Poesia e Rivoluzione
© Elena Bellantoni | Elena Bellantoni, Pensate! Domani è la fine del mondo, 2021. Foto di scena, video
Dal 15 September 2021 al 30 October 2021
Milano
Luogo: Galleria Giampaolo Abbondio
Indirizzo: Via Porro Lambertenghi 6
Orari: martedì-sabato 11-19
Curatori: Leda Lunghi
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 347 543 2014
E-Mail info: info@giampaoloabbondio.com
Sito ufficiale: http://www.giampaoloabbondio.com
Dal 15 settembre al 30 ottobre 2021, la Galleria Giampaolo Abbondio nel quartiere Isola a Milano, apre la propria stagione espositiva autunnale ospitando la mostra Poesia e Rivoluzione.
L'esposizione, curata da Leda Lunghi, presenta le opere di cinque autori italiani e internazionali quali Maria Magdalena Campos-Pons, Elena Bellantoni, Gianni Moretti, Binta Diaw e Massimo Uberti, che narrano gesti, eventi, esistenze ed esigenze di un’arte politica con il fascino e la delicatezza della poesia.
Il progetto racconta di un dialogo spontaneo di metafore e valori, uniti da una narrazione culturale di cambiamenti sociali che s’intrecciano con il senso storico dell’utopia e della rivoluzione. S’innesca quindi il processo del linguaggio, della storia, della dicotomia tra passato e futuro, tra l’importanza della memoria, l’enigma della fragilità umana e dell’identità futura. Le parole rievocano la rivoluzione, la poesia e l’arte ne sono rivelatrici.
Il percorso si apre con le opere di Maria Magdalena Campos-Pons (La Vega, Matanzas, Cuba, 1959) nelle quali si ritrova la sua essenza rivoluzionaria, delicata e malinconica, da cui emerge l’amore per Cuba, la sua terra d’origine. I colori e i particolari che affiorano dai suoi lavori, sono dei rimandi alla narrazione di storie e leggende.
La proposta di Elena Bellantoni (Vibo Valentia, 1975) prende ispirazione dal film Nostalghia del regista russo Andrej Tarkovskij che narra la vicenda di Andrej Gorčakov un poeta sovietico che conosce il vecchio Domenico, un uomo ritenuto da tutti matto perché, vari anni prima, era rimasto rinchiuso in casa per sette anni con la sua famiglia in attesa della fine del mondo.
“Bellantoni parte da un attimo, un’inquadratura lontana, un particolare, un cartello tra la folla: ‘Pensate! Domani è la fine del mondo’ - scrive Leda Lunghi - “un monito, da cui questa ricercatrice di esistenze, prende spunto per l’omaggio alla poesia profonda e rivoluzionaria del regista e dei suoi valorosi anti-eroi”.
Attraverso questo lavoro Elena Bellantoni riflette sui mesi appena trascorsi, ragionando sul cambiamento che tutto ciò provocherà sulla società.
Gianni Moretti (Perugia, 1978) racconta la rivoluzione dei più fragili e del loro coraggio ad affrontare la vita e gli sguardi altrui nelle condizioni più avverse, conservando la capacità di non cadere, per non divenire invisibili prima di tutto a loro stessi e per rimanere uniti a quel filo rosso che li integra al significato primo della vita, quello della libertà.
Binta Diaw (Milan, 1995) esplora dal punto di vista politico, culturale, sociologico la problematica della generazione dello Ius soli e chiede attraverso il lavoro Black powerless il riconoscimento dei diritti per una generazione invisibile. Quello che ne risulta è un’opera corale, in cui l’artista prende il calco del pugno chiuso dei suoi coetanei afro-italiani, il simbolo iconico dell’identificazione dell’orgoglio nero, ma posizionato al contrario, per gridare la loro mancanza di potere di fronte alle considerazioni della società e dei governi.
Nel lavoro di Massimo Uberti (Brescia, 1966), antico e contemporaneo convivono nelle loro essenze più pure, attraverso la rappresentazione dell’oro e del neon, e con questo racconta la duplicità dell’arte, presente nella scritta: L’altro lato dell’arte”. Con queste parole, Uberti descrive l’universalità dell’opera d’arte e in contemporanea il suo duplice significato di singolarità quale opera stessa, evocata ed elaborata dall’artista.
L'esposizione, curata da Leda Lunghi, presenta le opere di cinque autori italiani e internazionali quali Maria Magdalena Campos-Pons, Elena Bellantoni, Gianni Moretti, Binta Diaw e Massimo Uberti, che narrano gesti, eventi, esistenze ed esigenze di un’arte politica con il fascino e la delicatezza della poesia.
Il progetto racconta di un dialogo spontaneo di metafore e valori, uniti da una narrazione culturale di cambiamenti sociali che s’intrecciano con il senso storico dell’utopia e della rivoluzione. S’innesca quindi il processo del linguaggio, della storia, della dicotomia tra passato e futuro, tra l’importanza della memoria, l’enigma della fragilità umana e dell’identità futura. Le parole rievocano la rivoluzione, la poesia e l’arte ne sono rivelatrici.
Il percorso si apre con le opere di Maria Magdalena Campos-Pons (La Vega, Matanzas, Cuba, 1959) nelle quali si ritrova la sua essenza rivoluzionaria, delicata e malinconica, da cui emerge l’amore per Cuba, la sua terra d’origine. I colori e i particolari che affiorano dai suoi lavori, sono dei rimandi alla narrazione di storie e leggende.
La proposta di Elena Bellantoni (Vibo Valentia, 1975) prende ispirazione dal film Nostalghia del regista russo Andrej Tarkovskij che narra la vicenda di Andrej Gorčakov un poeta sovietico che conosce il vecchio Domenico, un uomo ritenuto da tutti matto perché, vari anni prima, era rimasto rinchiuso in casa per sette anni con la sua famiglia in attesa della fine del mondo.
“Bellantoni parte da un attimo, un’inquadratura lontana, un particolare, un cartello tra la folla: ‘Pensate! Domani è la fine del mondo’ - scrive Leda Lunghi - “un monito, da cui questa ricercatrice di esistenze, prende spunto per l’omaggio alla poesia profonda e rivoluzionaria del regista e dei suoi valorosi anti-eroi”.
Attraverso questo lavoro Elena Bellantoni riflette sui mesi appena trascorsi, ragionando sul cambiamento che tutto ciò provocherà sulla società.
Gianni Moretti (Perugia, 1978) racconta la rivoluzione dei più fragili e del loro coraggio ad affrontare la vita e gli sguardi altrui nelle condizioni più avverse, conservando la capacità di non cadere, per non divenire invisibili prima di tutto a loro stessi e per rimanere uniti a quel filo rosso che li integra al significato primo della vita, quello della libertà.
Binta Diaw (Milan, 1995) esplora dal punto di vista politico, culturale, sociologico la problematica della generazione dello Ius soli e chiede attraverso il lavoro Black powerless il riconoscimento dei diritti per una generazione invisibile. Quello che ne risulta è un’opera corale, in cui l’artista prende il calco del pugno chiuso dei suoi coetanei afro-italiani, il simbolo iconico dell’identificazione dell’orgoglio nero, ma posizionato al contrario, per gridare la loro mancanza di potere di fronte alle considerazioni della società e dei governi.
Nel lavoro di Massimo Uberti (Brescia, 1966), antico e contemporaneo convivono nelle loro essenze più pure, attraverso la rappresentazione dell’oro e del neon, e con questo racconta la duplicità dell’arte, presente nella scritta: L’altro lato dell’arte”. Con queste parole, Uberti descrive l’universalità dell’opera d’arte e in contemporanea il suo duplice significato di singolarità quale opera stessa, evocata ed elaborata dall’artista.
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