abbiamo voluto costruire un percorso che restituisca al visitatore il tempo dell'osservazione e dell'ascolto. La mostra invita a ritrovare quella relazione profonda con la terra che appartiene alla nostra storia e che continua a definire il nostro modo di abitare il mondo.»
Marta Cincotti, curatrice

Fulcro dell'esposizione è il lavoro di Maria Grazia Medda, che da oltre quarant'anni sviluppa una ricerca personale nel campo della fiber art, trasformando il tessuto in materia viva. Fibre naturali, cuciture, pieghe, stratificazioni ed elementi vegetali raccolti nei paesaggi della Sardegna danno origine a opere che custodiscono tracce del tempo e della memoria.

Foglie, semi, radici, cortecce e altri frammenti organici entrano nel linguaggio dell'artista conservando la propria identità. La materia naturale viene accolta nel tessuto e diviene parte di un organismo in continua trasformazione, nel quale gesto artistico e paesaggio si intrecciano.

«Ogni opera nasce da un incontro con la terra. Raccolgo ciò che il paesaggio offre spontaneamente e lo affido al tessuto perché continui a raccontare la propria storia, intrecciando memoria, natura e vita.»
Maria Grazia Medda

A dialogare con la ricerca di Maria Grazia Medda sono le fotografie di Cédric Dasesson, che indagano il paesaggio sardo attraverso le tracce lasciate dall'uomo nel corso del tempo. Al centro delle immagini esposte emerge la roccia, materia originaria e resistente, trasformata dall'azione umana in riparo, architettura, luogo di culto e di sepoltura. Le Domus de Janas e le antiche architetture ipogeiche, diventano così testimonianze di una relazione millenaria con il territorio: segni attraverso i quali le comunità hanno abitato, modificato e attribuito significato ai luoghi.

Nello sguardo essenziale di Dasesson, queste tracce emergono dal paesaggio come forme sospese tra natura e cultura, permanenza e trasformazione. La fotografia ne osserva la materia, le geometrie e il rapporto con lo spazio circostante, restituendo un territorio nel quale il tempo umano si stratifica nel tempo della terra. Nel dialogo con le opere tessili di Medda, le immagini costruiscono così una diversa geografia della memoria: da una parte la materia naturale raccolta e custodita nel tessuto, dall'altra la terra e la roccia che conservano i segni dell'uomo.

L'allestimento è concepito come un percorso multisensoriale, nel quale la fruizione delle opere si sviluppa attraverso differenti livelli di percezione e conoscenza. Suono e dimensione olfattiva accompagnano il visitatore nello spazio, mentre la presenza di un albero sonorizzato rende percepibili, attraverso la traduzione delle variazioni bioelettriche della pianta, segnali normalmente sottratti all'esperienza umana. L'intervento sensoriale diventa così parte della mediazione, offrendo ulteriori possibilità di accesso ai temi e ai contenuti della mostra senza sovrapporsi alle opere.

Accanto al percorso espositivo, TERRA MADRE. Geografia del sensibile propone un programma di visite guidate, conferenze, incontri di approfondimento, attività per famiglie e laboratori rivolti alle scuole, dedicati ai temi del paesaggio, della biodiversità, della sostenibilità e delle relazioni tra esseri umani e ambiente.

Particolare attenzione è riservata ai visitatori più giovani attraverso un percorso di mediazione culturale per bambini e famiglie, integrato nell'allestimento. Pannelli divulgativi affrontano con un linguaggio accessibile e scientificamente rigoroso temi legati agli alberi, alla biodiversità, alla fotosintesi, ai semi e alle relazioni tra gli esseri viventi. Un pieghevole illustrato con giochi, osservazioni e attività accompagna bambini e adulti nell'esplorazione della mostra, favorendo una visita autonoma, condivisa e partecipata.

Il progetto si sviluppa inoltre attraverso la collaborazione con l'Università degli Studi di Cagliari, con il coinvolgimento di docenti e studenti dei corsi di Laurea Triennale in Beni Culturali Archeologici, Storico-Artistici e Archivistici, Laurea Triennale in Beni Culturali e Spettacolo e Laurea Magistrale in Storia dell'Arte. Gli studenti partecipano alle fasi di produzione, allestimento, comunicazione, mediazione culturale e organizzazione delle attività, in un'esperienza di formazione sul campo che mette in relazione università, istituzioni culturali e territorio.

Promossa dall'Associazione Auravisiva, la mostra prosegue il percorso di ricerca dell'associazione sul rapporto tra arte contemporanea, patrimonio culturale e paesaggio, attraverso progetti nei quali ricerca artistica, approfondimento scientifico, progettazione espositiva e partecipazione pubblica concorrono alla costruzione dell'esperienza culturale.

Attraverso il dialogo tra fiber art, fotografia e progettazione multisensoriale, TERRA MADRE. Geografia del sensibile invita il pubblico a rallentare lo sguardo e a riconoscere il paesaggio come una presenza viva: un sistema di relazioni del quale l'essere umano è parte.

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