AMOR LOCI. Paesaggi dalle Raccolte d’arte di Fondazione Monteparma
Aristide Barilli, Paesaggio con figure, s.d. - Raccolte d'arte della Fondazione Monteparma – Donazione di Bruna Brozzi
Dal 22 Ottobre 2026 al 31 Gennaio 2027
Luogo: APE Parma Museo
Indirizzo: Str. Luigi Carlo Farini 32/a
Orari: dal martedì alla domenica 10.30 – 17.30 Tel
Curatori: Carla Dini
Enti promotori:
- Fondazione Monteparma
Telefono per informazioni: +39 0521 2034
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://www.apeparmamuseo.it
Un’occasione per riscoprire, attraverso i paesaggi, il Novecento parmense nel legame indissolubile tra arte, memoria e ambiente. È questo il senso di “AMOR LOCI. Paesaggi dalle Raccolte d’arte di Fondazione Monteparma”, la nuova mostra a cura di Carla Dini, promossa da Fondazione Monteparma, che invita il pubblico a intraprendere un viaggio attraverso i paesaggi di venticinque artisti in centoventi dipinti, realizzati nel corso del Novecento e oltre.
Le opere, che appartengono alle collezioni d’arte della Fondazione, restituiscono una ricca e articolata pluralità di sguardi sul paesaggio, con particolare attenzione al territorio parmense e alle sue trasformazioni. Accanto alle opere pienamente inserite nelle tendenze artistiche del Novecento, trovano spazio numerosi dipinti legati alle tradizioni pittoriche ottocentesche.
Il titolo “AMOR LOCI” richiama il legame profondo che unisce gli artisti ai luoghi. Un rapporto che la pittura interpreta attraverso sensibilità, linguaggi e visioni differenti, trasformando l’ambiente in uno spazio vissuto, osservato e rielaborato, nel quale si intrecciano esperienze, emozioni e ricordi.
Il percorso espositivo si sviluppa come una passeggiata tra luoghi del passato e del presente che si susseguono senza schemi rigidi. I dipinti si incontrano e si confrontano attraverso affinità e contrasti cromatici, formali e materici; in altri casi, sono le relazioni artistiche e personali tra gli autori a suggerire accostamenti e nuove prospettive di lettura.
Il paesaggio diventa lo specchio della relazione tra l’individuo e il mondo che lo circonda. Osservare un paesaggio dipinto significa quindi entrare in relazione con lo sguardo dell’artista, interrogandosi sul modo in cui ha percepito, interpretato e restituito la realtà. L’ambiente esterno contribuisce significativamente a plasmare il proprio vissuto e suscita risonanze emotive profonde che si riflettono anche nelle opere d’arte, coinvolgendo lo spettatore nella stessa dinamica.
Proprio su questa doppia dimensione si concentrerà il primo degli appuntamenti collaterali alla mostra. L’incontro, dal titolo “L’intorno è l’interno. Corpo, cervello e natura”, approfondirà il rapporto tra percezione, corpo e ambiente attraverso il contributo della neuroestetica. A curarlo sarà il noto neuroscienziato Vittorio Gallese. L’appuntamento è in programma martedì 27 ottobre, alle ore 17.30, nell’Auditorium di APE Parma Museo (per prenotazioni è possibile scrivere a [email protected] o telefonare al numero 0521 2034).
Tra gli altri spunti di riflessione, la mostra affronta anche il tema di stringente attualità del mutato rapporto tra uomo e natura. Il passaggio dalla società rurale a quella industriale, fino all'odierno contesto postindustriale, ha trasformato profondamente il modo di percepire l’ambiente, mettendo progressivamente in discussione gli equilibri dell’ecosistema. In questo scenario, l’invito è quello di riscoprire il valore del paesaggio come patrimonio collettivo, richiamando l’urgenza di tutelarlo e di riconoscere la responsabilità che ciascuno ha nei confronti dell'ambiente. Un tema al centro anche delle riflessioni dello storico dell'arte e archeologo Salvatore Settis, che ha più volte denunciato il deterioramento del paesaggio italiano, definendolo «il grande malato d’Italia».
Un rilievo particolare è riservato infine alla tradizione pittorica parmense, attraverso artisti nati, formatisi o vissuti a Parma e nel suo territorio. Le loro opere compongono un mosaico di interpretazioni della natura e dei luoghi, offrendo al contempo uno spaccato significativo della vivace cultura artistica locale.
Ben quindici degli artisti presenti in mostra sono stati allievi o docenti della Scuola d’Arte di Parma, divenuta Regio Istituto d’Arte «Paolo Toschi» nel 1923 e successivamente Istituto Statale d’Arte Paolo Toschi nel secondo dopoguerra. Una realtà formativa fondamentale per la vita culturale cittadina, che ha favorito la nascita di legami artistici e personali, talvolta destinati a durare nel tempo e a influenzare intere generazioni. Ne sono testimonianza le vicende di Latino Barilli e Amedeo Bocchi, coetanei, di Aristide Barilli, Carlo Mattioli e Goliardo Padova, compagni di classe, così come il rapporto maestro-allievo tra Enrico Bonaretti e Nando Negri e quello tra Renato Vernizzi e Stefano Spagnoli.
Con AMOR LOCI. Paesaggi dalle Raccolte d’arte di Fondazione Monteparma (23 ottobre 2026 – 31 gennaio 2027, dal martedì alla domenica ore 10.30-17.30), Fondazione Monteparma rinnova l’impegno nella valorizzazione del proprio patrimonio artistico, offrendo al pubblico l'opportunità di riscoprire opere e autori attraverso un percorso espositivo, arricchito da un ciclo di incontri di approfondimento, che intrecciano storia dell’arte, identità locale e attenzione ambientale.
La mostra si apre con le opere di Amedeo Bocchi, nelle quali il paesaggio si intreccia con le figure in una profonda sintonia emotiva. Seguono i paesaggi di Enrico Bonaretti, che restituiscono la memoria dello scomparso Teatro Reinach di Parma, e quelli di Latino Barilli, espressione di un forte legame con la città ducale e di una spiccata sensibilità cromatica.
La tradizione pittorica parmense emerge anche attraverso le opere di Arnaldo Spagnoli, Aristide Barilli, Luigi Tessoni, Umberto Lilloni, Renato Vernizzi, Enzo Bioli, Goliardo Padova, Bruno Zoni, Piero Furlotti, Igino Gatti e Nando Negri, che interpretano la natura con linguaggi differenti: dalle scene di stampo postimpressionista realizzate en plen air, alla luminosità chiarista e alla pittura materica e visionaria, fino alle atmosfere liriche e silenziose.
Il percorso si arricchisce del dialogo tra importanti protagonisti dell’arte italiana, da Ennio Morlotti e Carlo Mattioli a Gastone Biggi e Virgilio Guidi, affiancati dalle opere di Ubaldo Bertoli e Federico Sartori. Le loro visioni spaziano dalla ricerca sulla luce e sulla materia alla progressiva trasformazione del paesaggio in una forma sempre più autonoma e astratta.
I quadri di Stefano Spagnoli e Luca Vernizzi spiccano nei loro contrasti di vivace immaginazione dell’uno e di inquietudine notturna dell’altro. Seguono gli scorci architettonici urbani di tre diverse fasi di Remo Gaibazzi.
Il richiamo al paesaggio si manifesta anche nell’opera di Fausto Melotti per terminare con Figure nello spazio di Piero Ruggeri, opera sospesa tra figurazione e astrazione, che chiude idealmente il cerchio delle “figure nel paesaggio” di Bocchi poste all’inizio del percorso.
Le opere, che appartengono alle collezioni d’arte della Fondazione, restituiscono una ricca e articolata pluralità di sguardi sul paesaggio, con particolare attenzione al territorio parmense e alle sue trasformazioni. Accanto alle opere pienamente inserite nelle tendenze artistiche del Novecento, trovano spazio numerosi dipinti legati alle tradizioni pittoriche ottocentesche.
Il titolo “AMOR LOCI” richiama il legame profondo che unisce gli artisti ai luoghi. Un rapporto che la pittura interpreta attraverso sensibilità, linguaggi e visioni differenti, trasformando l’ambiente in uno spazio vissuto, osservato e rielaborato, nel quale si intrecciano esperienze, emozioni e ricordi.
Il percorso espositivo si sviluppa come una passeggiata tra luoghi del passato e del presente che si susseguono senza schemi rigidi. I dipinti si incontrano e si confrontano attraverso affinità e contrasti cromatici, formali e materici; in altri casi, sono le relazioni artistiche e personali tra gli autori a suggerire accostamenti e nuove prospettive di lettura.
Il paesaggio diventa lo specchio della relazione tra l’individuo e il mondo che lo circonda. Osservare un paesaggio dipinto significa quindi entrare in relazione con lo sguardo dell’artista, interrogandosi sul modo in cui ha percepito, interpretato e restituito la realtà. L’ambiente esterno contribuisce significativamente a plasmare il proprio vissuto e suscita risonanze emotive profonde che si riflettono anche nelle opere d’arte, coinvolgendo lo spettatore nella stessa dinamica.
Proprio su questa doppia dimensione si concentrerà il primo degli appuntamenti collaterali alla mostra. L’incontro, dal titolo “L’intorno è l’interno. Corpo, cervello e natura”, approfondirà il rapporto tra percezione, corpo e ambiente attraverso il contributo della neuroestetica. A curarlo sarà il noto neuroscienziato Vittorio Gallese. L’appuntamento è in programma martedì 27 ottobre, alle ore 17.30, nell’Auditorium di APE Parma Museo (per prenotazioni è possibile scrivere a [email protected] o telefonare al numero 0521 2034).
Tra gli altri spunti di riflessione, la mostra affronta anche il tema di stringente attualità del mutato rapporto tra uomo e natura. Il passaggio dalla società rurale a quella industriale, fino all'odierno contesto postindustriale, ha trasformato profondamente il modo di percepire l’ambiente, mettendo progressivamente in discussione gli equilibri dell’ecosistema. In questo scenario, l’invito è quello di riscoprire il valore del paesaggio come patrimonio collettivo, richiamando l’urgenza di tutelarlo e di riconoscere la responsabilità che ciascuno ha nei confronti dell'ambiente. Un tema al centro anche delle riflessioni dello storico dell'arte e archeologo Salvatore Settis, che ha più volte denunciato il deterioramento del paesaggio italiano, definendolo «il grande malato d’Italia».
Un rilievo particolare è riservato infine alla tradizione pittorica parmense, attraverso artisti nati, formatisi o vissuti a Parma e nel suo territorio. Le loro opere compongono un mosaico di interpretazioni della natura e dei luoghi, offrendo al contempo uno spaccato significativo della vivace cultura artistica locale.
Ben quindici degli artisti presenti in mostra sono stati allievi o docenti della Scuola d’Arte di Parma, divenuta Regio Istituto d’Arte «Paolo Toschi» nel 1923 e successivamente Istituto Statale d’Arte Paolo Toschi nel secondo dopoguerra. Una realtà formativa fondamentale per la vita culturale cittadina, che ha favorito la nascita di legami artistici e personali, talvolta destinati a durare nel tempo e a influenzare intere generazioni. Ne sono testimonianza le vicende di Latino Barilli e Amedeo Bocchi, coetanei, di Aristide Barilli, Carlo Mattioli e Goliardo Padova, compagni di classe, così come il rapporto maestro-allievo tra Enrico Bonaretti e Nando Negri e quello tra Renato Vernizzi e Stefano Spagnoli.
Con AMOR LOCI. Paesaggi dalle Raccolte d’arte di Fondazione Monteparma (23 ottobre 2026 – 31 gennaio 2027, dal martedì alla domenica ore 10.30-17.30), Fondazione Monteparma rinnova l’impegno nella valorizzazione del proprio patrimonio artistico, offrendo al pubblico l'opportunità di riscoprire opere e autori attraverso un percorso espositivo, arricchito da un ciclo di incontri di approfondimento, che intrecciano storia dell’arte, identità locale e attenzione ambientale.
La mostra si apre con le opere di Amedeo Bocchi, nelle quali il paesaggio si intreccia con le figure in una profonda sintonia emotiva. Seguono i paesaggi di Enrico Bonaretti, che restituiscono la memoria dello scomparso Teatro Reinach di Parma, e quelli di Latino Barilli, espressione di un forte legame con la città ducale e di una spiccata sensibilità cromatica.
La tradizione pittorica parmense emerge anche attraverso le opere di Arnaldo Spagnoli, Aristide Barilli, Luigi Tessoni, Umberto Lilloni, Renato Vernizzi, Enzo Bioli, Goliardo Padova, Bruno Zoni, Piero Furlotti, Igino Gatti e Nando Negri, che interpretano la natura con linguaggi differenti: dalle scene di stampo postimpressionista realizzate en plen air, alla luminosità chiarista e alla pittura materica e visionaria, fino alle atmosfere liriche e silenziose.
Il percorso si arricchisce del dialogo tra importanti protagonisti dell’arte italiana, da Ennio Morlotti e Carlo Mattioli a Gastone Biggi e Virgilio Guidi, affiancati dalle opere di Ubaldo Bertoli e Federico Sartori. Le loro visioni spaziano dalla ricerca sulla luce e sulla materia alla progressiva trasformazione del paesaggio in una forma sempre più autonoma e astratta.
I quadri di Stefano Spagnoli e Luca Vernizzi spiccano nei loro contrasti di vivace immaginazione dell’uno e di inquietudine notturna dell’altro. Seguono gli scorci architettonici urbani di tre diverse fasi di Remo Gaibazzi.
Il richiamo al paesaggio si manifesta anche nell’opera di Fausto Melotti per terminare con Figure nello spazio di Piero Ruggeri, opera sospesa tra figurazione e astrazione, che chiude idealmente il cerchio delle “figure nel paesaggio” di Bocchi poste all’inizio del percorso.
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