Francesco Vaccarone a Roma 1970-1976

Francesco Vaccarone, Il seme, 1966

 

Dal 20 March 2026 al 3 May 2026

Roma

Luogo: Palazzo Merulana

Indirizzo: Via Merulana 121

Orari: Da mercoledì a venerdì: 12.00-20.00 (ultimo ingresso ore 19.00) Sabato e domenica: 10.00-20.00 (ultimo ingresso ore 19.00)

Sito ufficiale: http://www.palazzomerulana.it


Un’opera generosa, abbondante, come la sua carica umana, sorprendente ma sempre coerente, capace di assorbire le tendenze senza rimanerne prigioniero
(Umberto Croppi - curatore, presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Roma)


Un uomo colto che ha saputo interpretare con semplicità
la complessità della vita degli esseri umani
(Paolo Asti - curatore e amico dell’artista, presidente dell’associazione Startè)


Francesco Vaccarone è stato un intellettuale ligure, che ha scelto di manifestare il proprio pensiero, nutrito da studi di filosofia, attraverso l’espressione artistica. Pittura, incisione e scultura sono stati gli strumenti con cui ha espresso il suo modo di vedere il mondo e la modalità con cui ha dialogato, oltre che con il pubblico e i suoi collezionisti, con i più importanti esponenti della cultura del secondo Novecento, grazie a oltre duecento mostre personali in Italia e all’estero.

Al maestro e alla sua arte è dedicata la mostra "Francesco Vaccarone a Roma 1970-1976” che Palazzo Merulana ospita dal 20 marzo al 3 maggio 2026

Un progetto espositivo, fortemente voluto dalla sua famiglia, curato da Umberto Croppi, presidente dell'Accademia di Belle Arti di Roma, e da Paolo Asti, grande amico e cultore dell’artista, nonché presidente dell’associazione culturale “Startè, che ha prodotto la mostra. Quest’ultima non è solo un omaggio ma è anche anche un tassello che va a riempire un vuoto importante nel mosaico della Storia dell’arte del secolo scorso e lo fa raccontando uno spaccato temporale preciso, ovvero gli anni che il maestro Vaccarone trascorse a Roma. 

E’ in questo contesto che si inserisce la scelta di Palazzo Merulana di accogliere l’esposizione, per offrire al pubblico un ulteriore spunto di lettura dell’arte romana del Novecento, accanto a quelli offerti dalle opere della Collezione Elena e Claudio Cerasi, qui custodite. 

GLI ANNI ROMANI DEL MAESTRO VACCARONE: 1970-1976
Da quel periodo (e dagli incontri che ne scaturirono) derivava in parte il suo modo di esplorare il rapporto tra figura e spaziomemoria e paesaggio urbano (e interiore) sulla tela e sulle lastre attraverso il suo segno incisivo.
A Roma, infatti, Vaccarone frequentò la Stamperia Il Cigno, crocevia di artisti come Burri, Capogrossi e Afro, Marini, Gentilini, Guttuso e Fieschi, e divenne punto di riferimento per la Scuola Romana. Fu una fase cruciale nella sua vita, che coincise con la coda del boom economico e l’ingresso negli anni della contestazione e della sua maturità artistica.  

<<Il periodo romano ha indubbiamente segnato il suo percorso artistico - scrive Paolo Asti - lo scarto di pensiero provocato in quegli anni, ha fatto in modo che in lui si consolidasse l’idea che l’arte fosse prima di tutto una pratica, una modalità di vita, permettendomi di comprendere come sia un errore vedere l’opera dell’artista come risultato, perché la vera opera dell’artista è, in vero, un modo di essere nel mondo>>.

Nella selezione delle opere esposte i due curatori hanno voluto narrare questo percorso. Esempi di opere giovanili introducono alla poetica del maestro. Si pensi, ad esempio alle Mitofanie, in cui rivela una capacità di trarre dai materiali visioni, con una precoce intuizione rispetto a ciò che avverrà, e un esempio assemblage che testimonia del suo incontro con la poesia visiva. Alcuni quadri in “transizione” (AdamoErmafroditoPescatoreMosca cieca) introducono alle esperienze successive, nelle quali vi è una chiara tutta la sua maturità, non estranea all’ambiente culturale in cui questa parte della sua formazione si svolge. 

Scrive Umberto Croppi: <<Roma rappresenta, per Vaccarone, l’approdo ad una sintesi tra l'avanguardia e la grande tradizione pittorica e incisoria italiana. Mentre lavorava come incisore, non abbandonava la pratica pittorica: sono, anzi, quelli gli anni in cui avvia i cicli più significativi della sua produzione, quelli che dedicò ai ‘Gabbiani' e ai ‘Clochard’. È in questa serie di opere che definisce il suo personalissimo profilo in una forma di semi-astrattismo, percorrendo due filoni paralleli. Il tema delle origini liguri, simboleggiato nel volo degli uccelli marini, segno di movimento e libertà, e quello urbano dell’emarginazione e della sconfitta. Una rappresentazione drammatica del suo tempo, che sottintende, però, anche una vena ironica, che sarà una costante della vita oltre che della poetica del maestro>>.

Il colore diventa materia, capace di conferire quel volume che, in altre creazioni, ha reso attraverso strati e spessori; l’individuazione dei temi è una sorta di dichiarazione del suo universo interiore e del suo sentire.

A testimoniare il suo impegno di incisore, viene esposta una rara copia della cartella di incisioni “In articulo amoris”, emblematica tanto per la tecnica che per il calembour del titolo che attesta la sua inclinazione per il gioco semantico che il sentimento che lo anima. Del suo passaggio romano e delle sue frequentazioni son prova i ritratti di personaggi famosi che esegue al tratto, cogliendone i caratteri con pochi, decisi segni. Tra questi uno schizzo a carboncino di Alberto Moravia, fatto al Cigno, lo Studio per Renato Guttuso, o il ritratto di Enzo Carli abbozzato a china su una busta nel 1973.
Una doverosa ed eloquente citazione è quella dedicata ai suoi due maestri. Il ritratto che del giovane artista fece Gino Bellandi, e un Golfo di La Spezia, opera di Giuseppe Caselli.

SCARICA IL COMUNICATO IN PDF
COMMENTI